VATILEAKS 2/ Attenti ai “Mimì e Cocò” che leggono le carte a metà

- Cristiana Caricato

Fuori dalle mura leonine impazza Vatileakes 2, dentro si procede, senza incertezze, sulla strada della buona amministrazione, della correttezza e della trasparenza. CRISTIANA CARICATO

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Papa Francesco (Infophoto)
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Fuori dalle mura leonine impazza Vatileakes 2, dentro si procede, senza incertezze, sulla strada della buona amministrazione, della correttezza e della trasparenza. Per volontà di papa Francesco. A diradare gran parte del polverone scatenato dalle presunte rivelazioni di due volumi in uscita sulle finanze vaticane ci ha pensato padre Federico Lombardi, che in un lungo e articolato comunicato ha chiarito molte delle questioni sollevate dai due autori, di cui volontariamente e coscientemente non faccio il nome, sacrificando la completezza giornalistica, e quel che rimane della mia professionalità, alla ferma volontà di non fare pubblicità ai suddetti. Mimì e Cocò, li chiameremo, che, è importante ribadirlo, si sono serviti per scrivere i loro tomi dai titoli a caratteri cubitali, di notizie e documenti, riservati, divulgati in maniera illecita.

E proprio dal reato di cui sono ritenuti responsabili gli altri due protagonisti della “banda dei quattro”, Francesca Immacolata Chaouqui e mons. Lucio Angelo Vallejo Balda bisogna partire per comprendere cosa in realtà, in questi giorni, finirà sulle librerie. Per il direttore della Sala stampa vaticana si tratta in gran parte di ricostruzioni e illazioni fatte sulla base dell’archivio messo insieme dalla Cosea, la commissione istituita da papa Francesco nel luglio del 2013, proprio per migliorare il sistema amministrativo vaticano. 

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Si trattava di una commissione di studio, sciolta al termine dell’incarico, che doveva fornire informazioni utili per una riorganizzazione dei dicasteri economico-finanziari. Così è avvenuto, ha spiegato Lombardi, e i dati, che ad una lettura non ponderata sembrano delineare una situazione di confusione, in realtà sono serviti ad individuare punti oscuri, scorrettezze da correggere o illegalità da eliminare. Fermarsi a quelle carte senza guardare cosa è accaduto dopo è da maldisposti. E’ un po’ come continuare a parlare dell’acqua sporca mentre la corrente l’ha già portata via. 

Nessuno nega i problemi e le incongruenze. Anzi, proprio la commissione ha rilevato una serie di irregolarità e sprechi, su cui il riformatore Francesco ha già messo mano e preso provvedimenti. Un processo lento e faticoso che ancora va avanti e che conta su tappe oggettive: la riforma del sistema finanziario vaticano, la riorganizzazione dei dicasteri economici, la nomina del Revisore generale, il funzionamento regolare delle istituzioni competenti per il controllo delle attività economiche-finanziarie. Fatti incontrovertibili, in cui Francesco non ha agito come solitario cavaliere senza macchia, trovando la collaborazione leale e determinata di gran parte della curia. 

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Nella prima affollata presentazione dei libri che promettono di svelare ogni scabroso segreto del sistema di “ricchezza” del Vaticano, la selva di microfoni con i loghi di mezzo mondo non ha ricevuto che una pioggia di cose già dette, risapute e ampiamente valutate. Insomma “roba vecchia”, riciclata con qualche intercettazione malandrina, e spinta nell’etere e in rete da roboanti dichiarazioni con il contorno di interviste isteriche alla lobbista italo-egiziana. 

Più concreto, Lombardi è entrato nel merito delle questioni: i beni della Santa Sede — ha spiegato — sono sì ingenti ma servono a sostenere le tantissime attività di servizio gestite dalla Chiesa nel mondo. E per rispondere a chi pensa alla Santa Sede come ad un’agenzia internazionale con gli stipendi degli operatori che mangiano il “bene” e il “buono” da produrre, ha rivelato ad esempio che l’obolo di San Pietro, lo strumento della carità del Papa, viene impiegato dal pontefice in molti modi, e a suo giudizio, per il bene della Chiesa. Dalla comunicazione del magistero all’appoggio alle 180 rappresentanze diplomatiche pontificie nel mondo, dai bisogni della curia agli interventi fuori dalla diocesi di Roma. 

Insomma bisogna andare oltre le facili interpretazioni e conoscere bene la storia della Santa Sede, smetterla di pensare che si dà il soldino e quello va al bambino affamato. Troppo semplicistico e anche moralista. Il Papa si serve di quanto i fedeli donano per aiutare secondo urgenze e priorità, e non c’è dubbio, tutto finisce sempre per aiutare chi è in difficoltà. Non certo avidi monsignori. La trasparenza è d’obbligo, e la conferma del lavoro cristallino portato avanti negli ultimi anni viene dalla rivelazione, firmata Reuters, su un’indagine degli ispettori vaticani sull’Apsa, l’ufficio di Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede, che in passato potrebbe essere stato usato per azioni di riciclaggio di denaro e di abuso di informazioni privilegiate. 

Anche in questo caso padre Lombardi ha confermato che l’Autorità di informazione finanziaria, potenziata proprio da papa Francesco, aveva già avviato, nel febbraio scorso indagini sulle operazioni di compravendita di titoli e transazioni riconducibili a Giampietro Nattino, presidente della Banca Finnat Euramerica. Dell’agosto scorso la rogatoria presso l’Autorità giudiziaria italiana e svizzera. Come detto: fatti, non parole.  

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