Rudy Guede/ Condannato a 16 anni di carcere chiede la revisione del processo

- Morgan K. Barraco

Rudy Guede sta scontando, in via definitiva, 16 anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese trovata morta Perugia il primo novembre 2007.

Rudy Guede
Rudy Guede

Rudy Guede non ha mai smesso di dichiararsi innocente per l’omicidio di Meredith Kercher, la ragazza inglese uccisa in circostanze sospette dodici anni fa a Perugia. Sarà l’unico dei tre indagati, fra cui Amanda Knox e Raffaele Sollecito, a finire dietro le sbarre. Inizialmente punteranno i fari su Patrick Lumumba, il proprietario di un locale perugino in cui la Knox aveva lavorato per qualche tempo. Più volte in questi anni Guede ha chiesto la revisione del proprio processo, mentre sconta 16 anni di condanna. Una richiesta che tuttavia è sempre stata respinta finora, nonostante l’ivoriano sia certo che gli investigatori e i giudici possano aver preso un abbaglio. Lo scorso novembre, ricorda Tuscia Web, si pensava che Guede potesse ritornare in libertà. Dopo aver maturato i requisiti per l’affidamento in prova ai servizi sociali, l’avvocato Fabrizio Ballarini che lo difende sembrava sul punto di intraprendere l’iter, nonostante la laboriosità burocatrica. Nel frattempo Rudy ha ritrovato la libertà già nel novembre del 2017, grazie ad un lavoro presso il Centro per gli studi criminologici di Viterbo, un tirocinio che gli ha permesso di uscire dal carcere per alcune ore al giorno.

Rudy Guede: la sua versione sulla sera del 1° novembre 2007

Rudy Guede è sempre stato un assassino agli occhi dei giudici italiani, che lo hanno condannato con il rito abbreviato per la morte di Meredith Kercher. Ed anche per Amanda Knox, inizialmente finita fra i principali sospettati e poi scagionata da ogni accusa grazie all’intervento della Corte europea di Strasburgo. Sarà proprio la ragazza americana, a distanza di alcuni anni dal proprio successo processuale, a puntare di nuovo il dito contro Guede. Lo dipingerà come “il vero assassino” di Meredith, ricorda Adnkronos, accusando al tempo stesso la Polizia italiana di non essersi interessati al suo aiuto, alla sua volontà di far luce sul mistero della morte di Meredith. Erano impegnati invece “a spezzarmi“, scrive nel suo blog a ridosso della condanna per l’Italia per mano dei giudici della Corte europea, che stabiliranno come il processo alla Knox è stato fondato solo su quella calunnia fatta contro Patrick Lumumba, il gestore di un locale con cui aveva lavorato per breve tempo e che indicherà in una fase iniziale come l’assassino della vittima. Diversa dalla posizione della Knox e di Sollecito, quella di Guede apparirà subito più complicata. A dimostrare la sua presenza nell’appartamento perugino sarà infatti un’impronta del palmo della sua mano, trovata sul cuscino che si trovava al di sotto del corpo della vittima. Scatterà subito il mandato di cattura a livello internazionale, dato che Rudy lascerà Perugia in seguito all’omicidio e verrà catturato nel novembre del 2007 mentre si trova in Germania. Durante il primo processo, ammetterà di aver avuto un contatto con Meredith, con cui avrebbe avuto un approccio sessuale e sarebbe stato rifiutato. Dopo essersi allontanato nella stanza da bagno per dei bisogni personali, avrebbe ritrovato la ragazza immersa nel suo sangue dopo aver intravisto la sagoma di un uomo e una donna. Infine sarebbe fuggito perché aveva intuito che la sua presenza nell’appartamento perugino lo avrebbe fatto finire nei guai.



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