WELFARE ITALIA/ Comincia la sfida di una nuova sanità popolare

- La Redazione

La ricerca realizzata per Welfare Italia Servizi rivela che quasi un milanese su quattro rinuncia a visite specialistiche perchè troppo costose. Ne parliamo con PAOLO PEZZANA

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Il rapporto medico-paziente

Milano. La ricerca “Vissuto delle visite specialistiche a Milano”, realizzata dall’istituto “Criterion Research” per Welfare Italia Servizi, rivela che in questo periodo di crisi quasi un milanese su quattro (23%) rinuncia a visite specialistiche in strutture private perché giudicate troppo costose. I risultati dello studio sono stati presentati in occasione dell’inaugurazione del poliambulatorio medico e odontoiatrico Welfare Italia Solaris6, il settimo realizzato nel corso dell’anno in Lombardia e il secondo a Milano, dopo la recente apertura del Centro medico di Viale Jenner 73.  Il poliambulatorio nasce dall’acquisizione e ristrutturazione del Centro Medico Solari, grazie a un investimento complessivo di circa 1,8 milionidi euro a carico delle cooperative sociali milanesi che fanno parte del Consorzio SIS (Sistema Imprese Sociali), affiliate in franchising a Welfare Italia Servizi. Quest’ultima viene costituita nel febbraio 2009 con la partecipazione del Consorzio CGM, leader in Italia con oltre 1.100 cooperative, di Banca Intesa San Paolo e del Banco Popolare perproporre un modello avanzato di welfare nell’ambito della cosiddetta “sanità leggera”. L’inaugurazione del nuovo poliambulatorio medico Welfare Italia Solari6 è avvenuta alla presenza di Paolo Pezzana, Direttore Area Sanità Leggera Welfare Italia Servizi, intervistato da IlSussidiario.net.

Direttore, come commenta il fatto che quasi un milanese su quattro debba rinunciare a visite specialistiche perché troppo costose? 

Questo dato va letto insieme al fatto che queste stesse persone che non accedono alle visite private, riescono comunque ad accedere alle visite attraverso la sanità pubblica, con liste d’attesa e tempi lunghissimi. In assenza quindi di risorse, si sceglie la sanità pubblica come seconda opzione, e un altro dato significativo della ricerca dimostra come la percezione della qualità, nella sanità pubblica come in quella privata, dal punto di vista prestazionale sia sostanzialmente equivalente. Quello che fa la differenza, confermato dal campione di cittadini milanesi contattati per la ricerca, è la qualità relazionale.

Cosa intende?

Possiamo analizzare la qualità relazionale tramite vari indicatori, come il modo con cui il medico accoglie i pazienti, il fatto che si presenti dicendo il suo nome e che si accerti che il paziente abbia effettivamente compreso le diagnosi e le prescrizioni. Questi dati ci fanno vedere come nella sanità pubblica, molto più spesso che in quella privata, il paziente non sia considerato anche dal punto di vista  relazionale. C’è infatti un numero elevato di medici che per esempio non dichiara le proprie generalità al paziente e che spiega le varie diagnosi sbrigativamente, per cui ci sono ampi margini di miglioramento.

Secondo lei perché accade questo?

Molto probabilmente, anche se poi i fattori sono molteplici, perché siamo stati sostanzialmente abituati a un sistema di offerta universalistico che, se da un lato ha permesso attraverso la sanità pubblica di dare accesso alle cure a tutti, dall’altro ha fatto prevalere il sistema sulla persona e fatto venire meno una serie di attenzioni che invece sono fondamentali per rispondere realmente al bisogno della persona. Non sto generalizzando, perché la nostra ricerca dice comunque che ci sono anche medici nel settore pubblico che hanno questo tipo di attenzioni, ma in un momento come questo in cui la sanità pubblica va riducendo la propria offerta, specie nell’ambito della “sanità leggera”, questo comporterà un problema di accesso effettivamente ampio alle persone.

Cosa intende per “sanità leggera”?

Per noi significa tutto quello che non ha a che vedere sostanzialmente con la chirurgia e gli interventi d’emergenza, per cui consideriamo “sanità leggera” quattro filiere: la medicina polispecialistica, l’odontoiatria in tutti i suoi aspetti, la filiera del benessere psicologico e la filiera riabilitativa, quindi fisioterapia, logopedia e tutto ciò che riguarda il recupero di abilità. Questo insieme di servizi rappresenta l’attività attraverso la quale Welfare Italia Servizi ha cominciato la sua missione e si è posizionata sul mercato, ma che andrà poi a completarsi nel prossimo futuro con altri campi di azione importanti, come l’assistenza domiciliare, la cura dei bambini e dell’infanzia, l’housing sociale e così via.

Qual è quindi il tentativo di Welfare Italia?

E’ quello di creare una nuova sanità popolare che faccia pagare poco al cittadino e garantisca una qualità alta dei servizi. Questo è possibile perché sostanzialmente nei nostri centri rinunciamo al profitto e, reinvestendo gli utili direttamente per i cittadini, riusciamo a mantenere un buon equilibrio tra costo della prestazione e qualità della stessa. Non siamo una low-cost, né vogliamo esserlo, perché vogliamo un servizio che sia caldo, relazionale e attento alle persone, e che quindi sia, al contrario, “high”.

Qual è lo stato dell’arte della sanità lombarda?  

La crisi del sistema sanitario esiste, ed è un elemento di tendenza nazionale, nel quale i cittadini troveranno sempre meno risposte. Però da questo punto di vista la sanità lombarda si conferma di eccellenza, e i dati che la nostra ricerca presenta sul giudizio delle persone riguardo l’esperienza avuta nelle strutture pubbliche sono alti, significativi e confortanti. Il problema è che la struttura pubblica, per esigenza di bilancio, si sta allontanando da questo settore: voglio comunque sottolineare che noi non vogliamo porci in competizione col pubblico, ma essere un completamento, un rinforzo e un’integrazione del servizio pubblico per la cura del bene comune, che è la missione di entrambi.

Cosa cercate di fare attraverso le visite specialistiche che proponete nel poliambulatorio recentemente inaugurato?

Stiamo cercando di immettere nel mercato quelle specialità per le quali c’è maggior domanda, in quanto la lista d’attesa nei servizi pubblici è più lunga, e i tariffari degli specialisti privati sono più elevati. Abbiamo quindi fatto uno studio di mercato che ci permettesse di capire quali fossero i punti in cui bisogno, domanda e accessibilità si coniugavano in maniera più efficace. Garantiamo quindi prestazioni di elevata qualità, fatte da professionisti motivati, informati e precisi, anche relazionalmente, a un costo che è tra i più bassi che si trovano sul mercato.

Quanto considera importante un’azione come la vostra sul territorio lombardo e come sono i rapporti con le amministrazioni locali?

Il rapporto è sostanzialmente buono, nel senso che siamo una delle prime esperienze che si propone alle istituzioni come partner senza chiedere loro denaro. In sintesi, vogliamo generare benessere pubblico senza creare debito pubblico, per cui ci sediamo al tavolo con tutte le istituzioni intenzionate ad interloquire con noi, cercando di capire come il nostro modello può andare ad integrarsi con quello della sanità territoriale. Abbiamo quindi in atto rapporti con Asl e medici di base, in cui però l’obiettivo non è tanto quello di farci pagare le prestazioni che eroghiamo dal pubblico, quanto quello di trovare dei percorsi sinergici che aiutino le persone a star meglio facendo in modo che possano anche investire e spendere meglio le loro risorse personali. Ci proponiamo, insieme alle istituzioni, di aiutare le persone ad orientarsi in un sistema d’offerta trasparente, leggibile e sostenibile, e per ora non stiamo incontrando difficoltà particolari proprio perché le amministrazioni sembrano capire questo nostro approccio, questo nostro messaggio secondo cui la sussidiarietà è la chiave per costruire una reale economia sociale di mercato e un meccanismo circolare di corresponsabilità e condivisione di esperienze.

 

(Claudio Perlini)

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