CHI CREDE IN DIO DORME MEGLIO/ Lo studio, il miracolo della fede: aiuta anche a prendere sonno prima

- Dario D'Angelo

Chi crede in Dio dorme meglio: lo dice uno studio pubblicato sul Journal for the Scientific Study of Religion. Ecco spiegati i motivi.

Parroco innamorato lascia la chiesa
Chiesa (Pixabay)

Se soffrite di disturbi del sonno fate una cosa: abbiate fede. Potrebbe sembrare una battuta, ma non lo è alla luce dello studio pubblicato questa settimana sul Journal for the Scientific Study of Religion secondo cui credere in Dio migliora di molto la qualità del sonno. La ricerca, intitolata “Sleep Quality and the Stress-Buffering Role of Religious Involvement: A Mediated Moderation Analysis”, ha fatto emergere che le persone che credono nella salvezza e ritengono di avere una fede incrollabile in Dio tendono a dormire più a lungo, ad addormentarsi più velocemente e di conseguenza si sentono più riposati il giorno successivo. Terrence D. Hill (che nulla ha a che fare con don Matteo, lo chiariamo subito), professore associato alla University of Arizona School of Sociology ha spiegato che credere che una potenza superiore si occupi di noi aiuta a sentirsi meno preoccupati, meno tristi, e di conseguenza a dormire prima e meglio.

CHI CREDE IN DIO DORME MEGLIO

Lo studio che attesta la relazione tra la religione e la qualità del sonno è uno dei primi in assoluto ad occuparsi di questo tema. Un articolo pubblicato lo scorso anno sul Journal of the National Sleep Foundation, aveva chiarito come numerosi studi in questi anni avessero dimostrato come il coinvolgimento religioso è associato ad un incremento della salute mentale, fisica e ad un rischio di mortalità inferiore. “In contrasto con questi studi – hanno scritto gli autori dello studio –  i ricercatori hanno praticamente ignorato i possibili legami tra coinvolgimento religioso e sonno”. I dati trasversali utilizzati per la realizzazione dello studio provengono da un sondaggio effettuato dall’istituto Baylor Religion del 2017 su 1.410 persone intervistate su recenti eventi stressanti, qualità del sonno, coinvolgimento religioso e conoscenze religiose.



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