Meningite, 50enne della Valsugana in rianimazione/ Ultime notizie, Simit: “Serve sempre alta vigilanza”

- Silvana Palazzo

Meningite, 50enne della Valsugana in rianimazione a Trento. Per l’Azienda Sanitaria non c’è nessun allarme, il Simit avverte: “Serve sempre alta vigilanza”

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Immagine di repertorio (Pixabay)

Un caso di meningite anche in Trentino, ma per l’Azienda sanitaria non c’è allarme. Un uomo di 50 anni dell’alta Valsugana è ricoverato in isolamento all’ospedale Santa Chiara di Trento, nel reparto di rianimazione. Sabato gli è stata diagnosticata una meningite da meningococco. Era arrivato al Pronto soccorso con febbre alta e mal di testa. Gli esami a cui è stato sottoposto hanno poi rilevato che si trattava di meningite, quindi sono scattate le cure del caso. Stando a quanto riportato dal giornale Trentino, le condizioni del paziente sono stabili e risponde bene ai trattamenti. L’Azienda sanitaria ha attivato subito le misure di profilassi per i suoi parenti. L’uomo vive con la madre e svolge un lavoro per il quale opera all’aria aperta, ma i suoi contatti sono limitati. Diverso sarebbe stato se il 50enne avesse, ad esempio, lavorato in un luogo chiuso e a contatto con altre persone. La profilassi per i parenti più prossimi comunque è stata effettuata in via precauzionale.

SIMIT: “SERVE SEMPRE ALTA VIGILANZA”

Non c’è un allarme meningite per il Simit, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali. Il presidente Massimo Galli ha spiegato che il numero di casi all’anno è abbastanza stabile, anche se gennaio è costantemente il mese con più segnalazioni. «Quello che rattrista è che buona parte dei decessi nei bambini avrebbe potuto essere evitata se gli stessi fossero stati debitamente vaccinati». Il Piano nazionale vaccinazioni prevede infatti la vaccinazione per il meningococco B, il sierogruppo più frequentemente responsabile di malattie invasive (meningiti e sepsi) a partire dal terzo mese di vita e per il meningococco C dal 13° mese. Invece le coperture vaccinali per la meningite continuano ad essere insufficienti. Solo il 38,5 per cento dei bambini nati nel 2015 risultava vaccinato per il meningococco B al compimento del 24esimo mese di vita. «Così continuando, si continueranno a piangere decessi evitabili e si consentirà a sierogruppi di meningococco a più alta patogenicità di continuare a circolare, specie tra i più giovani», ha dichiarato Galli, come riportato da Libero.



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