SCENARI/ Il difficile dialogo Ue-Georgia (non) fa i conti con la Russia

- Giuseppe Gagliano

Da tempo la Georgia chiede di entrare nell’Unione Europea e nella Nato. Molte tuttavia le delicate questioni ancora aperte

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Soldati della Georgia impegnati in Afghanistan con la Nato

Negli ultimi 15 anni, quasi l’80% della popolazione della Georgia ha creduto che il futuro del paese fosse nell’Unione Europea. La reciprocità è tuttavia molto meno ovvia. Tuttavia, alla luce delle crisi in Ucraina nel 2014, nonostante il conflitto di settembre-novembre scorso in Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaijan e gli sconvolgimenti politici a Yerevan, che hanno portato alle dimissioni del primo ministro Nikol Pachinian, non dobbiamo dimenticare che l’Europa ha partner nella regione impegnati per la sicurezza degli europei.

In particolare l’importanza della Georgia e più in generale del Caucaso meridionale differisce, tuttavia, tra i paesi europei. Le tre repubbliche di Georgia, Armenia, Azerbaijan, frutto dell’eredità della disgregazione dell’Urss negli anni 1990-1991, sono state tradizionalmente affiliate, dalla fine degli anni 70, alla “Ostpolitik” tedesca e sono facilmente associate all’interconnessione commerciale tra i paesi che si affacciano sul Mar Baltico e quelli del Mar Nero, attraverso il bacino del Danubio.

La Francia, che si era posizionata geopoliticamente nell’area, sottolineando il suo status di potenza mediatrice nel conflitto tra Russia e Georgia dell’agosto 2008, ha compreso il carattere strategico della regione.

La creazione del partenariato orientale, nel maggio 2009, nel quadro della politica europea di vicinato, attorno a Bielorussia, Ucraina, Moldova, Armenia, Azerbaijan e, naturalmente, Georgia, ha da allora confermato il ruolo trainante che Parigi intende svolgere nella considerazione da parte di Paesi europei di paesi che si affacciano sul Mar Nero.

La pubblicazione, lo scorso febbraio, della brochure prodotta dalla direzione generale per le Relazioni internazionali e la strategia (Dgris) del ministero della Difesa e lo studio prospettico e strategico affidato dalla Dgris alla Foundation for Strategic Research (Frs) sembra quindi confermare il carattere altamente strategico dello spazio pontico. Tale dimensione strategica riguarda anche e soprattutto la Georgia, inserita tra Russia e Turchia.

Pertanto, l’autonomia strategica dell’Ue, regolarmente rivendicata dal presidente francese, rafforzata dall’imminente istituzione della “Bussola strategica”, il cui obiettivo è riflettere e gettare le basi per una politica di sicurezza e difesa comune più robusta di fronte alle minacce che l’Ue dovrà affrontare nel prossimo decennio, richiede innegabilmente un partenariato privilegiato con la Georgia.

Di questo si è parlato durante la visita a Tbilisi del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, il 20 aprile, alla luce della mediazione dell’Ue – sotto l’egida dell’ambasciatore Christian Danielsson – che ha posto fine alla crisi politica che aveva opposto per sei settimane il partito al governo (Georgian Dream) e l’opposizione (in particolare i partiti del Movimento nazionale unito, Unm, e Georgia europea).

L’Ue è il principale donatore della Georgia. Infatti la Banca europea per gli investimenti ha stanziato 1,85 miliardi di euro a sostegno dell’economia locale, della modernizzazione delle infrastrutture, dello sviluppo del settore privato e delle energie verdi. Inoltre, oltre ai 500 milioni di euro annuali che Bruxelles si impegna per sostenere lo sviluppo economico, nel 2020 sono stati aggiunti 400 milioni di euro per aiutare la Georgia ad affrontare la pandemia.

L’Europa e la Georgia sono quindi impegnate in un dialogo strategico. Se non altro attraverso l’ovvia ricerca dell’indipendenza o la ricerca della minima dipendenza energetica europea.

È il caso dell’effettiva implementazione, da maggio-giugno 2018, del Corridoio meridionale del gas, che collega Baku a Ceyhan in Turchia, via Tbilisi, attraverso il Trans-Anatolian Pipeline ora esteso ai Balcani occidentali e de facto all’Europa attraverso il Gasdotto Trans-Adriatico (Tap).

La prospettiva dell’interconnessione tra il Mar Nero e il Mar Caspio, tramite il futuro Gasdotto Trans-Caspio, attraverso la firma di un accordo tra Turkmenistan e Azerbaijan conferma l’interesse degli europei per la regione attraverso la quale transitano tre milioni di barili/giorno di petrolio e dove si trovano non meno di otto gasdotti collegati all’Europa.

La dimensione geoeconomica è importante, ma non è l’unico motivo del rinnovato interesse per l’area del Mar Nero-Mar Caspio.

Esiste infatti un forte desiderio culturale, sociale, e diplomatico per l’Europa che è pari solo all’appetito della Georgia per la garanzia della sicurezza collettiva offerta dall’Alleanza atlantica. Infatti Tbilisi ha continuato a rinnovare la sua domanda di adesione alla Nato dal 2008.

Il ruolo della Georgia in relazione al destino europeo non è una novità. Sembra essersi saldamente imposto nel panorama politico del paese.

Inoltre tutti gli indicatori economici sono verdi. La Banca mondiale, che si avvicina al suo 25esimo anniversario di partenariato con la Georgia, ci ha ricordato la continua riduzione del tasso di povertà, che, avvicinandosi al 32,5% di circa 3,7 milioni di georgiani, nel 2006 è sceso al 16,3% nel 2019.

Anche l’Accordo di libero scambio globale e profondo (Cfta) firmato tra l’Unione Europea e la Georgia il 27 giugno 2014 ed entrato in vigore il 1° luglio 2016 ha confermato che la Georgia è ora un bravo studente. La nuova politica europea di vicinato è stata rinnovata nel novembre 2015 e il partenariato orientale ha celebrato il suo decimo anniversario lo scorso maggio.

Mentre gli attuali dibattiti nelle capitali europee si concentrano ora sulla reale capacità di espansione dell’Ue, in particolare verso il suo sud-est, l’Ue è ancora troppo ostaggio e vittima di un divorzio forzato e prolungato da e con la Gran Bretagna.

Il contributo della Georgia alla difesa, pari al 2% del suo Pil, è un prezioso alleato per l’Alleanza atlantica e l’Unione Europea. Lo dimostrano gli impegni di Tbilisi in Afghanistan e Iraq – ormai da vent’anni al fianco di Stati Uniti e Nato – nonché quello delle truppe georgiane dal 2014 a fianco dei soldati francesi ed europei nella Repubblica Centrafricana e in Mali.

Lo stesso vale, inoltre, per gli investimenti del Paese nel campo della cyber defence, a fronte delle tante minacce e attacchi ibridi promossi dal suo vicino settentrionale che deve affrontare regolarmente.

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