SCENARIO COPRIFUOCO/ Tra sussidi e patrimoniale, la ripresa si allontana ancora

- Stefano Cingolani

La seconda ondata della pandemia riporta le politiche economiche verso i sussidi. La ripresa si allontana e ritorna anche lo spettro di una patrimoniale

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Palazzo Chigi (LaPresse)

La seconda ondata della pandemia sta cambiando di nuovo tutti i parametri, non solo sanitari, in Italia e in Europa. Eravamo lì a discutere su come finanziare la ripresa e dove investire i fondi europei, adesso siamo costretti a tornare agli interventi d’emergenza, con conseguenze pesanti sulle famiglie e sulle imprese. Lo si vede anche nella manovra per il 2021. Slittato l’anticipo della riforma fiscale (e a questo punto c’è da chiedersi se mai si metterà mano a un provvedimento organico sulle tasse), fioccano i bonus a cominciare da quelli per i settori più colpiti come turismo e ristorazione (sarebbero tre miliardi di euro) che dureranno fino ad aprile. La Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, così, sembra il sequel del decreto di agosto, mentre doveva essere l’anticipo, almeno nelle sue linee fondamentali, del piano per la ripresa che, a questo punto, rischia di diventare un altro libro dei sogni.

Vedremo in dettaglio le cifre e i provvedimenti varati dal consiglio dei ministri, una cosa certa è che il deficit aggiuntivo di 23 miliardi di euro servirà per circa la metà a coprire la nuova emergenza. Con il fondato sospetto che non basterà se dovessero arrivare altri lockdown sia pur non generalizzati, ma abbastanza estesi da colpire al cuore il sistema produttivo.

E dire che l’estate era andata bene, meglio del previsto e forse proprio questo ha alimentato quell’ebbrezza che ha invitato a ridurre le precauzioni e a mollare gli ormeggi. Secondo l’ultimo bollettino economico della Banca d’Italia, la produzione industriale tra luglio e settembre è balzata del 30% molto più delle attese, come ha confermato il governatore Ignazio Visco. È stata recuperata pienamente, così, la caduta del 16,8% registrata nel secondo trimestre. Questo vuol dire che il prodotto lordo dovrebbe salire nei tre mesi estivi del 12%. Attenzione, però, le stime della banca centrale confermano un calo annuo di dieci punti percentuali e sottolineano che ci vorranno due anni per tornare a prima della pandemia come anche noi abbiamo scritto già.

Il Governatore intervistato dall’agenzia Bloomberg ha spiegato che c’è “un tema di fiducia, ma anche e soprattutto di come si svilupperà il contagio e dobbiamo evitare di rimuovere troppo presto i sostegni”. Dunque, anche Visco che ha sempre battuto sul tasto degli investimenti e della produttività non può che rassegnarsi al ritorno della politica d’emergenza. Il Sussidistan come lo ha chiamato il Presidente della Confindustria Bonomi, durerà ancora a lungo e segnerà la politica anche del prossimo anno. Ciò rilancia la polemica sul Mes, cioè il ricorso ai 36 miliardi prestati dal Meccanismo europeo di stabilità. Ci sono richieste che partono dalla periferia e dal comparto della salute che sta mostrando di nuovo le sue difficoltà. È scoppiata una querelle tra il commissario Arcuri e i presidenti delle regioni accusati di non aver fatto abbastanza durante la tregua estiva. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte sul Mes tergiversa, ma in sostanza non lo vorrebbe, lo stesso dicasi del ministro dell’economia Roberto Gualtieri anche in polemica con il segretario del suo partito Nicola Zingaretti e di buona parte del Pd. Il Governo mostra non solo delusione per il ritorno dello tsunami sanitario, ma evidente nervosismo e si moltiplicano le divisioni sul che fare. La sensazione diffusa è che si vada verso una escalation inevitabile di qui a un mese o forse anche meno e questo aumenta l’allarme e la preoccupazione.

In questo scenario spiccano alcune palesi contraddizioni. Prendiamo il fisco. Accantonata la riduzione dell’Irpef, torna lo spettro delle dichiarazioni dei redditi, mentre circolano allarmanti e forse allarmistiche indiscrezioni che riguardano gli immobili e i patrimoni, cioè la ricchezza congelata degli italiani. Si parla di Imu e ne parla niente meno che Paolo Gentiloni facendosi interprete delle pressioni emerse nella Commissione. “L’analisi dimostra – ha detto il Commissario agli Affari economici – che abolendo l’esenzione dell’Imu sull’abitazione principale (con diversi gradi di progressività) e utilizzando le entrate supplementari per ridurre la tassazione sul lavoro, si fornirebbero maggiori incentivi a lavorare, determinando ripercussioni positive sulla crescita economica”. Uno scambio discutibile, ma che si può esaminare in condizioni normali, oggi non farebbe che peggiorare le aspettative, finendo per evocare l’idea di una consistente patrimoniale che circola da tempo a Bruxelles come a Francoforte. E molti si chiedono da dove verranno le “eurotasse” per alimentare le risorse proprie che faranno da garanzia per reperire sul mercato i fondi del Next Generation Eu.

Secondo il Financial Times, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale “hanno celebrato il funerale all’austerità” con le ultime analisi e prese di posizione dei loro vertici. C’è qualcuno che in Europa fa finta di non sentire e non capire? Ciò non significa che siamo entrati nell’era dei pranzi gratis; i prestiti, anche quelli concessi a tassi d’interesse bassissimi, andranno rimborsati e il debito pubblico dovrà essere ridotto, ma la stretta fiscale è lo strumento peggiore. Al solo nominare imposte su case e risparmi i contribuenti sentono quella stretta al cuore che prevede la strizzata ai loro conti in banca. La patrimoniale non è un tabù, diceva Luigi Einaudi, ma nella sua impostazione si accompagnava alla stabilizzazione finanziaria post-bellica. Oggi stiamo ancora combattendo, la guerra non è finita.

L’altra grande ansia riguarda i licenziamenti. Il blocco finirà, come, quando? La cassa integrazione sta esaurendo davvero i suoi fondi (ci vogliono tra 4 e 5 miliardi di euro per far fronte agli effetti del Covid-19) in attesa che si possa attingere a quelli europei (i 27,4 miliardi del Sure)? Secondo il ministero dell’Economia ci sono spazi, anche se non grandi, nei fondi non spesi all’interno dei 100 miliardi di disavanzo previsti quest’anno. Non è davvero un raggio di speranza. Il Governo si prepara a un travaso, ma anche per il bilancio pubblico vale la legge dei vasi comunicanti, quindi la liquidità disponibile alla fine resterà la stessa.

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