SCENARIO/ “Covid, green pass, chiusure, rigetto dei partiti: tutto sta per cambiare”

- int. Stelio Mangiameli

La gestione della pandemia rischia di produrre una frattura tra corpo sociale e rappresentanza politica. Ecco le sfide di Draghi nel semestre bianco

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(LaPresse)

Una frattura tra corpo sociale e rappresentanza politica, con conseguente rigetto dell’intero sistema politico da parte dei cittadini. È il rischio tratteggiato da Stelio Mangiameli, ordinario di diritto costituzionale nell’Università di Teramo, esperto di regionalismo ed enti locali. L’andamento della pandemia e la necessità di ricorrere all’obbligo vaccinale via passaporto sanitario, spiega Mangiameli, potrebbe estremizzare il rapporto tra italiani no-vax, o comunque contrari all’obbligo, e parlamento, mettendo in difficoltà il governo e portando a nuove chiusure.

Ma anche il quadro istituzionale sta cambiando: le alleanze politiche si vanno indebolendo, e si potrebbe arrivare a una promiscuità politica di cui il governo giallo-verde è stato non un episodio isolato, ma la prima, profetica anticipazione. I segnali, in parte, ci sono.

Adesso che siamo nel semestre bianco, e il presidente della Repubblica non può più sciogliere il parlamento, qual è la sfida principale?

Si pone il problema di come evitare che le forze politiche che costituiscono questa composita maggioranza si ricattino reciprocamente sulle differenze che le caratterizzano. E di farle lavorare sugli obiettivi comuni individuati dal Pnrr.

Non sarà facile. Come fare?

Serve un cambio di passo ed è questo l’onere maggiore per Draghi, anche perché bisogna abituare a far collaborare i partiti politici in modo, oserei dire, “promiscuo”.

Perché promiscuo?

Perché sarà difficile ricomporre due coalizioni contrapposte su tutto. Del resto proprio questa legislatura, con i governi giallo-verde prima, e giallo-rosso dopo, ne ha offerto un esempio. Adesso, poi, con il rientro di Conte come leader dei 5 Stelle la via dell’omologazione politica nel centrosinistra è stata percorsa.

Può essere più esplicito?

Il voto di fiducia sulla riforma della giustizia penale è stato annunciato prima dell’accordo in Consiglio dei ministri e, soprattutto, prima ancora della negoziazione tra Draghi e Conte. Queste operazioni in cui tutti ottengono qualcosa, per assicurare la composita maggioranza del governo, saranno una buona palestra per il prossimo futuro del sistema politico, in cui tutti potranno stare con tutti.

In altri termini, lei sembra dire che le coalizioni si vanno lentamente dissolvendo. Perché?

È un’esigenza delle democrazie occidentali che le forze politiche non confliggano in modo assoluto e che, all’occorrenza, sappiano apparentarsi al di là delle divisioni ideologiche. Le grandi coalizioni reggono i Paesi europei non solo nei momenti di crisi, ma anche in periodi di normalità politica, come è accaduto tante volte in Austria, in Germania e in Spagna, e persino in Gran Bretagna con un sistema elettorale fortemente maggioritario.

Se aggiungiamo il probabile arrivo del proporzionale e la riduzione del numero dei parlamentari, che cosa otteniamo?

Esattamente quello che stiamo dicendo. Il proporzionale farà aumentare la frammentazione politica. Il corpo sociale tenderà a farsi rappresentare per identità, anziché per area; e il numero ridotto di parlamentari richiederà, per rendere possibile una maggioranza, aggregazioni di identità politiche capaci di fatto di essere flessibili sul versante ideologico e pragmatiche su quello di governo.

I partiti fortemente identitari?

Anche se otterranno un buon consenso, saranno condannati a un’opposizione permanente, come mostra in una qualche misura l’esperienza attuale di Fratelli d’Italia.

Entro la settimana ci saranno l’ennesima cabina di regia e l’estensione del passaporto verde ad altri settori chiave. Non le chiedo se è favorevole o contrario all’obbligo, ma come vede il paese dopo questo provvedimento.

La fase attuale è molto complessa per via dei limiti della campagna vaccinale e della ripresa dell’infezione da Coronavirus. Due osservazioni. La prima è che non abbiamo raggiunto l’immunità di gregge, anche se il livello delle vaccinazioni con due dosi ha superato il 50% dei residenti in Italia.

La seconda?

La circolazione del virus è agevolata fortemente da una certa diffidenza nei confronti del vaccino, su cui prospera la contestazione no-vax, espressa da gruppi antagonisti di destra e di sinistra. Ciò sembra avere aperto una frattura sociale che attraversa il Paese; una frattura cioè tra il corpo sociale e la rappresentanza politica, anche se alcune forze politiche cercano di mantenere insieme, con un certo equilibrismo, la posizione di governo e la critica sociale.

Dove ci porta questa situazione?

Arriveremo probabilmente a nuove chiusure.

Come fa a dirlo?

Tutti i partiti politici sono a favore dei vaccini e ne affermano la validità, ma in nome della libertà non solo non si vuole una loro imposizione, sia pure selettiva, e cioè per determinati settori come la scuola, ma si vuole rendere irrilevante la differenza tra vaccinati e non vaccinati per assicurare la parità di trattamento di tutti i cittadini.

E quindi?

Affidando la campagna vaccinale solo alla moral suasion, si corre il pericolo che gli incrementi progressivi di contagiati con la variante Delta possano determinare la chiusura dei luoghi di lavoro e, soprattutto, delle scuole. Se anche la quarta ondata non avrà la stessa intensità delle precedenti, i protocolli che abbiamo adottato imporranno comunque le chiusure.

Con quali conseguenze per il quadro politico?

Il Governo Draghi ha sicuramente grandi meriti. Ha riabilitato l’immagine dell’Italia soprattutto a livello europeo e internazionale, il Pil ha ripreso a crescere, grazie soprattutto alle esportazioni; certi consumi sono in forte espansione; il turismo sta rilanciando la bellezza dell’Italia. Perfino la presenza della “grande coalizione” dà una rappresentazione della politica italiana più coesa e meno incoerente del solito.

E questa assomiglia molto a una premessa. Ma poi?

La frattura verticale tra cittadini e politica, creata dal Covid, si alimenta su un retroterra legato ai tanti nostri problemi irrisolti: ne sono testimonianza la vicenda dell’Alitalia, dell’Ilva, della Whirpool e delle altre 104 crisi aziendali, così come gli oltre 100mila italiani che ogni anno abbandonano il Paese per andare a lavorare altrove.

Il suo scenario?

In questa situazione, la vicenda pandemica può diventare il collante grazie al quale l’intero sistema politico può venire rigettato dai cittadini.

Cosa dovrebbe fare il governo?

Faccia bene le riforme che deve fare e spenda senza sprechi le risorse finanziarie che stanno per arrivare. Non sarebbe poco.

(Federico Ferraù) 

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