SCENARIO COVID/ I numeri che rendono l’Italia il paese più sicuro in Europa

- Marco Pugliese

I dati europei mostrano che l’Italia è il paese in cui un nuovo lockdown ha meno giustificazioni. Facciamo meglio di Germania, Francia, Spagna e UK

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Prelievo di tamponi a Milano (LaPresse)

I dati macro dell’Ue riferiti al Covid-19 indicano uno scenario simile a quello di marzo, ma con un rallentamento e alcune differenze. Se all’inizio dell’anno la “locomotiva” del contagio fu l’Italia, oggi la situazione risulta differente e – sul dato delle ultime cinque settimane – la maglia nera parla spagnolo.

La direttrice del Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie (Ecdc), Andrea Ammon, ricorda come l’estate non abbia portato a quella flessione del contagio teorizzata (e sperata) in primavera.

I dati nudi e crudi indicano 46 casi ogni 100mila persone, facendo riandare la memoria a marzo, quando si passò da 40 casi su 100mila ad un preoccupante 70 su 100mila in una sola settimana. Con il lockdown si è scesi (15 su 100mila) a giugno per poi tornare a crescere da metà luglio (25 su 100mila) dopo allentamenti e spostamenti causati da vacanze. Parliamo sempre di dato europeo.

Il nodo tamponi

L’ Europa (lo si evince dalla cartina) si presenta come non omogenea, con aree critiche (rosso scuro) in Romania e Spagna.

Il dato rimbalza da 2 a 176 su 100mila. Il tasso di notifica risulta assai variabile a causa dei tamponi effettuati: più tamponi rendono il quadro più reale, allo stesso tempo però possono essere molto altalenanti. I tamponi variano da una media europea di 173 a 6mila a settimana e questo porta ad uno scenario fortemente disomogeneo, in cui l’Italia (tra i paesi più grandi e con notevoli interazioni) fa però meglio di Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna. Motivo per cui la Ue chiede “armonizzazione” di dati (quindi più tamponi) per meglio focalizzare la realtà.

Il dato positivo riguarda i ragazzi sotto ai 18 anni d’età: risultano infettati sotto il 5% (sul totale) e con sintomi lievi. Le ospedalizzazioni sono rare.

Andrea Ammon ha quindi evidenziato come l’apertura generalizzata della scuola sia del tutto fattibile anche per l’Ecdc, ribandendo che la chiusura eventuale (gioca un fattore importante Rt – indice di trasmissibilità –, per ora in un range tra 0,7 e 1,4)  rappresenta l’extrema ratio. A livello europeo i dati indicano che l’apertura delle scuole (con precauzioni e dispositivi di sicurezza) non ha inciso sull’aumento dei contagi (avvenuto in estate, a scuole praticamente tutte chiuse per la pausa estiva).

L’ Ecdc ha però sottolineato quando sia fondamentale applicare rigorose procedure di sicurezza sanitaria in un comparto ad alta interazione come quello scolastico.

Europa, 26mila casi giornalieri. Italia promossa

Ora l’Europa conta il 17% dei casi mondiali e circa 26mila casi giornalieri, con un aumento netto nelle ultime due settimane dal 46,9% al 59,4%. Londra conta un 13,6%, da 8,7 casi per 100mila a 9,9 casi. L’ Italia ha subito un aumento (soprattutto a causa di casi “importati”) passando da 3,8 casi per 100mila abitanti ai 5,5 in data 16 agosto.

Mantenendo questi dati il nostro paese si allontana da Germania, Francia e Spagna, soprattutto scongiura un lockdown che anche il presidente del Consiglio Conte ha escluso (con questi dati e indice Rt).

La Fondazione Gimbe indica (nel grafico) un aumento dei ricoverati con sintomi e delle terapie intensive, ma sono dati dati “fisiologici”.

Il periodo è recentissimo, si parte dal 25 agosto e si arriva al 1° settembre. Contiamo percentuali di questo tipo: 30% in più i ricoveri (1.380), 60% (108) in più in terapia intensiva, che rivelano numeri non preoccupanti (ma da monitorare) ed impattano “matematicamente” rispetto al periodo precedente. Significa che queste percentuali risultano elevate perché rapportate al periodo antecedente, che presentava numeri molto bassi, di conseguenza lo “strappo” numerico è assolutamente fisiologico. 

Ricordiamo che la metà dei positivi sono concentrati in Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna. I casi testati sono 86.515 (+28% rispetto al periodo precedente) e i tamponi effettuati sono 116.184 ed in aumento (+24%).

I numeri che arrivano dai cluster (focolai) sono circoscritti e spesso esponenziali ma “in spegnimento”, questo perché sono derivanti da chi torna da paesi esteri e quindi la “carica” del focolaio si esaurisce al primo ciclo d’isolamento.

In questo momento lo sforzo italiano post lockdown sta pagando e la situazione, alla vigilia dell’apertura delle scuole, pare sotto controllo. L’interazione aumenterà sicuramente con i 10 milioni di persone che dal 14 settembre si muoveranno a causa dell’apertura scolastica, ma con le dovute precauzioni il blocco del paese pare scongiurato. A patto che la gestione del periodo autunnale sia ferrea.

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