SCENARIO LIGURIA/ Così la “nebbia” di un’inchiesta-fiume aiuta il Pd in Puglia (e a Genova)

- Marco Zacchera

C'è ancora molto da chiarire sul contenuto delle accuse a Toti e sulle intercettazioni prolungate. Sull’indagine sorge più di una domanda

giovannitoti 2 ansa1280 640x300 Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria (Ansa)

Per cinque giorni sono stato in Svezia a trovare un nipote, con il cellulare disconnesso per problemi di roaming. Non volendo collegarmi con il computer, sono stato su una specie di nuvola – anticamera del paradiso – senza rincorrere in modo frenetico, come ormai tutti facciamo, le news della nostra politica.

Dovendo al mio rientro scrivere un articolo sul caso Toti, sono andato a debitamente documentarmi… e non ho capito niente. Ho letto tutto il possibile, dalle agenzie stampa ai quotidiani, alla ricerca di fatti nuovi, notizie sensate, spunti: niente. Ho capito che Toti dovrebbe essere ancora in stato d’arresto ai domiciliari come alla mia partenza, che a seconda dell’appartenenza politica si chiedono o meno le sue dimissioni, ma su che cos’abbia poi combinato di concreto, nulla risulta pervenuto. Se è vero che i 70mila e più euro di un contributo lui li ha pure dichiarati, dov’è il reato? Forse che avrebbe favorito qualcuno con qualche pratica (lo spiega bene Antonio Pagliano sul Sussidiario di ieri), ma quando, in che termini e come, ancora non si sa.

Poiché “di doman non c’è certezza”, intanto le fantasie più disparate agitano le penne dei colleghi – soprattutto se di sinistra – mischiando aspetti piccanti (ma che non c’entrano nulla con Toti) tra imprenditori ottuagenari, gnocche e allegri colleghi. Il bello è che io avevo capito, da una prima lettura, che a Montecarlo a farsi massaggiare ci fosse andato proprio lui, il Toti, e mi chiedevo infatti come mai fosse stato possibile, perché non è che a Montecarlo non ci siano liguri Doc, e se il governatore fosse entrato o uscito più volte dal Grand Hotel con una miss a fianco, dopo due giorni sarebbe finito sicuramente su Tiktok con immagini molto più immediate, probabilmente, di quelle della Guardia di Finanza.

Piuttosto mi preoccupano alcuni aspetti che in pochi, invece, mi sembrano sottolineare.

Per esempio, sembra chiaro che per documentare il castello accusatorio le intercettazioni proseguivano da anni, ma questo non è (sarebbe) contro la legge? E se una rete di intercettazioni pluriennale, proprio perché allargata a dismisura, e fatta di migliaia o decine di migliaia di contenuti, contenesse spezzoni incriminati che vanno intesi in un certo modo piuttosto che non in un altro, come si fa a saperlo? E quante altre persone sono state intercettate negli anni insieme a un presidente di Regione? Perché il cittadino vorrebbe sapere soprattutto se il quadro che ne esce, alla fine, sia sostanzialmente corruttivo oppure no. Tutto può avere forma o fine di corruzione, ma se a un politico (come a una qualsiasi persona) si chiede di sollecitare una visita medica, un posto di lavoro o un qualsiasi aiuto c’è sempre corruzione? Forse solo se c’è un diretto tornaconto economico, ma è ovvio che – magari neppure richiesto – chi fa un piacere a qualcuno spera poi di riceverne almeno un’amicizia, se in futuro ne avrà necessità. Ma allora ogni forma di intervento è “corruzione”?

Con orgoglio posso sostenere che in decenni di attività politica non solo non ho mai chiesto un centesimo, ma nessuno me lo ha neanche offerto “in cambio di”, ma se da deputato un sindaco ti chiede di aiutarlo a trovare i soldi per sistemare una strada, è “corruzione” sperare poi che quella persona, magari anni dopo, ti aiuti alle elezioni? Ma allora ogni legge aiuta qualcuno, ogni delibera, ogni atto amministrativo.

Il vero problema in indagini lunghe ed a macchia d’olio è che più il brodo si allunga più non solo si scoprono “filoni” (o presunti tali), ma nasce il problema di decidere quali seguire (al bivio giro a destra o a sinistra?) e soprattutto si presenta la questione dei costi. Intercettare infatti costa, ma se non “pesco” nulla e insisto, magari qualcosa alla fine qualcosa troverò. Se un inquirente resta senza pesci in mano come e quando può (deve) interrompere la pesca? Ammeterà mai quell’inquirente che quegli “indizi” iniziali erano inconsistenti e ha lavorato per niente? O è sempre meglio sperare, nel tempo, di pescare il pesce grosso?

Io non so se Toti sia stato o meno corruttore e corrotto, ad oggi ciò che appare è concretamente ben poco. Forse per questo il Gip ha aspettato mesi a decidere? Intanto, però, i contraccolpi politici sono stati immensi e alla sinistra serviva assolutamente un “caso Liguria” per smorzare e “generalizzare” quello in Puglia in vista del voto, e questo è un fatto.

E così ritorniamo al punto di partenza di cui scrivevo già la scorsa settimana: uno va a chiedersi chi siano gli inquirenti, come la pensino politicamente, se siano al di fuori della mischia e non aspirino a promozioni perché le loro decisioni e il clamore mediatico che sollevano hanno comunque conseguenze ben al di là delle sentenze finali. Per esempio, che succedeva in Liguria prima di Toti? Qualche inquirente aveva indagato? Perché non c’è dubbio che proprio Toti ha rotto uno schema politico consolidato a livello regionale e questo a molti ha dato fastidio. Domande e non-risposte che spesso non sono esattamente da stato di diritto.

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