SCENARIO/ Sgarbi: Renzi e Zingaretti hanno regalato a Salvini la base M5s

- int. Vittorio Sgarbi

Il governo è fragilissimo. M5s se voleva salvarsi sarebbe dovuto uscire dal “palazzo”, così invece Salvini si prenderà i loro voti

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi (LaPresse)

Raggiungiamo Sgarbi al telefono, mentre sta cenando. Ma dopo poco è in movimento. Ogni tanto intima a chi è con lui di fare una foto a un affresco. “Falla a questo che è bello”. L’arte gli dà la pace, la tranquillità per cercare di fare un’analisi lucida su questo momento politico senza precedenti.

Sgarbi, lei voterà la fiducia, perché come dice lei “Tra le capre e gli ignoranti prospero”. Questo ribaltone politico è il vero inno al caos?

Questo l’ho detto quando ho votato la fiducia al precedente governo. Potrei fare lo stesso ma non so se darò il voto a un governo fatto contro la volontà del popolo. È lecito che il parlamento esprima un’altra maggioranza, ma questa non è giusta, corretta, rispettosa della volontà popolare. Pur di mettere Salvini all’angolo l’hanno reso l’unico che ha una corrispondenza col popolo. E gli elettori se ne fregano dell’Europa, cercano di votare un’area che abbia una coerenza.

Questo governo durerà?

No, non durerà molto, alle amministrative di Umbria, Toscana e Emilia capiranno di aver fatto un errore.

Scusi, ma secondo le ultime rilevazioni, Pd-M5s-Leu rappresentano il 48% dell’elettorato, contro il 45% di Lega-FI-FdI (dati Demopolis per il Tg3, 6 settembre 2019). Possono farcela.

È un dato drogato dal momento, figlio di una prospettiva sbagliata, fondata su numeri presi da sondaggi e messi in sommatoria. Invece la somma da fare è politica, e sarà una sottrazione. Tra 4 mesi si vedrà dove va a finire l’elettorato 5 Stelle che nel marzo 2018 ha votato contro il palazzo. I sondaggi che ho visto vedono la Lega stabile al 35%, e per quanto si possa valutare male gli altri due, la Meloni è al 7% e Forza Italia al 6%. Non dimentichiamoci del Molise.

Perché il Molise?

Lì la Lega ha preso meno voti, mentre le liste di fuoriusciti da Forza Italia hanno dato la maggioranza al centrodestra. Forza Italia perde come marchio di un tempo, ma se si fa una lista Toti, una lista Sgarbi, con personalità vicine a quel mondo ma fuoriuscite, il centrodestra risorge.

Lei sembra dire che è molto facile sbagliare, basta far male i conti…

Ma certo. Fini nel Pdl aveva il 13%, dopo lo 0,8%. E la Margherita? Dopo la fondazione del Pd è scomparsa. Un comunista ateo con Rosy Bindi è un pasticcio: sono due nature non compatibili, si valorizzano solo da soli. Insieme finiscono male.

Per questo Di Battista e Paragone si sono schierati contro il nuovo accordo?

Hanno fatto bene. È un accordo fatto per salvare duecento culi, duecento fantasmi che non ci sarebbero più se si votasse oggi. Duecento morti con un centinaio di morituri renziani. Alle elezioni i 5 Stelle avrebbero avuto il loro voti e anche il Pd; ora invece andranno a morire: Salvini gli ha anche rubato il ruolo di quelli “contro il palazzo”. E si prenderà i loro voti.

Dunque insieme non possono stare?

No. Stando ai sondaggi prima della rottura, il Pd teneva, i 5 Stelle addirittura crescevano. Messi insieme si sfrangeranno. La cosa che stupisce di più è che mentre il Pd è un vecchio partito, i 5 Stelle dovevano sapere che il loro nemico è il palazzo, e in una logica di autotutela dovevano uscirne.

È Renzi il vincitore?

Renzi è riuscito a avere l’egemonia del Pd rispetto a quel poverino di Zingaretti. Si è preservato i suoi deputati, poi farà il suo gruppo da 7-8% e li salverà.

Zingaretti si è tenuto fuori dal governo, così i big del Pd: Orlando, Delrio… Hanno paura di bruciarsi?

Del Rio e Orlando sono già un po’ consumati, viceversa Zingaretti resta presidente della Regione Lazio. Non poteva, per correttezza istituzionale, lasciare l’incarico.

Conte è davvero diventato lo statista che ci raccontano?

Macché statista: è un trovatello. C’è un’ipnosi collettiva, in Italia ci sono decine di persone di qualità. Non poteva essere lui a guidare il nuovo governo, che doveva basarsi su una discontinuità assoluta. Su questo aveva ragione Zingaretti.

Chi dei nuovi ministri la sconvolge di più: Di Maio agli esteri?

Più di così si muore. Ma anche Franceschini alla cultura, Gentiloni in Europa… lì doveva andarci una figura terza, come Conte. Gli elettori vogliono un minimo di chiarezza e distinzione, non sopportano che tu pasticci, assommi, confonda, amalgami.

Perché Franceschini non le piace?

È la controriforma, hanno appena fatto la riforma Bonisoli contro di lui, e ora torna lì: è la restaurazione.

Lei si sta divertendo, vero?

Sì, è tutto molto divertente… Alla fine la spunterà Salvini. A me non interessa lui in particolare, mi interessa la linearità del dire: “Se non riesco a governare si va a casa”. Ma tanto il governo andrà in crisi subito, Giarrusso già litiga con la De Micheli. Basta una mozione sul Tav e cadranno.

Ma se arrivano al 2023 si aggiudicano obiettivi importanti: l’elezione del presidente della Repubblica, la pensione per i parlamentari…

Renzi a questo aspira. Ma voleva solo salvare il suo gruppo, rendendolo autonomo, in modo da poter trattare. Quello che io dico è “Ordine geometrico dimostrato”, come diceva Spinoza. È una valutazione scientifica, non nel mio interesse.

Ma l’interesse di Sgarbi qual è?

Il mio obbiettivo è sempre quello, fare il ministro dei beni culturali. Ma lo vedremo alle prossime elezioni.

 (Lucio Valentini)

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