SCENARIO/ Tre incognite lasciano Draghi a palazzo Chigi

- int. Francesco Forte

Nel nuovo anno l’economia italiana dovrà fare i conti con diverse incognite. Sarebbe quindi bene che il Premier e il Governo restassero al loro posto

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Palazzo Chigi (LaPresse)

Nel nuovo anno l’economia italiana dovrà fare i conti con diverse incognite. Ne ricordiamo almeno tre. La prima riguarda l’andamento dei contagi da Covid e le relative misure restrittive che possono essere adottate con effetti sui consumi e le attività delle imprese. La seconda ha a che fare con l’aumento dell’inflazione e le sue conseguenze sul potere d’acquisto delle famiglie.

La terza riguarda i rincari delle materie prime, in particolare energetiche, che rischiano di bloccare le produzioni in settori non marginali, per esempio, l’acciaio e la ceramica, con inevitabili riflessi negativi su Pil e occupazione. Tutta questa incertezza, che risvolti ha sul piano politico? Lo abbiamo chiesto a Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, che per prima cosa evidenzia: «A me pare che la Legge di bilancio appena approvata sia di fatto superata dagli eventi».

Perché?

Perché le previsioni di crescita, quanto meno per l’anno prossimo, subiscono necessariamente un ridimensionamento in termini reali. Non si sa di quanto, ma certamente in misura non irrilevante. Questo sia per ragioni esogene, il Covid c’è anche in altri Paesi e può rallentare economie dove noi esportiamo o i flussi turistici verso l’Italia, sia per ragioni endogene, perché a seconda delle misure che verranno adottate ci potrà essere minor crescita oppure no. Senza dimenticare le tensioni internazionali che complicano le cose sia per quanto riguarda il prezzo dell’energia che il commercio globale.

Tra l’altro se i prezzi energetici continuano a salire ci sarà un ulteriore rialzo dell’inflazione

Il tasso di inflazione non dipende solo dalle materie prime, energetiche e non, ma anche dalla politica monetaria particolarmente permissiva che tra l’altro dovrebbe cominciare a venir meno l’anno prossimo. Oltretutto è vero che l’inflazione svaluta il debito pubblico, ma se il Pil si riduce alla fine il rapporto debito/Pil rischia di non decrescere.

Se, come ha detto, la manovra finanziaria è di fatto già superata, significa che occorre vararne una aggiuntiva?

Non solo la manovra è superata, ma non siamo in grado di dire se questi fatti, come il rialzo dell’inflazione, possono avere un effetto positivo o meno. Non dimentichiamo poi che oltre a un calo del Pil può esserci un problema sull’occupazione aggravato da un mercato del lavoro rigido. Sarebbe senz’altro d’aiuto che i percettori del Reddito di cittadinanza, in attesa di una collocazione, facessero lavori socialmente utili. Per rispondere alla sua domanda, non so se vada fatta una manovra aggiuntiva, perché non conosciamo con precisione nulla di quello che accadrà l’anno prossimo e non riusciamo a prevederlo con l’adeguata accuratezza. Di certo il guidatore della nave non può più dire che la rotta è tracciata e che a chiunque ci sarà a palazzo Chigi basterà seguirla.

Di fatto, quindi, questo Governo deve restare dov’è.

Se questo Governo se ne andasse adesso sarebbe come se un comandante e l’equipaggio abbandonassero una nave in balia della tempesta: ognuno di loro deve restare a bordo, ciascuno ha un compito da svolgere e occorre un clima generale di comportamenti meno pianificati e più concordati volta per volta. Per certi versi si deve lavorare alla giornata perché la programmazione è impossibile, le variabili sono estremamente incerte. Anche la riforma fiscale a questo punto non si può fare, perché non ci sono abbastanza certezze per spingersi così avanti. In più c’è un problema di rapporti internazionali peggiorati, soprattutto con Cina e Russia.

Secondo lei, dunque, è impossibile pensare che Draghi vada al Quirinale e indichi la direzione da seguire a un nuovo Governo e non si dovrebbe nemmeno pensare a cambiare qualche membro dell’attuale esecutivo?

Tutti i ministri che abbiamo dovrebbero rimanere al loro posto e continuare a lavorare, anche il Premier, perché hanno più informazioni degli altri e in questa situazione di forte incertezza la continuità può aiutare. Resto dell’idea che il Governo non possa essere guidato dal Quirinale, specialmente in un periodo di fluttuazioni di questa natura.

(Lorenzo Torrisi)

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