Schiaffo al figlio: mamma condannata a multa 3mila euro/ “Abuso mezzi di disciplina”

- Silvana Palazzo

Mamma condannata ad una multa di 3mila euro per aver dato uno schiaffo e una spinta al figlio: “Abuso mezzi di correzione e disciplina” per la Cassazione

bambino_02_pixabay
Bambino (Foto: Pixabay)

È costato tremila euro ad una mamma lo schiaffo che ha rifilato al figlio. La Cassazione, infatti, nei giorni scorsi ha confermato la condanna pronunciata nel 2018 dal Tribunale di Novara e ribadita nel marzo di quest’anno dalla Corte d’Appello di Torino. La donna, accusata di aver tirato uno schiaffo al figlio e in un’altra occasione di averlo spinto facendogli sbattere un piede contro un mobile, si era giustificata spiegando che il ragazzo era complicato da gestire e stava affrontando una separazione difficile. Ma per la magistratura questi due episodi vanno considerati come “abuso dei mezzi di correzione e disciplina”. I fatti erano accaduti, come ricostruito da Repubblica, in due momenti in cui il ragazzo era affidato alla madre.

Nel primo caso la donna lo aveva spinto per futili motivi facendogli sbattere il tallone su un mobile, causandogli un taglio di tre centimetri. Nella seconda occasione, invece, aveva tirato uno schiaffo al figlio, provocandogli due escoriazioni al labbro inferiore, che i medici avevano ritenuto guaribile in tre giorni.

MULTA AD UNA MAMMA PER SCHIAFFO E SPINTA AL FIGLIO

La difesa della mamma aveva provato a far leva sul fatto che il Tribunale di Novara non aveva dato sufficiente rilievo al fatto che con l’ex marito i rapporti fossero tesi, trascurando infatti un precedente provvedimento del Tribunale civile risalente al 2016. Inoltre, aveva contestato la ricostruzione della Corte d’Appello, che aveva “ingiustificatamente confermato la sentenza di primo grado”, perché attribuiva alla madre e non al padre “la responsabilità per le sofferenze psichiche patite dal piccolo, circostanza smentita dal più volte richiamato provvedimento del tribunale di Novara”. Quindi, la difesa della mamma aveva provato a invocare la “non punibilità della particolare tenuità del fatto, confondendo i concetti di ripetività con quello di abitualità della condotta”.

Il ricorso però, come evidenziato da Repubblica, è stato respinto dalla Cassazione, secondo cui i due episodi sono stati commessi “ai danni di un minore fortemente provato dalla separazione dei genitori”. Quindi, è stata confermata la condanna alla multa di tremila euro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA