SCIENZA & LIBRI/ Quello che gli occhi non vedono

- Maria Elisa Bergamaschini

Una storia della microscopia per raccontare come si sono scoperti, con un pezzo di vetro e i colori dell’arcobaleno, i meccanismi che «fanno vivere il vivente», arrivando fino alla nano-sca

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Il testo è una delle numerose pubblicazioni della collana Microscopi che raccoglie testi di divulgazione scientifica su tematiche importanti e biografie di scienziati e inventori.

Come chiarisce bene l’intrigante sottotitolo, Il microscopio: storia di un pezzo di vetro e dell’arcobaleno, in questo saggio l’autore affronta il tema dell’evoluzione concettuale e tecnologica della microscopia, che è l’ambito della sua ricerca. Una particolarità che caratterizza il testo è il registro di scrittura; al racconto propriamente scientifico l’autore mescola continuamente episodi della propria vita personale e familiare e riferimenti culturali di ampio respiro (cinema, letteratura, arte, musica) evidentemente legati ai suoi interessi. Un registro di scrittura non sempre facile ma certamente interessante, non asettico e anonimo come in molta divulgazione scientifica.

Il filo conduttore del testo è la risposta «Basterebbe osservare» alla domanda: come si studia il vivente, ovvero il corpo umano nella sua complessa interazione tra struttura e funzione. E questo basterebbe osservare sembra essere proposto al lettore come un paradigma di metodo.

La storia della microscopia è presentata come ricerca di «super-occhi» che permettano di vedere sempre più in là nel profondo del mondo biologico. È evidente quindi che la narrazione non può che essere un intreccio di problematiche di natura fisica e di natura biologica.

L’autore scandisce l’evoluzione del microscopio come mezzo di osservazione del vivente facendo riferimento agli scienziati che hanno contribuito a svolte di metodo importanti, così che la ricerca scientifica è presentata come una avventura legata ai suoi protagonisti.

Il testo è costituito di dieci capitoli dal titolo a volte curioso, a volte fantasioso, la cui analogia con il contenuto si comprende leggendo; lo scopo dichiarato è mostrare che la microscopia nella sua evoluzione è la risposta positiva alle domande: «come posso fare a vedere quello che succede dentro una cellula? Capire come si organizzano le molecole per farla diventare polmone o capelli? Si può prevedere se una cellula si ammalerà, se noi ci ammaleremo? Nel caso potremmo guarire?» (p.11).

I primi due capitoli trattano il percorso che va dalle osservazioni dirette dei primi due secoli al grande balzo in avanti con il microscopio di Galilei del XVII secolo, quando questo strumento che utilizza «un pezzo di vetro curvo» e la luce dell’arcobaleno «si impone come strumento di conoscenza» (p. 17). Vengono poi scandite le tappe nell’evoluzione della microscopia dagli anni Cinquanta del secolo scorso a oggi: il microscopio a contrasto di fase, il sezionamento ottico computazionale, la microscopia elettronica, la marcatura fluorescente, la microscopia ottica a due fotoni, la microscopia a espansione, la microscopia che sfrutta la polarizzazione della luce. E in un futuro non lontano la realizzazione del microscopio multi-messaggero sarà fatta «di soluzioni moderne e originali che partono dal modulo di illuminazione per arrivare a quello di raccolta dei messaggi che attraverso i fotoni raggiungono il sensore o i sensori dopo l’interazione con il campione che li sprigiona» (p.149); ma secondo l’autore è a questo punto della storia che deve intervenire «un personaggio decisivo», l’intelligenza artificiale per l’elaborazione della vastità e complessità dei dati. Ogni tappa contestualizzata nel tempo è descritta dettagliatamente con l’encomiabile sforzo di rendere la spiegazione comprensibile, evitando eccessivi tecnicismi.

Un testo impegnativo che richiede al lettore di possedere il linguaggio sia della fisica sia della biologia; la lettura può interessare docenti che vogliano ampliare i confini delle proprie conoscenze accademiche.

In una appendice fuori testo è riportata una raccolta di immagini scientifiche che l’autore denomina Pop Microscopy, suggerendo al lettore di abbandonarsi «a quel senso di meraviglia che può nascere quando le immagini colorate fanno ricordare qualche cosa di personale».

 

 

Alberto Diaspro

Quello che gli occhi non vedono

Hoepli, Milano 2020

Pagine 162         euro 12,90

Recensione di Maria Elisa Bergamaschini



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