SCIENZA & STORIA/ La scienza cristiana di Enrico Medi

- Alessandro Giostra

Lo scienziato e divulgatore marchigiano, in epoca di scientismo materialista proponeva ai giovani lo studio scientifico della Natura in una prospettiva che avvicina l’uomo al divino.

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Esiste una «scienza cristiana»? In prima istanza la risposta è negativa: esiste la scienza. Ma se si inquadra la scienza in una concezione della ragione più ampia di quella offerta dal metodo scientifico, allora è accettabile una posizione che colleghi l’esperienza scientifica a una visione del mondo ispirata alla fede. È questo il caso dello scienziato Enrico Medi, allievo di Fermi, che vede nella Natura, e nella visione che ne presenta la scienza, «l’impronta della Sua mano». Per Medi l’uomo è chiamato a un cammino che deve partire dalla comune conoscenza per elevarsi fino al divino. In un periodo storico di prevalente scientismo, è interessante questa figura di scienziato, che vede una profonda armonia, sia pure nella distinzione degli ambiti, tra fede e scienza.

 

Enrico Medi (1911-1974) ha avuto meriti notevoli in diversi ambiti. Come scienziato è ricordato per essere stato un allievo di Fermi e, pertanto, per aver frequentato i Ragazzi di Via Panisperna. La sua competenza gli ha consentito di acquisire non solo la docenza universitaria, ma anche gli incarichi di commissario dell’Italia presso l’EURATOM e di direttore dell’Istituto Nazionale di Geofisica. È stato anche un politico di successo, eletto nel 1946 nell’Assemblea Costituente, poi come parlamentare della repubblica nel 1948 e nel 1972. L’attività che lo ha reso più noto, tuttavia, è quella di divulgatore scientifico. In particolare si segnala la conduzione del ciclo di trasmissioni RAI Le avventure della scienza (1954-1956) e la sua partecipazione alla diretta dello sbarco sulla Luna nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1969. A completare il quadro della sua figura vi è la sua profonda fede cristiana che lo ha portato a dedicare molto tempo al lavoro in campo sociale e che ha indotto la Chiesa Cattolica ad avviare il processo di canonizzazione nel 1996. In occasione del cento-decimo anniversario della sua nascita è stato pubblicato il libro Enrico Medi. Lo scienziato di Dio [1]. Il volume ripropone la biografia del personaggio, già edita da Antonino Gliozzo [2], integrata da una selezione dei testi dei suoi discorsi più celebri.

Lo scopo del presente lavoro è di evidenziare la visione di Medi relativa al sapere scientifico. Sebbene lo scienziato marchigiano non possa essere definito un filosofo nel senso tradizionale del termine, le sue parole denotano una concezione ben precisa della conoscenza naturale. Il suo pensiero si ispira sostanzialmente alle istanze del realismo neotomista che, contrarie a ogni forma di scientismo, inquadrano la scienza in un’ottica ben più ampia di tipo sapienziale. Gli studi classici dell’età giovanile, effettuati presso i Gesuiti dell’Istituto “Massimiliano Massimo”, hanno svolto un ruolo cruciale per la maturazione delle sue idee, garantendogli quella «forma mentis capace di spaziare un po’ su ogni argomento» [20].

 

Fede e razionalità della scienza

 

Che la visione realista di Medi sia una diretta derivazione della sua fede cristiana, appare evidente in tutti i suoi scritti e discorsi. Alla base vi è il principio biblico di analogia che ha caratterizzato l’impostazione tomista per ciò che riguarda l’autonomia della ragione e la dimensione razionale della fede: «difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’autore» [3]:

«È certo che per trovarLo per via razionale non vi era bisogno della astrofisica moderna o della scienza nucleare o della genetica, ma quanto consolante e più evidente oggi è l’impronta della sua Mano, mentre il pensiero dell’uomo scopre di giorno in giorno la precisa stupefacente opera sua di programmazione, di progettazione, di realizzazione nell’affascinante alleluia di tutte le creature. Ci vuole solo la malvagità dei cuori induriti da una stupida superbia di pensiero, per chiudere gli occhi di fronte alla luce. Siamo all’assurdo: la conoscenza sempre più perfetta dell’opera di un artista conduce a rinnegare l’esistenza dell’artista stesso» (p.145).

Fin dai suoi primi anni, Medi ha respinto ogni presunta opposizione tra scienza e fede; l’adesione al messaggio rivelato, infatti, gli è sembrata l’unica sistemazione concettuale in grado di delineare un quadro interdisciplinare e sinottico della conoscenza.

 

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Alessandro Giostra

(Insegnante di Filosofia e Storia, svolge le sue ricerche nel campo della storia del pensiero filosofico e scientifico)

 

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