SCOPERTE/ Se il meteo di Saturno segna “pioggia” è colpa della luna (Encelado)

- Mario Gargantini

Grazie all’occhio infrarosso di Herschel, il più grande telescopio spaziale a raggi infrarossi, è stata fatta un’importante scoperta sull’atmosfera di Saturno. Ce ne parla MARIO GARGANTINI

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Foto Ansa

L’atmosfera di Saturno è nota per il suo contenuto di tracce gassose negli strati più profondi, mentre la presenza di acqua nella sua atmosfera aveva finora rappresentato un grande enigma. Che però ora sembra avviarsi a soluzione grazie all’occhio infrarosso di Herschel, il più grande telescopio spaziale a raggi infrarossi, che vede tra l’altro un notevole apporto italiano, come quello dei ricercatori dell’Inaf-Ifsi di Roma operanti nell’ambito del Key Project scientifico “Hi-Gal: the Herschel infrared galactic plane survey”, finanziato dall’Asi (Agenzia spaziale italiana).

Herschel ha scoperto la causa del gigantesco anello aeriforme che circonda il pianeta: un anello di vapore acqueo le cui dimensioni corrispondono a un raggio che supera di dieci volte quello di Saturno. Ebbene, questa singolare “nube” saturniana sembra essere prodotta da una fonte idrica insospettabile, cioè dall’acqua espulsa da Encelado, la luna di Saturno scoperta 222 anni fa proprio dall’astronomo tedesco Frederick William Herschel. Il comportamento di Saturno è del tutto singolare e non ha alcuna analogia con ciò che avviene sulla Terra: nella nostra atmosfera, infatti, non entra nessuna quantità rilevante di acqua dall’esterno.

Una scoperta del genere è stata possibile soltanto grazie agli infrarossi, che sono la peculiarità della sonda Herschel. La missione, lanciata il 14 maggio 2009 in abbinamento a Planck, è una “cornestone” dell’Agenzia spaziale europea (Esa): col suo specchio di 3,5 metri di diametro (il più grande mai messo in orbita) permette di studiare l’Universo nelle lunghezze d’onda dell’infrarosso e del submillimetrico con una sensibilità e una risoluzione spaziale senza precedenti.

La radiazione infrarossa e submillimetrica è l’unica che riesca a “perforare” le nubi di polvere e gas che circondano le galassie più antiche e le stelle in formazione. È anche la banda spettrale più sensibile all’emissione degli oggetti freddi. Grazie a queste proprietà, Herschel riesce a osservare le galassie lontane e gli oggetti più remoti del Sistema Solare e permette di studiare la complessa chimica del mezzo interstellare che potrebbe aver fornito al nostro pianeta le molecole prebiotiche da cui è nata la vita.

La sua grande sensibilità permette anche uno studio statistico dei planetesimi che si trovano oltre l’orbita di Plutone e di studiare i corpi minori del sistema solare, come asteroidi e comete, i reperti fossili più antichi del Sistema Solare, quelli che hanno meglio conservato il materiale delle nube proto-stellare.

Si comprende così la performance prodotta dalla sonda al suo passaggio tra i satelliti di Saturno e in particolare quando ha puntato i riflettori sulla superficie ghiacciata di Encelado, il corpo che ha l’albedo (cioè la capacità di riflettere la luce solare) più alto di qualunque altro corpo nel Sistema Solare, pur mantenendo una temperatura superficiale media di circa 200 gradi sottozero.

Dagli ultimi dati pervenuti risulta che Encelado è l’unica luna capace di influenzare la composizione chimica del proprio pianeta. Il satellite infatti espelle circa 250 chili di vapore acqueo al secondo, attraverso le cosiddette Tiger Stripes, una serie di getti situati al proprio polo Sud, che danno alla sua superficie un caratteristico effetto tigrato.

Le misure raccolte da Herschel consentono anche di dedurre che l’acqua che colpisce la superficie del pianeta equivale soltanto al 3-5% di quella espulsa da Encelado, mentre il resto si disperde sugli anelli, sulle altre lune o nello spazio. Le emissioni che toccano il terreno permettono poi la formazione dei ghiacciai sullo strato superficiale e di conseguenza producono ossigeno e anidride carbonica.

Naturalmente, l’interesse per questo ritrovamento, oltre agli aspetti strettamente astronomici, tocca direttamente uno dei punti caldi del dibattito spaziale, cioè la presenza di forme di vita extraterrestri: l’abbinamento acqua-vita è facile da attuare. Ma è ancor più facile essere semplicistici su questo e arrivare indebitamente a conclusioni affrettate, scambiando una pura possibilità con una certezza. Per ora, quindi, accontentiamoci dell’evidenza astronomica.

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