COMETE/ Due scie di polvere ghiacciata accenderanno le notti del 2013

- Mario Gargantini

MARIO GARGANTINI ci parla di due momenti particolari che avverranno in primavera e in autunno, cioè quando appariranno nel loro massimo splendore la cometa PanSTARRS e la cometa ISON

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Immagini di repertorio (Infophoto)

Anche Benedetto XVI, nel suo L’infanzia di Gesù, sposa la tesi che la “stella” che ha guidato i Magi non sia stata una cometa (che, come è ben noto, non è una stella ma un oggetto celeste del tipo degli asteroidi) bensì l’effetto di una congiunzione planetaria tra Giove e Saturno nel segno dei Pesci negli anni 7-6 a.C. Ma di comete in questo 2013 appena iniziato si parlerà molto, ben oltre la data del 6 gennaio; anzi, il tema ci accompagnerà lungo tutto l’anno culminando in due momenti particolari in primavera e in autunno quando appariranno nel loro massimo splendore la cometa PanSTARRS e la cometa ISON.

Gli astronomi sono pronti. Nel primo caso si tratta di una cometa scoperta all’inizio di giugno del 2011 dal telescopio PanSTARRS (Panoramic Survey Telescope and Rapid Respoonse System) – ecco l’origine del nome – presso l’Osservatorio di Haleada sull’isola Maui (Hawaii). Si sta avvicinando al Sole e raggiungerà la distanza minima (perielio) di circa 50 milioni di chilometri (circa la distanza a cui orbita Mercurio) nel marzo prossimo, illuminando le notti dell’emisfero settentrionale.

Nel caso della ISON la scoperta è più recente: è avvenuta il 21 settembre 2012 per merito di due astrofili del gruppo ISON (dal quale ha preso il nome), il bielorusso Vitali Nevski e il russo Artyom Novichonok, che l’hanno avvistata quando era a poco più di 600 milioni di chilometri dal Sole. Adesso è ancora un puntino lontano ma già in agosto sarà visibile con un piccolo telescopio, poi da ottobre inizierà il suo show, che dovrebbe garantire repliche ininterrotte fino a tutto gennaio 2014 a noi fortunati abitanti dell’emisfero boreale.

Lo spettacolo sembra assicurato, anche se con le comete non si sa mai. La chioma e la coda luminosa infatti, si formano nell’avvicinarsi al Sole per effetto della radiazione solare che provoca la sublimazione del nucleo ghiacciato liberando grandi quantità di gas e polveri. Le dimensioni e soprattutto la luminosità della coda dipendono dalla composizione del nucleo che non è conosciuta nei particolari e potrebbe rivelare sorprese. Ci sono già stati casi di comete che non hanno mantenuto le promesse; altre che le hanno superate. È il caso della cometa Hale Bopp, arrivata in sordina nel 1996 ma poi diventata protagonista di un brillante exploit che l’ha resa visibile a tutti per 18 mesi e le ha fatto conquistare il record di cometa più luminosa del XX secolo, risplendendo più delle stelle (a parte Sirio) che la circondavano.

Tra l’altro, alcune caratteristiche del percorso di ISON analizzato finora, fanno ritenere che per questa cometa si tratti del primo round attorno al Sole: il suo viaggio sarebbe quindi partito, come per la maggior parte delle comete, dalla cosiddetta nube di Oort, il serbatoio di macigni ghiacciati all’estrema periferia del Sistema Solare dal quale ogni tanto viene emesso un oggetto destinato a diventare cometa; un viaggio ben diverso da quello di altre comete, come le celebre cometa di Halley, che nel 1986 è transitata dalle nostre parti per la trentesima volta. Le caratteristiche della ISON, la forma e la composizione chimica del suo nucleo, sono quindi particolari e fanno prevedere un nuovo record di luminosità che la porterebbe ad essere visibile a occhio nudo e poi a superare per intensità Venere e anche la Luna piena.

L’attesa quindi è grande; come per tutti gli eventi astronomici. Per una cometa lo è ancor più. Da un lato perché siamo in presenza di un fenomeno naturale osservabile in diretta da tutti, con una elevata partecipazione “popolare”: un’occasione per gustare il fascino di un evento spettacolare, che turba la (apparente) quiete cosmica e spezza la regolarità della volta celeste, attraversandola da un estremo all’altro con quella sua coda sempre orientata in senso centrifugo rispetto al Sole a causa del vento solare che la dirige.

Dall’altro lato sono soprattutto le informazioni che porta con sé ad interessare gli scienziati, e non solo gli astronomi. Una cometa ha la funzione di messaggero cosmico, per le informazioni chimiche e fisiche racchiuse nel suo nucleo alla partenza, ai confini del Sistema Solare; e per quelle che ha raccolto lungo il viaggio, solcando gli spazi interplanetari come nessun altro corpo celeste può fare. Sono informazioni che hanno qualcosa da dire sulla storia del Sistema Solare stesso e dei fenomeni che in esso si sono svolti; forse anche sul più importante di tutti, cioè la vita.

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