VOLI SPAZIALI/ Il nuovo IXV: un grande balzo per un mini-Shuttle (europeo)

- Mario Gargantini

Sono andati a buon fine il lancio e il rientro del Veicolo Sperimentale Europeo IXV (Intermediate eXperimental Vehicle) dell'ESA. MARIO GARGANTINI ci parla del "mini shuttle europeo"

esa_lancio_r439 Foto: InfoPhoto

È stato un debutto non senza un pizzico di suspense: lo IXV, l’Intermediate eXperimental Vehicle, da alcuni indicato come “mini-shuttle europeo”, doveva partire alle 14 (ora italiana) di ieri per il suo primo volo di collaudo di rientro atmosferico controllato. Invece il conto alla rovescia si è subito temporaneamente interrotto. Per chi però, come noi, ha assistito alla diretta streaming da Kourou – lo spazioporto europeo nella Guyana francese – quasi non c’è stato il tempo per allarmarsi. Per qualche decina di minuti l’attenzione si è concentrata nel tentativo di interpretare la situazione dai volti degli addetti dell’ESA (l’Agenzia Spaziale Europea che ha condotto l’intera operazione), in camicia bianca, e da quelli degli ospiti nell’apposito settore Vip, in abiti casual, come si addice a degli scienziati.

I volti di tutti apparivano calmi, come di chi è abituato a gestire situazioni non previste; anche se una vena di apprensione era visibile e si poteva percepire il clima di tensione positiva tipico di ogni debutto. Tra i presenti molti italiani, esponenti di realtà a vario titolo responsabili di parti della missione: dalla Thales Alenia Space – Italia (TAS-I), che ha guidato le attività industriali di progettazione e realizzazione; al CIRA (Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali), per la sperimentazione, l’aerotermodinamica, il supporto al “drop test” in Mediterraneo; alla Altec, responsabile del centro di controllo della missione e del segmento di terra; al gruppo Avio per il lanciatore Vega che è pronto sulla rampa di lancio col suo prezioso carico; e altre ancora.

Seduto a fianco del direttore generale dell’ESA Jacques Dordain, c’è il presidente dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) Roberto Battiston, che pochi giorni fa aveva dichiarato: «Si tratta di una missione storica, sia per l’ Italia che per l’ESA. Per la prima volta un velivolo europeo rientra nell’atmosfera terrestre: un primo passo verso lo sviluppo di future navicelle per il volo orbitale e suborbitale, che vede l’Italia al primo posto in Europa grazie ai contributi del sistema della ricerca (CIRA a Capua) e dell’industria nazionale (TAS-I a Torino)».

A un certo punto tutti si animano: una voce squillante e decisa scandisce il count down finale, la fatidica sequenza 9, 8, 7, 6 …. Ed ecco, alle 14.40 il decollo: Vega si innalza spedito in una nuvola di gas turbolenti e quasi subito sparisce dentro le nubi grigie del cielo sudamericano. Poi a tratti riappare, con la sua lunga scia molto luminosa, mentre lo speaker della sala controllo di Kourou annuncia: “traiettoria corretta, tutti i parametri a bordo sono normali”.

Fa un certo effetto assistere a un lancio come questo: vedere dapprima sul grande schermo le animazioni che simulano con precisione tutto ciò che deve accadere e poco dopo assistere a quelle stesse situazioni realizzate in pratica. Così, prima si stacca il primo stadio P80; dopo 2 minuti ecco la separazione del secondo Zefiro 23 e dopo 6 minuti del terzo Zefiro 9; a 8 minuti dal decollo si accende AVUM che poi si sgancerà: i primi tre permettono al lanciatore di raggiungere la quota desiderata, l’AVUM, Attitude and Vernier Upper Module, a propellente liquido, contiene il motore responsabile dell’inserimento finale in orbita del carico.

Il volo durerà in tutto 100 minuti, durante i quali è possibile da terra “ripassare” le caratteristiche e l’originalità di IXV. Si tratta di un veicolo spaziale sperimentale in grado di compiere un rientro atmosferico controllato dall’orbita terrestre bassa. Ha una forma non convenzionale, di un tipo definito “lifting-body”, caratterizzata dalla grande manovrabilità e aerodinamicità; misura 5 metri di lunghezza, 1,5 metri di altezza, 2,2 metri di larghezza e pesa quasi 2 tonnellate. L’elevata aerodinamicità – dicono all’ASI – che caratterizza l’IXV è ottenuta sfruttando la forma della fusoliera che massimizza la portanza e la manovrabilità; il mini-shuttle ha un sistema di guida, navigazione e controllo ad alte prestazioni che utilizza superfici aerodinamiche controllate automaticamente; è dotato inoltre di uno scudo termico per sostenere le temperature elevate che si sviluppano durante il rientro in atmosfera

Mentre scorrono i 100 minuti, Vega porta in orbita la capsula arrivando a 320 km di quota per inserirla nella sua traiettoria suborbitale. Subito IXV salirà fino a 412 km, per poi cominciare a scendere verso la Terra raggiungendo la velocità di massima 7,5 chilometri al secondo all’ingresso in atmosfera; quindi ridurrà progressivamente la velocità.

Ed eccoci di nuovo in diretta. Le immagini diffuse dall’ESA mostrano l’Oceano Pacifico in una zona a circa 4600 km al largo delle coste della Colombia, poco sopra l’equatore; lì è già pronta la nave Nos Aries, battente bandiera italiana, arrivata sul posto nei giorni scorsi quando ha effettuato una serie di simulazioni di recupero e alcuni test meteo: è la la Recovery Ship, incaricata del recupero del prezioso velivolo dopo l’ammaraggio. Dopo 89 minuti di volo, lo speaker annuncia l’avvenuta apertura del paracadute; IXV è a 30 km di altezza e le immagini riprese dalla Nos Aries mostrano un cielo ancora leggermente nuvoloso e una superficie oceanica relativamente tranquilla, sulla quale si aggirano alcune imbarcazioni pronte al recupero ed equipaggiate con tecnici e sub particolarmente addestrati. Dopo 98 min dal decollo ecco lo splash down, con la mini-astronave che resta a galla, grazie a quattro vistosi galleggianti, in attesa di essere messa in sicurezza dalla nave.

In sala a Kourou scatta l’applauso liberatorio: tutti si congratulano l’un l’altro, abbracci, strette di mano, “dammi il 5”… Dordain prende la parola interpretando l’emozione e la soddisfazione di tutti e preannuncia le successive operazioni di analisi dei dati che permetteranno di progettare le future innovazioni e rendere lo Shuttle europeo una realtà a tutti gli effetti, in grado di svolgere diverse attività nello spazio “vicino”, come ad esempio il recupero di detriti oppure il trasporto di rifornimenti e astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale. Gli fa eco Battiston, che completa i ringraziamenti e proclama l’orgoglio di “essere europei”.





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