BIG DATA/ Un “macroscopio elettronico” per capire la città (e dintorni)

- Michele Orioli

E’ possibile setacciare in diretta le innumerevoli tracce digitali che lasciamo durante la vita in un contesto cittadino. Come? Attarverso Urbanscope. Ne parla MICHELE ORIOLI

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Non c’erano dubbi, ma ora c’è una conferma in più: è il Duomo l’attrazione superstar della città di Milano. Nell’ultimo mese la Cattedrale con la Madonnina è stata il luogo più visitato dai turisti presenti nel capoluogo lombardo, con 7802 check-in cliccati dagli utenti del social network Foursquare. È uno dei dati che fotografano in tempo reale ”cosa succede in città”, utilizzando i dati disponibili in Internet analizzati secondo gli indicatori scelti da Urbanscope, un progetto del Politecnico di Milano presentato il 20 luglio che ha scelto la città di Milano come primo caso di applicazione.

L’idea di setacciare la grande mole di dati, dei tipi più svariati, che fluisce in ogni istante sulla rete non è nuova, anzi è una delle tendenze tecnologiche più imponenti e diffuse di questi ultimi anni. Da qualche tempo si parla insistentemente di Big Data ma molti soggetti sia del mondo della ricerca che delle imprese si erano già accorti che Internet non era solo un sistema di comunicazione: l’interconnessione delle reti e la digitalizzazione dei dati rende più facile il loro trattamento e la loro analisi; la elevata raffinatezza matematica degli algoritmi e la flessibilità di molti software, unitamente alla grande capacità di immagazzinamento dei dati dei moderni computer, consente di prolungare la vita dei messaggi oltre il momento della comunicazione, consentendo di ricostruire un quadro aggiornato dell’ecosistema che si vuole monitorare.

Se ne sono accorte le industrie, che ormai vedono nell’analisi dei dati di funzionamento di macchine e impianti la principale risorsa per poter raggiungere l’obiettivo imprenditoriale di sempre: ottimizzare la produzione e ottenere il massimo vantaggio dai propri asset; e non si parla solo di vantaggio economico, ma anche in termini di sicurezza, di tutela ambientale e sociale. Molti impianti ormai sono guidati da operatori che osservano un cruscotto aziendale che confronta l’andamento della produzione con le performance programmate; ma è anche in grado di segnalare il trend dei malfunzionamenti, indicando i settori nei quali intervenire con la manutenzione; e di monitorare i consumi energetici e le emissioni inquinanti, per controllare se vengono rispettati i parametri stabiliti dalle normative.

Adesso qualcuno ha pensato di applicare gli stessi concetti all’ecosistema urbano: ed ecco Urbanscope, un ”macroscopio”, come lo definiscono i suoi progettisti, concepito per interpretare in diretta le innumerevoli tracce digitali che tutti noi lasciamo durante la vita in un contesto cittadino. Generiamo in continuazione tracce nel compiere semplici gesti quotidiani: alcune le lasciamo volontariamente utilizzando i social network altre involontariamente facendo una telefonata. Tutte hanno in comune una caratteristica: sono composte da lunghe file di bit che non svaniscono nel nulla: oggi cisono strumenti molto avanzati per recuperarli, analizzarli e soprattutto metterli in collegamento reciproco. 

Come ha detto durante la presentazione Marco Brambilla, docente di Ingegneria del Software al Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico, «Urbanscope raccoglie la sfida di affrontare la complessità delle nostre città attraverso il monitoraggio, l’integrazione e l’analisi di dati provenienti da multiple sorgenti. Ciò è reso possibile oggi grazie a tecniche di integrazione e analisi di grandi quantità di dati (Big Data), che provengono da flussi continui (stream) di informazione. Il cuore di Urbanscope è un motore che monitora e integra dati eterogenei effettuando estrazioni ed aggiornamenti continui di tali dati, interrogando in modo massiccio attraverso algoritmi efficienti una serie di servizi web. Tali dati sono poi resi disponibili su database moderni NO-SQL per l’analisi e l’estrazione di informazioni aggregate».

Per avviare il progetto Urbanscope, il Politecnico milanese ha messo in campo un team interdisciplinare formato da docenti e ricercatori di quattro dipartimenti: il già citato Dipartimento di Elettronica, il Dipartimento di Design, il Dipartimento di Ingegneria Gestionale e Dipartimento di Matematica. Insieme i ricercatori hanno individuato le fonti di alimentazione dalle quali trarre i dati, gli strumenti informatici da utilizzare per il loro trattamento e le ”lenti” per la lettura dei dati stessi. Per ora hanno messo a fuoco quattro “lenti”, corrispondenti a quattro domande, o chiavi di lettura con le quali leggere la vita della città; trovando alcune conferme (come quella del Duomo) e alcune sorprese.

La prima lente esplora la domanda: ”quali parti del mondo parlano con Milano e a quali parla Milano?”, visualizzando la distribuzione geografica delle chiamate telefoniche con cellulare effettuate da Milano e verso Milano. Si scopre ad esempio che nell’ultimo mese il record di chiamate dirette a Milano veniva dalla Svizzera (157.829) e che in genere la maggior parte delle chiamate da cellulare risultano da e verso i Paesi dell’Unione Europea; ma è anche interessante notare che le chiamate verso l’Est, Russia e Cina in particolare, sono più numerose rispetto a quelle verso l’Ovest (Nord America).

La seconda lente visualizza la città esplorando le migliaia di messaggi che vengono scambiati a Milano attraverso Twitter. Questa chiave di lettura, che segue la lingua dei messaggi, rivela le tre città digitali attive a Milano: una che parla in italiano con se stessa e l’Italia, una internazionale che parla in inglese con il resto del mondo e una Milano multi-etnica, proiettata verso le nuove comunità cittadine e quelle di origine.

Poi c’è la sezione City Magnets, che segnala quali sono gli attrattori della città a partire dalla classifica dei luoghi più frequentati, classifica stilata (e costantemente aggiornata) in base ai check-in del network socio-turistico Foursquare (e ora anche di Swarm), dai quali si può risalire ai luoghi verso cui la città si muove, di giorno e di notte. Da notare che il monitoraggio svolto prima e durante Expo ha indicato l’evento della grande Esposizione come un nuovo attrattore che però non ha cancellato quelli ”classici”: quindi, secondo l’analisi di Urbanscope, Expo non starebbe svuotando la città.

Infine la lente puntata sui luoghi più ”cool” di Milano. Analizzando ancora i check-in per tipologia e incrociandoli con l’agenda della città, si evidenzia quali sono le tendenze specifiche di un determinato evento; e si può anche verificare il cambiamento dei gusti e delle preferenze nelle varie giornate e nelle varie edizioni di uno stesso evento. Sarebbe interessante, ad esempio, per restare in tema Expo, capire quali sono i padiglioni più frequentati e vedere se la graduatoria resta costante oppure subisce variazioni nel corso dei sei mesi. Per ora possiamo solo dire che nel mese di luglio a guidare la classifica di Urbanscope c’è l’Albero della Vita, seguito, quasi alla pari dai padiglioni del Giappone e degli Usa; un po’ più distanziati Russia, Germania e Brasile.

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