Scuola aperta in arancione scuro: arrivano i carabinieri/ Casto, 10 rispediti a casa

- Emanuela Longo

Scuola media aperta in zona arancione scuro a Casto (Brescia): intervengono i carabinieri che rimandano a casa dieci alunni

militare italiano
Immagine di repertorio (Pixabay, 2018)

In una scuola media di Casto, piccolo centro in provincia di Brescia – tra le zone dove si sarebbe diffusa la variante inglese – nei giorni scorsi sono arrivati i carabinieri. Il motivo? L’istituto, che sarebbe dovuto rimanere chiuso in quanto in zona arancione rafforzato, era aperto con la presenza di circa quindici alunni tra cui alcuni disabili come permesso dalle regole. Circa una decina, come spiega Il Giorno, erano a scuola dal momento che con la Dad non riuscivano a partecipare attivamente alle lezioni. A quel punto, dunque, sono intervenuti i militari che hanno chiesto al preside quale fosse la situazione.

I dieci studenti non disabili sono stati fatti tornare a casa con i genitori, segnalati al tribunale dei minori poichè per la legge avrebbero dovuto sorvegliare i propri figli. A tal proposito è il verbale a parlare: “Non tutti gli alunni presenti avevano disabilità riconosciute, ma alcuni venivano fatti affluire semplicemente perché da casa non partecipavano attivamente e quindi si era optato per farli presenziare al fine di tenerli maggiormente sotto controllo”.

SCUOLA APERTA IN ARANCIONE SCURO: INTERVENTO DEI CARABINIERI

La legge prevede che in zona arancione scuro (o rafforzato) e in zona rossa sia possibile fare lezioni in presenza solo nei casi di alunni disabili e per chi non è dotato di connessione internet indispensabile per la dad. In una successiva versione di BresciaOggi si precisa tuttavia che non sarebbe giunta alcuna segnalazione per i genitori al tribunale dei minori, diversamente da quanto era stato inizialmente comunicato da alcuna stampa nazionale e dall’agenzia Ansa. Nicola Porro nel suo blog ha commentato la vicenda criticando l’intervento dei carabinieri: “certe manifestazioni, più che un mezzo di profilassi, sono l’anticamera della dissoluzione psicosociale”, ha scritto. Il giornalista ha inoltre criticato anche il diffuso metodo della dad: “l’Italia, ormai, è la patria della didattica a distanza. È l’unico Paese d’Europa in cui, da un anno, i nostri figli trascorrono più tempo a casa che in classe. Così è stato anche oggi: i carabinieri hanno prelevato dieci di loro e li hanno rispediti dai genitori. Segnalati addirittura al tribunale dei minori, per omessa sorveglianza. Cos’altro ci aspetta? Le teste di cuoio in università?”, si domanda Porro sul suo blog.



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