SCUOLA/ Dalle trincee a Marconi, la “lezione” (ai prof) di Rashide

- Gianni Mereghetti

Il colloquio di maturità di Rashide era filato liscio, coerente, strutturato. Alla fine aveva incrociato la prof e si erano scambiate un grazie reciproco

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(LaPresse)

Rashide era molto emozionata, era arrivata almeno mezz’ora prima che iniziasse la prova d’esame perché non era riuscita a dormire gran che e si era svegliata molto presto. Così aveva deciso di sgattaiolare fuori casa senza farsi sentire e arrivare a scuola presto, proprio mentre Angelo apriva il cancello.

Il bidello l’aveva accolta con una gran festa, lei era una ragazza che si era fatta ben volere da tutti. Si era seduta a ripassare non sapeva neanche lei che cosa, ma per darsi una mossa aveva preso i suoi appunti e li aveva guardati distrattamente, perché l’ansia cresceva senza che lei riuscisse a controllarla. Ad uno ad uno erano arrivati i suoi insegnanti che l’avevano salutata senza nessuna particolare inflessione e si erano ficcati in un’aula che tutti sapevano essere quella dove vi era tutta la documentazione dell’esame. Più si avvicinavano le ore 8, più aumentava l’ansia di Rashide, che di fatto era già promossa perché aveva già totalizzato 59 punti, ma a chi glielo faceva presente rispondeva che voleva far bene il colloquio, e non solo superare l’esame.

Alle 8 in punto l’insegnante di italiano si era affacciata al corridoio e aveva chiamato Rashide che lentamente era entrata nell’aula. Era come se non vedesse nulla, aveva firmato come un automa il foglio che le era stato messo davanti. A questo punto il presidente della commissione d’esame le aveva messo davanti una fotografia dicendole che da quell’immagine avrebbe dovuto costruire un percorso toccando il maggior numero di materie.

Rashide aveva girato e rigirato quella fotografia che immortalava un soldato in una trincea, poi aveva cominciato a scrivere: prima guerra mondiale, Ungaretti, war poets e perché no, Guernica, anche se veniva un po’ dopo, ma pur sempre guerra era. I collegamenti sembravano facili all’inizio, però poi si erano complicati. Rashide si era bloccata su filosofia, non sapeva dove collegare, però le era venuto in mente Schopenhauer con la sua concezione pessimistica della vita umana. E scienze e fisica? Rashide aveva una terribile sensazione di vuoto. “E se parlassi delle condizioni igieniche dei soldati in trincea?” si era chiesta Rashide e aveva subito segnato l’argomento sul foglio. Rimaneva fisica, materia che proprio non le andava a genio, stava per cedere quando le era venuto alla mente Marconi e le trasmissioni radio.

“Sono pronta!” aveva detto Rashide e il presidente aveva fatto un cenno con il capo, così che cominciasse a esporre i vari argomenti come li aveva collegati.

Rashide aveva così cominciato ad esporre il suo percorso e tutto era risultato di una facilità estrema. Gli insegnanti erano rimasti in silenzio ad ascoltare, il percorso risultava nel complesso coerente e ben strutturato. Rashide aveva voluto concludere il suo percorso sottolineando che purtroppo quello che lei aveva fatto non era un cammino nelle trincee di cento anni prima, perché la guerra era una realtà presente.

“Già che ci sei, raccordati ad educazione civica” le aveva detto l’insegnante di storia e Rashide aveva parlato del fatto che l’Italia ripudia la guerra, non solo perché si era chiesta cosa significasse visto che sosteneva gli ucraini inviando armi. Rashide allora aveva comunicato tutte le sue domande e il desiderio che si trovasse finalmente uno spiraglio di pace. Rashide aveva poi raccontato del suo Pcto, parlando delle visite alle famiglie a cui lei portava il pacco alimentare. Rashide aveva raccontato di una famiglia molto povera a cui il pacco non bastava e allora lei era andata dal responsabile dell’associazione a cui aveva chiesto di poter portare un pacco alimentare in più. Il responsabile aveva acconsentito e Rashide da quel giorno andava ogni settimana un giorno in più a casa di questa famiglia. Il colloquio si era concluso con la correzione degli scritti. A questo punto Rashide si era sentita leggera leggera. “È finita” si era detta fra sé e sé ma il presidente stava formulando l’ultima domanda, quella che riguardava il futuro, a cui lei non avrebbe voluto rispondere.

Meccanicamente aveva detto “medicina!” per poi salutare velocemente uscendo da quella situazione. Mentre stava salutando l’insegnante di lettere Rashide aveva sussurrato un timido grazie, che la prof aveva accolto con un largo sorriso.

“A te grazie” aveva risposto la prof “oggi mi hai dato una lezione di vita, io su un esame così avrei tanto da ridire, tu l’hai affrontato com’è, dimostrando che l’umano vince sempre. Grazie Rashide”.

“È quello che in questi anni mi ha insegnato lei. Più di poeti e di scrittori lei mi ha dato la certezza che l’umano è ciò che vale. Grazie.”

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