SCUOLA/ Il “bello” della maturità? Condensa tutti i mali della scuola

- Leonardo Eva

Un bilancio dell’esame di maturità? È un ottimo condensato di tutto quello che non funziona nella scuola italiana, vittima perenne della sua burocrazia

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LaPresse

Caro direttore,
un bilancio dell’esame di maturità? Un ottimo condensato di tutto quello che non funziona nella scuola italiana.

Il Ministero dell’Istruzione ha dato indicazioni confuse, facendo in modo che le commissioni si sentissero libere di interpretarle a proprio piacimento (ma forse non è neanche questo il problema: il punto è che ancora una volta il ministero ha mostrato di non avere una direzione chiara in mente).

I presidenti di commissione si sono mostrati come al solito desiderosi soprattutto di evitare grane.

I docenti più severi (generalmente i commissari esterni) hanno tentato più o meno consapevolmente di sminuire il lavoro dei propri colleghi, mostrando una flessibilità vicina allo zero.

I docenti meno severi (generalmente i commissari interni) hanno cercato di alzare leggermente il punteggio degli alunni (non si sa perché… Che cosa cambia se un ragazzo si diploma con 73 invece che con 72/100?). Questo tentativo ha ovviamente contribuito a peggiorare l’umore dei colleghi.

La burocrazia si è rivelata ancora una volta la regina della scuola. Non solo perché la maggior parte delle energie della commissione se n’è andata nella stesura dei verbali, ma anche perché le richieste più assurde sono sempre dietro l’angolo. Come faccio, per esempio, a consegnare la mia richiesta di ferie entro il 30 giugno se a quel punto non sono ancora in grado di dire con certezza quanto dureranno gli impegni estivi presso la scuola in cui lavoro?

E gli alunni? Ah, già… Gli alunni… Dopo essersi mostrati piuttosto accondiscendenti (non si sono sentite grandi proteste per il cambio di esame; forse speravano fosse più facile), si sono dovuti scontrare con una prova orale che ha messo in difficoltà i più rigidi. Probabilmente questo è un bene. Ma un po’ più di tempo per prepararsi al mutamento non avrebbe guastato.

A proposito di rigidità, il premio va (come spesso accade) ai genitori. Una storia esemplare. Un trentenne candidato privatista dialoga con il presidente della commissione di un liceo classico: “Come mai mi presento solo adesso? Mi piacerebbe iscrivermi all’università. Quando ero adolescente non riuscii a finire il liceo. Io avrei voluto fare l’artistico, ma i miei insistettero perché facessi il classico…”.

Quanti giovani potrebbero sottoscrivere?

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