SCUOLA/ Nel mondo del green pass a chi tocca educare, agli “esperti” o agli adulti?

- Ezio Delfino

Vaccinazioni, green pass, scelta supplenti sembrano i soli nodi da sciogliere prima di iniziare il nuovo anno. Nessuno parla più di educazione

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(LaPresse)

90,45%: è questa la percentuale del personale scolastico docente e Ata che ha ricevuto la prima somministrazione di vaccino o dose unica, secondo quanto riportato nel report pubblicato il 27 agosto dalla struttura commissariale che raccoglie settimanalmente gli aggiornamenti provenienti dalle Regioni. A quella data il numero di insegnanti e personale Ata sprovvisto di immunizzazione risulta di 138.435 unità, il 9,55% del totale.

Il report evidenzia anche l’aumento delle percentuali di vaccinati tra i giovani in età scolare: le somministrazioni dose unica per la fascia 12-15 hanno superato il 40% della platea vaccinabile, mentre la fascia 16-19 ha superato la soglia del 67%.

Segnali di fiducia alla campagna vaccinale, dunque, dal mondo della scuola in vista della ripresa delle lezioni che, oltre le cifre, indicano, positivamente, un desiderio diffuso di prepararsi ad una ripartenza delle attività didattiche in sicurezza e in presenza.

Segnali che, tuttavia, impattano con il permanere di altre urgenze che devono essere ancora gestite nei prossimi giorni. Come, ad esempio, l’obbligo del possesso del green pass dal 1° settembre per tutto il personale scolastico quale requisito per lo svolgimento delle prestazioni lavorative che deve fare i conti ancora, però, con interpretazioni non chiare e incertezze applicative alle quali una conferenza di servizio con tutti i dirigenti scolastici annunciata il 31 agosto dal ministero dell’Istruzione cercherà di rispondere.

Restano poi in corso d’opera, nel grande cantiere allestito per l’avvio dell’imminente anno scolastico, anche altri temi: l’espletamento delle nomine dalle graduatorie provinciali, l’individuazione dei supplenti annuali, la scelta dei docenti per le scuole paritarie, i protocolli sanitari, l’impiego delle risorse finanziarie assegnate alle scuole con gli ultimi decreti, la definizione dei piani di trasporto locali.

A fronte di questo fermento pianificatorio e organizzativo, faticoso e tardivo, resta ancora, invece, totalmente sottotraccia, almeno nel dibattito pubblico, il confronto su cosa attendersi da questo nuovo anno scolastico, il focus sulla proposta da offrire ai ragazzi, la ricerca dell’approccio educativo più adeguato da promuovere, la messa in luce delle competenze professionali da giocare a scuola. Questioni alle quali non saranno né il vaccino né il miglior sistema organizzato a dare prospettive risolutorie, ma che urgono, proprio per questo, l’accensione di confronti che le illuminino, l’onestà della ricerca di nuovi approcci educativi e l’ideazione di progettazioni formative all’altezza della loro portata.

Temi che, questi sì, dovrebbero infiammare il confronto tra adulti – genitori, docenti, presidi e responsabili istituzionali – che si aspettassero veramente tutto e tanto dall’ingaggio della propria responsabilità con la nuova domanda di formazione degli studenti. “Aspettare è ancora un’occupazione. È non aspettare niente che è terribile” denunciava drammaticamente Pavese.

Ecco allora le domande da mettere oggi a tema del confronto: come attendere al compito di un’autentica e consapevole comunicazione di sé e della tradizione culturale a scuola? Come aiutarsi e come aiutare i più giovani a vivere questo periodo di incertezza senza paura e come un’opportunità? Come aiutarli ad una esperienza di consapevolezza, responsabilità e libertà pur dentro le – inevitabili – restrizioni?

Come se in una casa si continuasse a discutere del servizio di piatti e tovaglie da utilizzare per un pranzo e delle portate da servire senza mai mettere a tema, come dato imprescindibile, chi sono gli invitati – i ragazzi -, quali le loro aspettative, come corrispondere ai loro gusti e, soprattutto, il motivo per cui sono attesi.

“In un mondo in cui non ci sono più adulti – scrive icasticamente Alain Finkielkraut – ci si affida agli esperti”. Rimettiamo, dunque, al centro del confronto di queste settimane non solo le azioni e gli strumenti per garantire lo svolgimento delle lezioni in presenza e per l’adeguato funzionamento del sistema scuola, ma anche (e soprattutto) il confronto sui contorni e sui contenuti di una proposta all’altezza delle attese formative dei ragazzi.

Un confronto su questioni – se si vuole – antiche. Ora, però, più che mai ineludibili.

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