SCUOLA/ Riccardo e Youssef, un amico e non c’è Odissea che tenga

- Gianni Mereghetti

Youssef è in ansia e telefona a Riccardo, lo studente universitario che lo segue al centro di aiuto allo studio. La verifica sull'Odissea è l'indomani mattina a scuola

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Era domenica sera e Riccardo, dopo cena, era pronto a buttarsi nello studio. D’improvviso era squillato il telefonino, era comparso il nome, Youssef, e Riccardo fra sé e sé si era detto: “ma che cosa vuole? Abbiamo studiato insieme per tre ore venerdì!” e non aveva risposto. Aveva altro a cui pensare, al suo imminente esame universitario.

Youssef aveva insistito senza ottenere risposta, allora aveva scritto un messaggio WhatsApp: “Scusami ma avrei bisogno. Domani ho la verifica sull’Odissea.”

Quando Riccardo aveva letto il messaggio aveva sentito un vuoto dentro, quel bisogno gli avrebbe cambiato la serata e lui non voleva, doveva studiare, non poteva perdere tempo. E si era rimesso sulle sue pagine.

Era andato avanti a studiare, ma un tarlo rimaneva nella sua mente, il bisogno di Youssef.

Aveva letto una pagina del libro di biochimica, poi aveva preso il telefonino e aveva chiamato Youssef.

“Che cosa c’è?” gli aveva chiesto, e Youssef, che era un ragazzo molto gentile, si era scusato, ma aveva una domanda urgente a causa della verifica del giorno dopo.

“Qual è il problema?” aveva allora incalzato Riccardo. “Abbiamo visto venerdì il viaggio di Ulisse e la sua conclusione ad Itaca. Che cosa manca?”

“Niente! Abbiamo fatto tutto, ma la verifica sarà il riassunto di un brano dell’Odissea che ci darà la prof.”

“Non è che possiamo leggere tutta l’Odissea in una sera” aveva ribattuto Riccardo.

“No! No, certo, ma secondo te ci darà un brano che abbiamo letto insieme?”

“Come faccio a saperlo? Non avete fatto due mesi fa una verifica sull’Iliade? Come si è comportata?”

“Ci ha dato un brano che avevamo letto insieme.”

“Secondo logica farà lo stesso. Ma anche se ti desse da interpretare un brano nuovo stai tranquillo, leggilo pian piano e vedrai che riuscirai a fare il riassunto.”

Youssef non era convinto e aveva fatto una breve pausa prima di dire che lui non sarebbe stato capace di capire un brano nuovo, quindi come avrebbe potuto riassumerlo?

“Non è vero” aveva reagito Riccardo. “Non partire così, non iniziare mai dal fatto che non sei capace, devi partire dal fatto che puoi riuscire. E poi tenti. Io sono sicuro che anche se ti presenterà un brano che non hai mai visto riuscirai a capirlo.”

“Se lo dici tu” aveva risposto Youssef e Riccardo con grande forza, quasi gridando, gli aveva detto: “non lo dico io, è così!”

“Va bene” aveva detto Youssef cominciando a capire che doveva credergli.

“Avevi altre domande?” aveva chiesto Riccardo, che non riusciva a capire dove stesse la difficoltà di Youssef.

“Sì. Nel riassunto devo usare il discorso diretto o indiretto?”

“Ne abbiamo già parlato venerdì, ti ricordi?” aveva ribattuto Riccardo.

“Sì, se vi è un dialogo tra virgolette devo fare il discorso indiretto” aveva risposto Youssef.

“Guarda ogni situazione e scrivi quello che consideri il miglior modo di esprimere quello che hai letto. Soprattutto non farti prendere dall’agitazione, tu capisci i testi e li sai riassumere. Abbi fiducia in te!” Ormai Riccardo aveva capito, Youssef non aveva domande sull’Odissea, cercava uno che gli desse sicurezza, cercava uno sguardo amico.

“Ecco, penso di averti detto tutto.” Riccardo aveva avuto un fiotto di commozione e avrebbe voluto abbracciarlo, ma dovette limitarsi un caloroso “ciao” e ad un “sono certo che farai bene”.

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