SCUOLA/ Tar annulla il concorso presidi: cosa nasconde questa bocciatura?

- Marco Bardelli

L’annullamento del concorso per dirigenti scolastici rischia di creare il caos in moltissimi istituti. La decisione non sorprende: la trasparenza resta un problema

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La sede del ministero del'Istruzione (LaPresse)

La notizia dell’annullamento del concorso per dirigenti scolastici ha destato scalpore su tutti i giornali, ma per chi ha seguito in questi mesi l’evolversi delle procedure concorsuali la sorpresa non è stata poi così clamorosa.

Quello che risulta adesso davvero grave è la situazione che potrebbe crearsi a seguito dell’aumento del numero di reggenze scolastiche, che renderebbe di fatto ingestibili numerosissimi istituti su tutto il territorio nazionale. Come se non bastasse in alcune regioni, dato che le reggenze sono distribuite tutt’altro che uniformemente, si rischierebbe un vero e proprio collasso del sistema di istruzione.

La sentenza del Tar che ha messo ko il ministero il 2 luglio è però solo la prima di una lunga serie di sentenze, si spera non tutte sfavorevoli per il povero Miur, e a questo punto per la povera scuola italiana, che nei prossimi mesi verranno emesse, perché troppe sono state, a partire dallo scritto di ottobre, ma a ben vedere anche dalla pre-selettiva del luglio 2018 (quest’ultima, però, non annullata dalla sentenza), le carenze organizzative e le gravi approssimazioni di gestione da parte dell’amministrazione, rivelatasi del tutto inadeguata a condurre una macchina concorsuale così mastodontica attraverso commissioni dimostratesi spesso quanto meno di dubbia competenza.

Degli undici motivi di richiesta di annullamento la sentenza di martedì scorso ne ha, del resto, accolto solo uno: quello relativo all’invalidità dei criteri di valutazione dello scritto, in quanto adottati da un organo illegittimamente costituito dove erano presenti componenti che versavano in condizioni di incompatibilità o di conflitto d’interessi, così da non poter essere destinatari di alcuna nomina. In particolare tre componenti, di altrettante sottocommissioni, di cui due che avevano svolto attività formative nell’anno precedente l’indizione del concorso. Certamente un fatto grave, che non poteva passare inosservato da candidati che si apprestano a diventare dirigenti dello Stato e che quindi sono tenuti, come in questo caso è stato dimostrato evidentemente col supporto di un ottimo avvocato, a conoscere le procedure e a far rispettare le regole dell’amministrazione.

Nell’attesa di sapere quali saranno le strade che intraprenderanno il Miur, che sicuramente si appellerà al Consiglio di Stato, e i numerosi ricorrenti, che galvanizzati dalla sentenza affileranno ancora di più le loro armi per far sentire le loro ragioni, resta lo sconforto di sapere che si rischia anche lo scontro, che già emerge sui social network, tra coloro che hanno superato il concorso e coloro che hanno subìto un danno per le irregolarità evidenziate o che saranno evidenziate forse con le prossime sentenze.

A questo punto diventa probabile la via d’uscita dell’ennesima sanatoria, come già è stato fatto con la legge 107/2015, che confermerà ancora come il Miur sia un caso unico in Europa di incapacità di gestione del proprio personale (e in questo senso vanno apprezzate, invece, le procedure lineari e rapide per la gestione di analogo concorso svolte dalle Province autonome di Trento e Bolzano).

La trasparenza e la responsabilità, richieste alle pubbliche amministrazioni per legge, sono sempre state un problema per viale Trastevere e quando si prova a indagare il funzionamento della macchina amministrativa spesso risulta come la fiducia dei cittadini in quest’ultima non possa ritenersi sempre ben riposta.

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