SCUOLA/ Tornare (in classe): 4 scenari ci dicono come cambierà

- Assunta Viteritti

Numerosi spunti sul futuro della scuola emergono dalle prospettive tracciate dall’Oecd e da un recente lavoro di due studiosi israeliani, Smimiam-darash e Michael Rabi

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LaPresse

Costruire scenari per guardare, problematizzare e affrontare i cambiamenti presenti e proiettare le loro conseguenze e opportunità rappresenta un nuovo modo di governare le incertezze future. In un recente lavoro dal titolo Governing uncertainty, producing subjectivity: from Mode I to Mode II scenarios, un articolo del 2021 di due autori israeliani (Limor Smimiam-darash e Michael Rabi), si propone una riflessione sul valore degli scenari e su come prepararsi a interpretarli e costruirli.

Un primo modo sarebbe quello di immaginare scenari intesi come soluzioni a problemi di incertezza, in questo caso l’immaginazione forma un ragionamento sul futuro declinandone non solo le possibilità ma definendone le forme materiali specifiche, in questo caso la costruzione degli scenari segue una visione ontologica, disegnare il mondo così questo materialmente sarà.

Nel secondo caso invece gli scenari sono considerati dagli autori come una spinta di carattere epistemologico, un modo per sfidare e mutare le percezioni e accettare le incertezze. In questo secondo caso gli scenari sono un modo per confrontarsi creativamente con le vulnerabilità del presente entrando in contatto con visioni incerte del futuro ma, allo stesso tempo, piene di potenzialità. Gli scenari, in questo secondo caso, invitano a una pluralità di immaginari, tutti possibili.

Oggi abbiamo bisogno di immaginare futuri possibili, la pandemia ha generato una rottura della linearità del presente, ha prodotto un breakdown, un’interruzione delle routine, personali e collettive, e lo ha fatto sul piano globale. Tutti i campi sociali ne sono stati coinvolti, nessuno escluso, e la scuola in modo particolare.

Certo, siamo nella parte di mondo che ha potuto scegliere la modalità a distanza (in emergenza) e, seppure in modo eccezionale, si sono potute sperimentare, gioco forza, diverse modalità di inedita vita scolastica quotidiana. Non è stato così dappertutto. In molte parti del mondo milioni di ragazzi e ragazze hanno semplicemente interrotto il loro processo educativo e anche con la ripresa della scuola molti non sono rientrati, rimanendo impigliati nelle maglie della dispersione e dell’abbandono. In Brasile, ad esempio, hanno ripreso la didattica in presenza solo le scuole private mentre la scuola pubblica è ancora in gran parte chiusa. È così in altre parti del mondo. A pagare le conseguenze peggiori sono le ragazze, soprattutto quelle provenienti da bassi strati sociali e da famiglie non istruite che, una volta uscite dalla scuola, perdono ogni aggancio con la vita sociale esterna rimanendo intrappolate nelle maglie strette delle tradizioni familiari. In India la chiusura della scuola ha visto aumentare il numero della deprecabile pratica dei matrimoni precoci (di ragazze di 13, 14 e 15 anni) che portano reddito a famiglie povere costrette ad affidare la sorte e il destino delle giovani figlie a uomini adulti. Ma il rischio dell’abbandono e della dispersione nella pandemia non è solo un fenomeno dei paesi citati, è piuttosto un sintomo strisciante e silenzioso che investe anche i paesi più ricchi e democratici.

Gli insegnanti, in tutti i paesi europei, anche in Italia, hanno fatto i conti con quello che nel ritorno a scuola è diventato non solo un’eventualità da scongiurare, ma in molti casi un terribile fatto da constatare. La pandemia lascerà tracce importanti nelle generazioni impegnate nei diversi cicli scolastici che si dovranno affrontare e mitigare (i test Invalsi, come c’era da aspettarsi, per il 2021 paiono testimoniarlo).

La pandemia, come più volte ha ripetuto Ilaria Capua, è un evento trasformazionale, cambierà (lo ha già fatto) il modo in cui la scuola prenderà di nuovo forma. La presenza di nuovo nelle aule sarà forse assicurata dai vaccini, anche per i più giovani, ma le tracce del cambiamento saranno e resteranno ben visibili. Come la pandemia e le sue conseguenze richiederanno di gestire gli spazi scolastici? In quale modo e in che misura le strutture scolastiche attuali aiuteranno o ostacoleranno la ripresa piena e partecipata della didattica? Il ritorno a scuola come sarà vissuta dagli studenti dopo lo shock della pandemia?

Sul piano internazionale diversi sono gli scenari che guardano al futuro della scuola, tra questi spicca quello dell’Oecd che presenta quattro scenari per diversi futuri possibili della scuola. La pandemia se da una parte ha messo a dura prova le routine scolastiche quotidiane, sovvertite in tutte le regioni del pianeta, dall’altra ha messo in evidenza come gli apprendimenti possano essere diffusi, anche esterni ai processi istituzionali formali. La scuola è estesa, si espanderà sul piano delle reti internazionali e digitali (scenario 1); la scuola tradizionale avrà un’interruzione, la società sarà sempre più coinvolta nei processi di costruzione della cittadinanza (scenario 2); la scuola sarà un luogo di diversità e sperimentazione connesso ai territori (scenario 3); la scuola prenderà forma in molti modi e luoghi, tra apprendimenti formali e informali (scenario 4). Si tratta di direzioni che potranno combinarsi tra di loro, gli scenari non costruiscono il futuro ma aiutano a immaginarne direzioni, combinazioni e possibilità.

Certo però il futuro non è una terra magica dove tutti i problemi svaniranno. Dobbiamo evitare di pensare al futuro come un luogo dove tutti i problemi scompariranno, non tutto potrà e dovrà tornare come prima. Gli spazi virtuali di apprendimento e le relazioni faccia a faccia dovranno imparare a coesistere, sarà sempre più importante la lotta quotidiana alle disuguaglianze sociali che hanno un forte impatto sulla partecipazione e sui risultati dell’istruzione: le politiche e le pratiche scolastiche possono contribuire a riprodurre o a mitigare le differenze di partenza, ma la sfida sarà per le attività quotidiane di ogni singolo docente e di ogni singolo studente.

La pandemia impegna il presente ma indica anche che i futuri alternativi possibili non sono un sogno lontano ma potranno essere la nostra realtà di domani a partire da oggi.

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