SCUOLA/ Un diario e una prof fanno breccia nello scetticismo di Lucy

- Gianni Mereghetti

Lucy non sopportava di scrivere un diario. Poi, in modo quasi casuale, una prof le aveva dato nuove motivazioni. Ed era cambiato tutto

falsa professoressa
Scuola (Pixabay)

Lucy è una ragazza che nelle lunghe ore estive ha tra le altre cose un compito, quello di scrivere ogni giorno un diario per raccontare quello che fa.

Un giorno Lucy era andata a farsi correggere il suo diario da un’amica insegnante di nome Gloria che aveva conosciuto al centro di aiuto allo studio.

Gloria aveva guardato il diario e lo aveva apprezzato: “È scritto bene” le aveva detto, “c’è solo qualche errore ortografico, ma poca cosa.”

Lucy aveva ringraziato e stava per andarsene quando Gloria le aveva posto una domanda diretta. “Perché stai scrivendo questo diario?”

“Perché devo!” aveva risposto la ragazza pensando così di liberarsi della scomoda domanda, ma la giovane insegnante non voleva lasciarla andare e le aveva fatto un’altra domanda: “ti piace scrivere un diario?”

“No” aveva risposto seccamente Lucy “no, preferirei non scriverlo!”

“Quindi se a settembre la tua prof non ti dicesse di andare avanti a scrivere il diario tu getteresti via questo quaderno e non aggiungeresti altra pagina?”

“Ci mancherebbe che ci facesse scrivere un diario annuale! No, non lo dica nemmeno per scherzo o per provocarmi! No! non vedo l’ora di finire questo compito, è una cosa pesantissima.”

“Stai perdendo un’occasione, lo sai?” aveva tenuta viva la provocazione Gloria, non mostrando segni di cedimento a Lucy che aveva cominciato a preoccuparsi.

“Un’occasione? Solo tempo perso” aveva ribadito Lucy e sul suo volto si stavano evidenziando segni di insofferenza. Avrebbe voluto chiudere quel dialogo fastidioso ma non poteva, lei stimava Gloria e pensava che qualcosa di positivo da lei venisse sempre. Ma il diario no, il diario proprio no!

“Perdonami” Gloria si era accorta di essere stata impertinente “quando avrai voglia e ti interesserà ne parleremo. Hai fatto un buon lavoro, continua così.”

“No, prima mi deve dire che occasione mai sarebbe scrivere un diario, perché per me è solo una fatica, un dovere per il dovere, e non ci vedo nulla di positivo. Adesso deve dirmi cosa c’è di così importante in un diario! Adesso lo voglio sapere!” Gloria non si aspettava una simile reazione, Lucy era sincera, voleva sapere che tesoro ci fosse mai in un diario.

“Vedi” aveva allora ripreso Gloria un po’ sommessamente “un diario è un’occasione perché scrivendo quello che ti è capitato puoi fermarlo nella tua memoria e rifletterne sul senso che ha. Un diario è un modo per scoprire il tuo cammino umano. Giorno dopo giorno tu scrivi ciò che ti è accaduto e prendi coscienza della tua ricchezza.”

“Ma la prof ci ha detto di fare il resoconto delle mie giornate” aveva obiettato Lucy.

“Sì, ho visto che il tuo è un resoconto, ma un resoconto è già la presa di coscienza di ciò che è capitato di importante, è l’inizio di un perché.”

“Guardi, per me rimane un dovere, non ci vedo nulla di positivo. Io non mi sono accorto di niente di importante, sono i miei giorni.”

“Sei ingiusta con te stessa se dici così. Perché hai raccontato un incontro e non un altro? Perché un episodio e non un altro?”

Lucy aveva accusato il colpo, non sapeva cosa rispondere, aveva bofonchiato un “no, un nuovo diario no!”

“Non voglio che tu mi dia ragione. Ti chiedo solo questo, le altre pagine che scriverai stai attenta a ciò che scrivi e chiediti il perché. Non scriverlo, chieditelo, fatti solo questa semplice domanda. E la prossima volta mi dirai. Posso domandartelo?”

Lucy si era arresa e le aveva detto “rimane la mia idiosincrasia per il diario, ma proverò a vedere se scriverlo mi fa capire più me stessa. Ci proverò, glielo prometto”.

Due giorni dopo Lucy era andata a cercare Gloria a casa sua, ma non l’aveva trovata. Allora aveva pensato che avrebbe potuto trovarla al centro di aiuto allo studio che era rimasto aperto per i ragazzi e le ragazze che dovevano recuperare i debiti. Ed era proprio così, entrata nel centro aveva visto subito Gloria. La prof era con una sua amica, Sara, che aveva per l’appunto il debito in italiano.

“Ciao Lucy” l’aveva salutata con tanto trasporto Gloria “vieni, vieni pure, possiamo stare un po’ insieme. La tua amica Sara mi sta facendo leggere un tema che ha fatto sulla felicità.”

Lucy si era avvicinata e si era messa a sedere.

“Forse dovevi dirmi qualcosa?” le aveva chiesto Gloria, ma Lucy aveva risposto con un netto “no” e aveva aggiunto “sentiamo cos’ha scritto Sara sulla felicità.”

“Veramente ti interessa cos’ho scritto io sulla felicità?” aveva detto con tanto scetticismo Sara.

“Certo, perché per me la felicità non esiste!” aveva risposto Lucy a muso duro, spezzando le ali della speranza che si era aperta in Gloria.

“Comunque leggi il tuo tema, sono curiosa di sapere quello che hai scritto” aveva insistito Lucy e Sara aveva eseguito il compito con molta partecipazione.

Alla fine della lettura Lucy aveva detto a Sara che le sue erano tante idee campate per aria, definizioni che non erano nemmeno sue.

“Come fai a dirlo?” le aveva ribattuto Sara “sono idee a cui io credo, sono proprio convinta!”

“Ma tu, tu proprio tu sei felice ora?” le aveva allora chiesto Lucy in modo diretto.

“No! Io non sono felice” aveva risposto in modo sincero Sara “ma cerco qualcosa o qualcuno che mi faccia felice.”

Gloria a questo punto si era messa in mezzo e aveva detto che quello che stava succedendo era importante, il problema non era la ricetta della felicità, ma la domanda. “E ognuna di voi non mi dica che non ha questa domanda!”

Poi, rivolgendosi a Sara, Gloria aveva detto: “Ecco come concludere il tema con la domanda diretta della tua amica, perché la questione non è avere l’idea della felicità, ma essere felice.”

Le due ragazze che avevano iniziato polemicamente per la provocazione di Lucy ora si stavano guardando in modo diverso, avevano scoperto quanto fosse decisiva la domanda della felicità, prima ancora della risposta.

“Bene, visto il caldo ora possiamo andare. Ma tu, Lucy eri venuta a cercarmi per dirmi qualcosa?”

“No, niente di importante, volevo dirle che ho iniziato a scrivere un diario diverso in cui mettere me stessa, ci sto provando in fiducia a lei. Vedremo cosa verrà fuori. Ora non ho nulla se non che ho scritto mezza paginetta coinvolgendo la mia umanità.”

“Bene. Vediamo, è un cammino e che tu abbia deciso di farlo è già un segno positivo, è la strada di qualcosa di nuovo, di pagine più tue.”

Lucy era tornata a casa e sorprendendosi non si era messa in camera sua a giocare con il cellulare come era solita fare. Si trattava di ore e non solo qualche decina di minuti, ore di smanettamento per vincere i giochi più all’avanguardia che trovava nella rete. Lucy perdeva il rapporto con la realtà, i giochi la tiravano in un vortice senza fine che lei non riusciva ad interrompere, ci volevano le urla della mamma per strapparla da quell’abbraccio mortale. Lucy ormai non riusciva a fermarsi da sé. Era la mamma o il fratello mandato dalla mamma a riportarla alla realtà.

Quella sera Lucy per la prima volta aveva fatto qualcosa di diverso, si era messa alla sua piccola scrivania e si era chiesta: “cosa posso scrivere oggi sul mio diario?”

Una domanda che era rimasta in sospeso per qualche minuto, poi d’improvviso Lucy si era messa a scrivere. Un fiume di parole era uscito dalla sua penna, aveva raccontato del suo dialogo con Sara e Gloria concludendo che anche lei desiderava essere felice, era ciò a cui teneva maggiormente.

Quando la mamma l’aveva chiamata per la cena Lucy aveva risposto con un pronto “arrivo!”.

“Che cosa stavi facendo?” le aveva chiesto la mamma sorpresa per tanta prontezza.

“Stavo scrivendo il mio diario.”

“Scrivendo? Tu scrivendo?” la mamma l’aveva guardata con un sorriso scettico e aveva espresso la sua incredulità con una domanda che significava una cosa sola “non prendermi in giro!”

“Sì stavo scrivendo! Ha ragione la prof Gloria, quando hai fatto un’esperienza è più facile e bello scrivere! E oggi mi rimane nella mente la domanda sulla felicità, averla scritta è averla impressa nella memoria!”

“Su a cena” aveva insistito la mamma non dando molto credito alle parole di Lucy, che aveva capito lo scetticismo della madre, ma era quanto mai certa di aver fatto una conquista, il segreto dello scrivere era l’esperienza.

Il giorno dopo Lucy era andata a cercare Gloria, lei sapeva che era giorno di mercato e l’avrebbe certamente trovata a girare tra le bancarelle. Così era successo, Lucy l’aveva adocchiata e quando si era fermata davanti ad una bancarella con tante magliette variopinte le si era affiancata facendo finta di essere interessata a quel vestiario che non era proprio di suo gusto.

“Che ci fa qui? Tu?” aveva chiesto Gloria non appena si era accorta della presenza di Lucy.

“Volevo farle vedere ciò che ho scritto.”

“Ora?”

“No, quando può” aveva risposto Lucy, ma aveva già tratto fuori dalla borsa il suo quadernetto.

“Su, dammelo” aveva detto Gloria avendo visto la sua mossa.

Lucy le aveva allora dato il suo quadernetto che Gloria aveva preso e scorso immediatamente.

“Non qui, andiamo al bar che vi è alla fine della strada” e si era districata tra la gente tirandosi dietro Lucy.

Arrivati al bar si erano sedute e avevano ordinato due caffè con altrettante brioches alla marmellata. Gloria senza dire nulla si era messa a leggere il pezzo di diario che Lucy aveva scritto il giorno prima. Ci aveva messo una decina di minuti, era tutta assorta nella lettura da non essersi nemmeno accorta del cameriere che aveva portato ciò che avevano ordinato.  Terminata la lettura, Gloria era scoppiata in un “bello!” e aveva guardato con grande intensità Lucy che stava sorseggiando il suo caffè.

“Sì bello!” aveva sottolineato Gloria prendendo la tazza del suo caffè e portandola alla bocca.

“Davvero le piace?” aveva chiesto Lucy che stava assaporando la sua brioche.

“Beh! qui si sente la tua umanità! È proprio bello. Come hai fatto tu così scettica a scrivere questo?”

“Grazie a voi, a lei e a Sara.”

“Cosa dici? Non mi pare che all’inizio fossimo nella stessa direzione, non è stato facile arrivare allo stesso punto.”

“Vero, ma ci siamo arrivati e io sono stata colpita da come voi avete considerato le mie provocazioni. Le avete prese sul serio e questo mi ha commosso. Sono partita da lì e ho deciso di raccontare quello che è successo a me.”

“Si vede che ci sei tu in quello che hai scritto.”

“Ed è vero che mettere se stessi è affascinante. Per la prima volta mi è piaciuto scrivere, perché avevo qualcosa di me da raccontare.”

“È un inizio, ma un inizio giusto.”

Lucy guardava Gloria con un sorriso ampio e pieno, la questione non era tanto che aveva scritto una bella pagina di diario, ma che aveva preso sul serio se stessa.

“Vedi Lucy” aveva detto dopo un attimo di silenzio Gloria “ciò che hai fatto va oltre un compito di italiano, tu hai guardato a te stessa, hai scoperto che vali, questo è importante. Lo hai imparato attraverso un compito delle vacanze, trattienilo, vale per la vita.”

Lucy e Gloria avevano finito la colazione e si erano ributtate nel mercato a cercare qualche capo di vestiario che le potesse soddisfare.

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