SEA WATCH/ Quella Capitana fra ordini e contrordini (di Saviano & co.)

- Stefano Bressani

Sea Watch: la capitana è stata arrestata dalla Guardia di finanza. Le sue mosse sono guidate dalla regia di certa sinistra contro l’Italia e Salvini

migranti bologna
LaPresse

L’editoriale di Ezio Mauro sul caso Sea Watch, ieri su Repubblica, sfiorava le diecimila battute: centinaia di volte più del “Forza Capitana” strillato in prima il giorno precedente dallo stesso quotidiano. Ma anche in questa contrapposizione diametrale, il saggio breve di Mauro su natura e senso di una “legge superiore” si è rivelato perfetto complemento al titolo-tweet nel comunicare la nevrosi politico-culturale di ciò che in Italia continua ad autodefinirsi “sinistra”, poco importa se parlamentare o giornalistica.

Nella pagina intera firmata ieri da Mauro, dopo un warning liturgico contro la manipolazione fake di “politica, informazione, istituzioni”, era subito possibile leggere questo: “…il caso della Sea Watch è stato immediatamente trasformato da Salvini nel mostro di Loch Ness dell’estate. Forse è apparso un po’ troppo presto per dominare il vuoto estivo nel calore disattento delle vacanze, riempiendolo di propaganda non politica, ma ideologica: e tuttavia la tempistica è utile per deviare l’attenzione della pubblica opinione dalle liti interne del governo… dalle tasse arrivate a livelli record, dall’Europa che guarda i conti dell’Italia… Dunque: avanti tutta per ingigantire il caso Sea Watch a dismisura, scegliendo il caso propizio su cui passare all’attacco…”.

Che il vicepremier leghista stia beneficiando del caso Sea Watch 3 (come aveva beneficiato dei due precedenti) è un fatto oggettivo, già rilevato nei voti 2018 e 2019 e dai sondaggi correnti. Ma che sia stato lui a “passare all’attacco” di una nave olandese con comandante tedesco che pretendeva di entrare a forza in un porto italiano è un’affermazione che sfida ogni legge di gravità logico-giornalistica. E se qualcuno ha (oggettivamente) strumentalizzato il caso – come denuncia con veemenza l’ex direttore di Repubblica – è lo stesso giornale su cui scrive. Il quale nella giornata di giovedì ha certamente lasciato senza parole tutti: a cominciare dalle alte cariche dello Stato, rimaste letteralmente in silenzio di fronte all’incitamento a soggetti stranieri (anzi: residenti dell’Unione Europea) a violare i confini italiani, disobbedendo alle leggi nazionali e sfidando apertamente l’autorità di un governo legittimo in un Paese democratico.

Non è stato un caso che, in questo Paese, le istituzioni abbiamo ripreso a funzionare, forse loro malgrado. La Procura di Agrigento ha aperto un’indagine penale sulla Capitana della Sea Watch, fino a poche ore prima al centro di molti selfie con parlamentari Pd in gita al largo e accreditata da Roberto Saviano di “una legittimazione superiore rispetto a quella invocata da Salvini”.

Può essere un dettaglio, ma la Procura che ieri ha sparato (a salve) sulla Sea Watch è la stessa che pochi mesi fa ha cannoneggiato (con proiettili giudiziari veri) il quartier generale, mettendo sotto accusa lo stesso vicepremier. E può essere un dettaglio ulteriore, ma la “svolta di Agrigento” è maturata dopo che per settimane sulle prime pagine dei giornali ha campeggiato lo scandalo del Csm (ora è stato frettolosamente spento sui media, anche se restano tutti i clamorosi benefici di consenso che un commentatore come Angelo Panebianco ha elencato a titolo dei “nemici di Salvini che lavorano gratis per lui”).

Può stupire che il principe dei giornalisti giustizialisti italiani, Marco Travaglio, abbia speso un suo editoriale a inanellare “la violazione di una serie innumerevole di norme italiane e internazionali”? “Ciò che non verrebbe consentito da alcun Stato di diritto nel mondo libero”: ma per una volta il direttore del Fatto non stava parlando del “Cavalier B.”, ma della Capitana. Che Travaglio – allievo di Indro Montanelli – abbia nel suo dna “legge e ordine” non è una novità: ma che mettesse fretta al procuratore “democratico” di Agrigento contro una Giovanna d’Arco anti-Salvini non era scontato.

Anche nel magma M5s – qualcosa che non è mai stato chiaro se sia o no “di sinistra” – è l’ora delle scelte: stare con la Capitana e con i ribelli irriducibili della Val di Susa? Sempre con l’Onestà-tà-tà dei magistrati (ma quali)? Con Di Maio (costretto a rinnegare se stesso sull’Ilva) o con Fico, che vorrebbe elezioni anticipate “suicide” forse non solo per i pentastellati?

P.S. Ha perfettamente ragione Mauro a citare l’emergenza italiana delle “tasse alte” e dell’Europa sempre alle prese con “i conti italiani” (e solo con quelli, ndr). È il motivo per cui il centrosinistra italiano ha subìto una débâcle storica nel 2018 dopo un quinquennio di governo con “pieni poteri”, come forse nessun altro nella storia repubblicana. È quando una maggioranza viene bocciata alle elezioni che una democrazia dimostra la sua forza. Ed è quando una maggioranza battuta alle elezioni non trova di meglio che rifugiarsi nei suoi aventini che la democrazia è in pericolo. E lavora gratis per dittatori immaginari.

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