SELTA/ Aggiudicata a Digitalforms, ma la cordata PSC-Next ancora sgomita

- Edmond Dantès

Il Mise ha decretato che è Digitalplatforms ad aggiudicarsi Selta, ma fino a decisione definitiva in corsa c’è anche la PSC-Next

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Dopo circa due anni la procedura di acquisizione della Selta S.p.A., società piacentina attiva nei settori dell’automazione, tlc e cyber security, sta per concludersi. Il Mise, infatti, ha decretato che è Digitalplatforms S.p.A. ad aggiudicarsi definitivamente la Selta. L’acquisizione definitiva è, comunque, subordinata all’approvazione del Comitato golden power, a un accordo con i sindacati e al nulla osta sicurezza. Tre target che Digitalplatforms – vista la solidità finanziaria, il know-how delle società al suo interno e l’autorevolezza del management – raggiungerà con successo nelle prossime ore, salvo colpi di scena.

Nato nel 2018, Digital Platforms SpA infatti è un gruppo industriale interamente italiano guidato da Claudio Contini, Marco Mennella e Marco Ricci, con esperienza trentennale nelle telecomunicazioni, nella finanza e nella consulenza. È focalizzato sull’IoT in diversi settori, dalla produzione di devices ai sistemi di comando e controllo, fino alle piattaforme digitali e alla cybersecurity.

Con sei aziende tutte basate in Italia, Digital Platforms rappresenta una realtà in costante crescita: nel 2020 ha espresso un giro d’affari di circa 20 milioni di euro, con un ebitda di 4 milioni di euro, un tasso di crescita del 100% annuo e circa 200 dipendenti tutti basati in Italia. I principali clienti sono i gestori delle infrastrutture critiche italiane nei settori energia/utilities, telecomunicazioni e trasporti (tra cui Tim, FS, Anas, Acea, Enel, Tern, Adr).

Fino a decisione definitiva, in corsa per la Selta c’è anche la PSC-Next, neonata cordata con al suo interno top manager e uomini delle istituzioni dai nomi altisonanti. Basta scorrere il board di PSC: sulla poltrona di ad Mauro Moretti, ex ad di Fs e di Leonardo. In Consiglio di amministrazione siedono ex top manager dello Stato come Luigi Ferraris, ex Cfo di Enel e poi ad di Terna; Fulvio Conti, ex presidente di Telecom ed ex ad Enel; Livio Gallo, già alto dirigente Enel; il generale Michele Adinolfi, ex vicecomandante della Guardia di Finanza, e Vito Cozzoli, ex Capo di gabinetto di Patuanelli al Mise e attualmente Presidente e ad di Sport Salute SpA.

I competitor scesi in campo per una società decotta come la Selta – in amministrazione straordinaria dal 2019 e con in pancia 46 milioni di debiti – in apparenza sono sproporzionati. Il vero valore della Selta, in realtà, risiede nel rappresentare un asset strategico nazionale in settori altamente tecnologici. Dai prodotti per l’automazione delle reti elettriche ai sistemi di telecontrollo per la gestione delle reti di elettricità, acqua e gas, dalle piattaforme di comunicazione e apparati per soluzioni di accesso a banda larga alla progettazione di reti e soluzioni di cybersecurity, fino alla progettazione e realizzazione di apparati informatici per il trattamento di informazioni classificate.

Sul piatto quindi vi sono le competenze e il portafoglio clienti che la Selta porta con sé: enti governativi e il comparto della difesa, ma anche colossi come Leonardo, Terna e Snam.

I beninformati raccontano che nonostante la Digital Platforms abbia vinto la partita aggiundicandosi definitivamente la Selta, la cordata PSC-Next continui a sgomitare usando anche armi “poco ortodosse”. Perché?

Va detto poi che i sindacati hanno espresso timori sulla tenuta dei posti di lavoro in Selta una volta conclusasi l’acquisizione della stessa da parte di Digital Platforms. Alle canoniche e quasi dovute rimostranze delle parti sindacali, la Digital ha però chiarito sin da subito che la strategia industriale sviluppata per Selta è totalmente orientata allo sviluppo di un’eccellenza italiana dal respiro internazionale, dove a fare la differenza sono proprio i dipendenti e le loro competenze altamente specializzate. Lavoratori e competenze che intendono valorizzate in un’ottica di espansione strategica.

Idem nei giorni scorsi sono emerse perplessità a proposito della catena di controllo della Digital e sulla scarsa italianità del gruppo. Timori subito fugati: alla guida del gruppo industriale interamente italiano sono Claudio Contini, Marco Mennella e Marco Ricci, con esperienza trentennale nelle telecomunicazioni, nella finanza e nella consulenza.

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