CYBERSECURITY/ Quando la tecnologia non basta a difendere le aziende dagli attacchi

- Alessandro Curioni

Una recente ricerca evidenzia che nonostante l’adozione di multiple soluzioni di protezione vi siano aziende che sono state colpite da cyber attacchi

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Foto di StockSnap da Pixabay

In assenza di un termine più adatto si potrebbe definire bulimia tecnologica quella particolare affezione morbosa per cui le organizzazioni acquisiscono tool e applicazioni senza soluzione di continuità. L’unica vera differenza rispetto alla patologia umana è l’assenza di quegli episodi per cui il bulimico cerca di liberarsi della quantità di cibo in eccesso. Il risultato è il progressivo accumularsi e stratificarsi di tecnologie che diventano progressivamente obsolete oppure restano inutilizzate.

La cyber security non fa eccezione e la conferma arriva da una recente ricerca effettuata dalla società specializzata in tema di sicurezza Acronis. Secondo i dati raccolti presso 4.400 utenti di tutto il mondo, l’80 per cento delle organizzazioni ha in funzione contemporaneamente almeno 10 soluzioni destinate alla protezione dei dati e dei sistemi. Nonostante tutto, oltre la metà di esse ha subito perdite di dati o blocchi dei diversi servizi. La conclusione sembrerebbe essere che non saranno le tecnologie a salvare le aziende o almeno da sole non bastano.

Per confermare questa verità basterebbe rammentare per l’ennesima volta che la principale minaccia a sistemi e informazioni è ancora il dito indice delle persone, di frequente scollegato dal cervello. Tuttavia si possono fare almeno altre due considerazioni. La prima riguarda il tema delle vulnerabilità, cioè di quegli errori di progettazione o di programmazione che consentono di accedere e manipolare indebitamente un software. Da questo punto di vista le soluzioni di sicurezza non fanno eccezione. Alcuni tra i più clamorosi attacchi sono stati perpetrati proprio sfruttando i bug di sistemi di sicurezza. Recentemente SonicWall, azienda nota per i suoi firewall, ha subito una violazione dei propri sistemi da un gruppo di criminali che ha sfruttato una vulnerabilità dei suoi stessi dispositivi.

La seconda valutazione è di tipo quantitativo: in generale quanto più sono numerose le applicazioni e i tool di un’organizzazione, tanto più sarà facile che i bug di cui sopra siano presenti. Una situazione che da possibile diventa estremamente probabile nel momento in cui un software non è più utilizzato e quindi non viene più manutenuto, ma senza essere disinstallato. Un episodio di questo tipo si è verificato pochi mesi orsono quando ignoti sono riusciti a penetrare nei sistemi che gestiscono la rete idrica di una piccola cittadina della Florida e hanno aumentato di cento volte la concentrazione di soda caustica nell’acqua. Banalmente sono riusciti nell’impresa sfruttando la presenza di un tool per la gestione da remoto dei computer da tempo inutilizzato, ma mai dismesso.

Il vero problema della bulimia tecnologica non è soltanto quello di abbuffarsi di prodotti, ma il fatto che si accompagna alla “stitichezza” di molte organizzazioni.

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