SERIE A/ L’Atalanta stende il Torino, le big annoiano: ora la girandola degli allenatori

- Alfredo Mariotti

Serie A, il bilancio dell'ultima giornata di Alfredo Mariotti: nessuna sorpresa ai vertici della classifica, l'Atalanta decide la zona Europa

Atalanta Europa League L'Atalanta festeggia col trofeo dell'Europa League (Ansa)

Anche il campionato 2023/24 di Serie A passa alla storia. Molto stancamente le squadre al vertice hanno concluso annoiate gli ultimi sprazzi di contesa. I Gobbi, battendo un Monza in completo disarmo, i Casciavit, non riuscendo a menare la Salernitana che, ultimissima del bigoncio, ha fatto punti solo a San Siro rossonero e allo Stadium. Con questo si capisce l’impegno stoico delle due rivali dei pluridecorati interisti. Anche costoro hanno timbrato il cartellino a Verona, facendo esordire quello che, a mio parere, senza i continui infortuni in carriera, sarebbe stato il loro miglior portiere: Raffaele Di Gennaro da Gerenzano. Ora che l’annata è finita, si è svegliato anche Arnautovic, autore di due reti che hanno pareggiato le due del Verona. Un finale così loffio del campionato di Serie A, per quanto riguarda i vertici, erano anni che non si vedeva, tutti in fila e nessun tentativo di migliorare la propria posizione.

Quasi più gagliardo il festival dell’economia di Trento. A fronte degli italiani ancorati all’evoluzione della quarta rivoluzione industriale, sono arrivati addosso stranieri che davano situazioni molto avanzate per la quinta rivoluzione. Se la politica, anziché impegnarsi a guardare al proprio ombelico nazionale, non affronterà, per quanto riguarda il nostro continente, l’obbligo di darsi una comune e perseguibile via di sviluppo, resteremo schiacciati fra Asia e USA che sicuramente partono da posizioni culturali e concettuali diverse. Noi, alla base, fortunatamente, abbiamo la cultura greco-giudaica-cristiana, loro il pragmatismo. Noi ci scontriamo su quella che dovrebbe essere la nostra essenza di vita, loro non guardano in faccia a nessuno: tecnologia più economia danno potere. Un’Europa unita potrebbe contrapporre il primato del pensiero e della politica, ma nessuno ne parla. Sperem! L’Italia, che pure si difende strenuamente, dovendo lottare solo con la forza dell’invenzione e della capacità di adattamento, è esposta a tutte le “intemperie” che con i cambiamenti nell’economia politica possono accadere. Fra l’altro abbiamo una politica dedita ad annunci roboanti, vedi Transizione 5.0, cui segue una lentezza di applicazione che riesce a bloccare, anziché galvanizzarli, i mercati. Da tutto ciò non è esente lo sport nazionale, il calcio. Oramai metà Serie A è nelle mani di fondi esteri, le nostre squadre sono tutte scalabili. Arrivano americani e cinesi ai quali si aggiungeranno presto i paesi produttori di energia, petrolio in primis.

Fra l’altro, si rischia di mandare a fondo uno sport così bello e democratico, nel senso di accessibile a tutti. Non sono i soldi che possono far appassionare i ragazzi a questo sport, hanno fallito sia gli americani che i cinesi. Per lanciarlo bisogna creare la passione nei bambini. In Europa avevamo gli oratori, nelle scuole era il gioco più facile da lanciare, si poteva giocare anche con squadre da venti bambini ciascuna, in strada bastavano quattro cartelle per fare le porte e, se non c’era il pallone, un sasso non troppo pesante. Se non si parte così, puoi pure investire in stadi bellissimi che però rimarranno vuoti. Sta di fatto che in Italia non esiste più una borghesia illuminata che sappia interpretare i desideri popolari, le due squadre della nostra città più ricca, Milano, sono passate di fondo in fondo, dall’Asia all’America, senza possibilità di intervento italiano. Passi per il Milan, ma i bauscia dove si sono nascosti? Era da sempre la squadra dei ricchi milanesi! Ora sono nelle mani della “Quercia” d’oltreoceano e della loro volontà o meno di investire per guadagnare di più nella rivendita, oppure di vendere chi ha più mercato per rientrare, in parte, dei circa 850 milioni consegnati a Zhang. Siccome neanche vendendo anche i magazzinieri rientrerebbero rapidamente dell’investimento fatto, è più facile rinuncino a un paio di campioni affermati puntando su tre o quattro prospetti nella speranza di vincere ancora la Serie A.

L’Atalanta, recente vincitrice dell’Europa League, ha preso a cazzotti il Toro, togliendogli ogni speranza europea. Si sta impostando tutto un giro di allenatori: Motta alla Juve ove si parrà la sua virtù nell’allenare una grande, Pioli che non capisco perché il Milan lo abbia cacciato, e poi c’è il Napoli con l’idea Conte. Ultimissimo interesse di questa Serie A, le retrocessioni. Giocherà la prossima stagione in Serie B il Frosinone, battuto oggi dall’Udinese con l’Empoli che lo ha superato al 93’. Non meritava la retrocessione. La squadra ciociara ha l’abitudine a questa altalena, la aspettiamo al ritorno in Serie A.





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