SFOOTING/ Un premier-algoritmo sceglie un’equazione come vice?

- Comic Astri

Alle ultime elezioni in Danimarca avrebbe voluto partecipare anche il Partito Sintetico, guidato da un algoritmo di intelligenza artificiale. Ma non ha raccolto le firme sufficienti

algoritmo Algoritmi e linguaggio (Pixabay)

Buona compagnia, ottima musica, bevande appropriate, strutture sempre sicure, un ambiente davvero… stupefacente. Nel mentre che i rave party stanno per essere messi in soffitta, ciascheduno di voi lettoràstri, cioè amici lettori dei ComicAstri, avrà modo di ritornare con la mente al suo genere musicale preferito.

Per esempio, guardando a sinistra, Enrico Letta dovrà rinunciare alla musica grunge; Giuseppe Conte ai suoi ritmi jungle-drumm’n’ bass; Erri De Luca si vedrà privato del metalprogressive che lo ha accompagnato per tanti anni (e tanti libri); Stefano Musolino di Magistratura Democratica potrà ascoltare il glam rock nella sua solitaria cameretta e il dem Andrea Orlando dovrà fare altrettanto con l’underground.

Forse, a ricompattare le fila e a ricreare uno spirito di gruppo coeso, armonico, quasi sinfonico, potrebbe pensarci Fiorella Mannoia, organizzando un rave, ovviamente democratico e popolare, vivacemente antisistema, ecologicamente ambientalista, con una spruzzata di lgbtq+ come fosse zenzero su una torta, contro (a detta dei sinistri) l’infame decreto meloniano.

Credevate di aver visto tutto in politica, dopo Giggino Di Maio al Ministero degli Esteri, Danilo Toninelli alle Infrastrutture e l’attuale opposizione che difende le libere, pacifiche e democratiche (aggettivo che non va mai dimenticato) adunanze nei capannoni abbandonati? Invece la realtà è ben più sorprendente della fantascienza. Ma mai fermarsi, sguardo vigile e cuore sempre oltre l’ostacolo: le sorprese, come insegnava mastro Costanzo, sono sempre dietro l’angolo.

Vi sareste mai immaginati che dalla Danimarca sarebbe arrivata una siffatta notizia? Vale a dire che un’intelligenza artificiale avrebbe voluto candidarsi alle elezioni del primo novembre scorso? Il condizionale è d’obbligo: la raccolta delle 20mila firme, indispensabili per l’entrata nell’agone elettorale, non è andata a buon fine, visto che il Partito Sintetico, questo il suo nome, ne ha raccolto solo cento. Perciò, Farvel (addio in danese) alla campagna elettorale e indtil vi mødes igen (arrivederci) alle urne.

Ma è mai possibile che un partito guidato da un’intelligenza artificiale possa ambire a candidarsi? In base a un sondaggio, il 51% dei cittadini europei sarebbe favorevole a delegare una parte delle decisioni politiche a un algoritmo di intelligenza artificiale. Il 48% la pensa al contrario, mentre il restante 1% si barcamena nell’incertezza, domandandosi: ma se un algoritmo si candidasse alle elezioni, in caso di vittoria chi nominerebbe ministri, viceministri e sottosegretari? Forse dei logaritmi neperiani? Oppure la trasformata di Fourier? O non forse il secondo principio della termodinamica? E perché no l’equazione di Schrödinger? Possiamo escludere dal novero il calcolo differenziale? O la tavola pitagorica? Mah, meglio lasciar perdere, altrimenti rischiamo di dare i numeri…

Sappiate comunque che il Synthetic Party è guidato da un’intelligenza artificiale chiamata Leader Lars, addestrata alla politica avendo ricevuto ogni qualsivoglia dato relativo ai programmi di governo dei partiti che, dagli anni ‘70 a oggi, si sono candidati alle elezioni danesi senza però conquistare nemmeno un seggio.

Sia pur detto tra parentesi, ma senza tralasciare l’importante dettaglio: un esperimento simile in Italia probabilmente non avrebbe avuto successo. Da noi, l’annosa povertà di idee e di proposte dei “cervelli sintetici” appartenenti alla nostra classe politica da Seconda Repubblica avrebbe prodotto al massimo un paio di Post-it, e temiamo nulla più!

Ma, in concreto, quali sono le proposte di Leader Lars? Osservando il programma elettorale, sopraggiunge un dubbio: sarà mica che a crearlo abbia contribuito anche l’ex premier nostrano Giuseppe Conte? L’ineffabile Lars infatti vorrebbe, nll’ordine, a) introdurre un reddito universale di base (quindi da versare a chiunque, indipendentemente dalla situazione lavorativa) pari a 14mila euro mensili, circa il doppio del comunque invidiabile reddito medio danese; b) assumere 15 milioni di navigator; c) combattere strenuamente la povertà; d) costruire subito il tunnel del Brennero per collegare velocemente l’Italia con la Danimarca.

E se un giorno Leader Lars dovesse vincere le elezioni? Non essendo una persona fisica, ma un algoritmo assurto al ruolo di premier, diciamo che più che sedersi sullo scranno più alto del Parlamento, probabilmente… vi si autoinstallerebbe!

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