Silvia De Giorgi, Cedu condanna l’Italia: ‘Trattamento inumano’/ “Ecco la mia storia”

- Davide Giancristofaro Alberti

Il caso di Silvia De Giorgi, la donna che si è rivolta alla Cedu per chiedere giustizia dopo una serie di denunce verso l’ex marito cadute nel vuoto

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Silvia De Giorgi a Uno Mattina Estate

A Uno Mattina Estate si è affrontato ampiamente il tema della violenza sulle donne, alla luce anche dei continui femminicidi che si registrano ogni giorno nel nostro Paese, e in collegamento vi era Silvia De Giorgi. La donna, 44enne, ha vissuto un dramma nel periodo 2015-2019, denunciando più volte il marito nonché padre dei suoi figli, denunce che però sono praticamente finite nel dimenticatoio. Ad un certo punto, per trovare giustizia, ha deciso di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo: “Mi sono rivolta alla Cedu dopo un lungo percorso – racconta Silvia De Giorgi in diretta televisiva sul primo canale – durante il quale non sapevo cosa fare per avare giustizia o per essere ascoltata”.

“Erano con me i due miei avvocati – ha proseguito – che ad un certo punto mi hanno detto che l’unica strada era tentare Strasburgo perchè qualcosa si era bloccato nonostante avessi bussato alla porta dei pm, e nessuno mi aveva dato ascolto”. Poi la donna ha proseguito: “Dopo essermi rivolta a Strasburgo abbiamo avuto accoglimento e ascolto, di tutte le denunce che si è parlato solo una è arrivata a processo e questo è inqualificabile; sono cadute nel vuoto anche le denunce fatte d’ufficio dai servizi sociali, e anche questo è inqualificabile. Conto e spero che ora qualcosa si smuova un po’”.

SILVIA DE GIORGI: “IL BRACCIALETTO ELETTRONICO SAREBBE GIA’ STATA UNA PRIMA RISPOSTA”

Alla fine la Cedu ha condannato l’Italia per “Violazione dell’articolo 3 della convenzione dei diritti umani“, parlando di “trattamento inumano e degradante”, e a Silvia De Giorgi un risarcimento da 10mila euro. Dallo studio le chiedono se forse con il braccialetto elettronico all’ex marito si sarebbe sentita più tranquilla: “Io credo che sarebbe stata una grande prima soluzione. Quando è avvenuto il fatto famoso del casco (colpita dall’ex con il casco ndr), la polizia è intervenuta in flagranza di reato e quest’uomo è stato lasciato libero, i fatti considerati normali conflittualità. Il braccialetto avrebbe potuto rappresentare un primo deterrente verso quest’uomo che oggi è risultato impunito, ha continuato a fare la sua vita di sempre, ha fatto ciò che ha voluto rispetto alla mia vita e dei figli che abbiamo in comune, nessuno gli ha detto nulla”.







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