Silvia Romano “velo segno di libertà”/ “Sono Aisha grazie al miracolo del carcere”

- Niccolò Magnani

Silvia Romano racconta la conversione all’Islam “il velo è simbolo di libertà della donna. Non mi hanno obbligato, sono Aisha grazie al miracolo in carcere”

Silvia Romano giornalisti carabinieri lapresse 2020
Silvia Romano scortata presso la sua casa di Milano (Foto LaPresse)

Silvia Romano dopo settimane di prime pagine sui quotidiani di tutta Italia è finalmente in “pace” quantomeno dal cancan mediatico: ma con questa ultima intervista rilasciata a Davide Piccardo – direttore del giornalino online “La Luce” e storico portavoce del coordinamento delle moschee di Milano e Brianza – di certo qualche strascico ci sarà. «Ero disperata perché, nonostante alcune distrazioni come studiare l’arabo, vivevo nella paura dell’incertezza del mio destino. Ma più il tempo passava e più sentivo nel cuore che solo Lui poteva aiutarmi e mi stava mostrando come…», parla la ragazza cooperante rapita in Kenya nel novembre 2018 e liberata nel pieno dell’emergenza Covid-19 dopo una lunga e oscura trattativa tra lo Stato italiano, i servizi segreti turchi e i terroristi di Al Shabaab.

La liberazione con tanto di velo mostrato in diretta nazionale ha creato un dibattito molto acceso, spesso sfociato nelle reciproche accuse tra “fazioni” pro-anti Islam: «per me il concetto di libertà è soggettivo e per questo è relativo. Per molti la libertà per la donna è sinonimo di mostrare le forme che ha; nemmeno di vestirsi come vuole, ma come qualcuno desidera». Per Silvia l’uso del velo dunque non è in contraddizione con il concetto di libertà della donna, ma l’esatto opposto: «Io pensavo di essere libera prima, ma subivo un’imposizione da parte della società e questo si è rivelato nel momento in cui sono apparsa vestita diversamente e sono stata fatta oggetto di attacchi ed offese molto pesanti. C’è qualcosa di molto sbagliato se l’unico ambito di libertà della donna sta nello scoprire il proprio corpo».

SILVIA ROMANO E LA CONVERSIONE: “IL CARCERE È STATO UN MIRACOLO”

Per Silvia Romano il velo «è un simbolo di libertà, perché sento dentro che Dio mi chiede di indossare il velo per elevare la mia dignità e il mio onore, perché coprendo il mio corpo so che una persona potrà vedere la mia anima. Per me la libertà è non venire mercificata, non venire considerata un oggetto sessuale». Prima di partire per l’Africa «ero completamente indifferente a Dio», spiega ancora Silvia “Aisha” Romano nell’intervista a “La Luce”, «anzi potevo definirmi una persona non credente; spesso, quando leggevo o ascoltavo le notizie sulle innumerevoli tragedie che colpiscono il mondo, dicevo a mia madre: vedi, se Dio esistesse non potrebbe esistere tutto questo male … quindi Dio non esiste, altrimenti eviterebbe tutto questo dolore». Mentre si trovava imprigionata dai terroristi islamisti, “Aisha” trova la fede e la spiega così: «Dopo aver letto il Corano non ci trovai contraddizioni e fin da subito sentii che era un libro che guidava al bene. Il Corano non è la parola di Al Shabaab. Ad un certo punto sentii che era un miracolo, per questo la mia ricerca spirituale continuava e acquisivo sempre più consapevolezza dell’esistenza di Dio».

Una conversione partita da momento del rapimento ma che ha portato, per Silvia Romano, a scoprire la profondità della fede islamica: «Nel momento in cui fui rapita, iniziando la camminata, iniziai a pensare: io sono venuta a fare volontariato, stavo facendo del bene, perché è successo questo a me? Qual è la mia colpa? È un caso che sia stata presa io e non un’altra ragazza? È un caso o qualcuno lo ha deciso? Queste prime domande credo mi abbiano già avvicinato a Dio, inconsciamente. Ho iniziato da lì un percorso di ricerca interiore fatto di domande esistenziali».

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