Sogni più vividi con il Coronavirus/ Ansia e stress possono alterare la fase REM

- Claudio Franceschini

Con il Coronavirus i nostri sogni sono più vividi: alcuni studi hanno evidenziato come stress e ansia per la pandemia permettono di ricordarli meglio e renderli più emozionali e “reali”.

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Con il Coronavirus i nostri sogni sono più vividi (Foto LaPresse)

Uno degli effetti collaterali della pandemia da Coronavirus potrebbe essere quello di sognare in maniera molto più vivida: lo si legge su Science Alert e in una ricerca della dottoressa Rosie Gibson al Centro di Ricerca Sleep/Wake della Massey University (Auckland, Nuova Zelanda), che cita alcuni studi effettuati in Cina e nel Regno Unito relativamente ad alcune esperienze di persone che, addirittura, si dice abbiano aperto dei blog per raccontare i loro sogni. Cosa succede? La teoria di partenza deriva dalla tesi secondo la quale i sogni siano un meccanismo di difesa per la nostra salute mentale: ci darebbero un’opportunità simulata per lavorare sulle nostre paure e, sostanzialmente, una sorta di prova per lo stress di eventi reali. Ecco: la diffusione del Coronavirus potrebbe avere degli impatti su come e quando dormiamo. Naturalmente, si legge dagli studi, gli effetti possono essere positivi per alcuni e negativi per altri, ma in entrambi i casi il risultato sarebbe quello di ricordare molto meglio i sogni.

SOGNI PIU’ VIVIDI CON IL CORONAVIRUS

Con il Coronavirus, viene spiegato, l’ansia aumenta e, in particolar, appena prima di andare a letto questo stato può contrastare il bisogno di rilassarsi e avere una buona notte di sonno; cosa che allo stesso modo potrebbe foraggiare i nostri sogni. Questo perché aumenta la pressione per la fase REM – quella in cui generalmente si sogna di più – e dunque quando si cade nel sonno avviene quello che viene chiamato “rimbalzo nella fase REM”, una fase nella quale i sogni sono molto più vividi ed emozionali. Ma c’è un’altra tesi, che pure porta alla stessa conclusione: quella per la quale lavorare e studiare da casa elimina il problema dei viaggi e degli spostamenti, cosa che permette di dormire di più ed entrare in maniera molto più naturale nella fase REM. Non solo: essere a casa con altre persone è un’occasione per condividere i sogni, e questo consentirebbe di ricordarli meglio.

La pandemia da Coronavirus, inoltre, ci aiuterebbe a fare mentalmente i conti con la nostra quotidianità: i sogni riflettono la realtà e i nostri problemi, dunque in un periodo di allerta e cambiamento delle norme sociali il cervello processa molti più dati nel corso della notte. Dunque, se siamo più stressati per il rischio di contagio o situazioni comunque legate ad essa, i nostri sogni saranno in relazione molto più stressanti. Tanto è vero che su Twitter si legge di un sogno che prevedeva il dover andare da un punto A a un punto B in un percorso simil-labirinto; l’utente racconta che questo è un suo sogno abituale (chi non ha sogni ricorrenti in effetti?) ma questa volta si aggiungeva il fatto di dover evitare le persone che non indossavano una mascherina. Un chiaro esempio di come il Coronavirus può inficiare sui nostri sogni. Una situazione non nuova, visto che gli studi effettuati citano come esempio i testimoni degli attentati dell’11 settembre 2001, un trauma di prima mano che ha portato disturbi legati all’ansia sufficienti a modificare i sogni.



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