SONDAGGI/ “Coronavirus? L’emergenza economica preoccupa più di quella sanitaria”

- int. Carlo Buttaroni

Il 76% degli italiani è fortemente preoccupato per l’emergenza coronavirus. Più che le conseguenze sanitarie temono quelle economiche. Opinione pubblica lasciata nell’incertezza

Coronavirus mobilità Fase 2
(LaPresse)

Secondo gli ultimi sondaggi il 76% degli italiani è fortemente preoccupato per l’emergenza coronavirus. Le conseguenze sanitarie sono la prima preoccupazione degli italiani, afferma Carlo Buttaroni, presidente dell’istituto di sondaggi e ricerche Tecnè e direttore di T-Mag. Segue a ruota la preoccupazione per il futuro dell’economia, “anche se in realtà potrebbe rivelarsi drammatico per l’Italia”. Ma queste preoccupazioni cambiano velocemente, ogni giorno, a differenza di quanto succede di solito, tanto che – aggiunge Buttaroni – “nel giro di pochi giorni le conseguenze economiche con il 32% hanno preso il posto di quelle sanitarie, ferme al 18%, ribaltando i piani”. La fiducia nel governo resta molto bassa, al 28,3%, anche se è cresciuta di tre punti percentuali nell’ultimo mese, ma “il governo si avvantaggia grazie soprattutto all’ottima risposta del sistema sanitario, verso il quale il 76% degli intervistati dà giudizi positivi. Molto più alto invece il malumore degli italiani per come il governo sta affrontando la situazione economica: il 53% esprime un giudizio negativo”.

Qual è la preoccupazione degli italiani verso l’emergenza coronavirus? Sta cambiando? E cosa determina la variazione?

Sta cambiando in modo molto veloce. In genere siamo abituati a processi e giudizi che hanno una certa inerzia. Oggi invece, da un giorno all’altro, si registrano grandi cambiamenti nei sondaggi che facciamo. Del resto, siamo di fronte a una situazione eccezionale.

Che cosa temono innanzitutto gli italiani?

Conseguenze economiche e rischi sanitari sono in cima ai pensieri di molti italiani, a fronte di una piccola quota di persone che non si dichiarano preoccupate né dell’una né dell’altra.

Tradotto in numeri?

Il 22% è molto preoccupato, il 54% abbastanza e il 16% poco preoccupato.

Colpa anche del modo in cui vengono diffuse le notizie?

Le notizie che arrivano aumentano le preoccupazioni per i rischi sanitari. All’inizio c’era molta preoccupazione per tutto, adesso quelle sanitarie sono più forti, anche se le conseguenze economiche possono rivelarsi davvero drammatiche per il paese.

Ci sono differenze tra Nord e Sud?

No, non ci sono grandi differenze, la discriminante geografica non è rilevante. Al Nord, ovviamente, la preoccupazione è maggiore, ma registriamo una certa omogeneità su tutto il territorio.

Secondo i suoi sondaggi gli italiani in questo momento di chi si fidano? Più del servizio sanitario o del governo?

Sicuramente molto di più del servizio sanitario, che sta dando una buona prova. Quanto al governo, bisogna distinguere.

In che senso?

Per quanto riguarda la gestione dell’emergenza sanitaria, è il sistema sanitario ad aver aiutato il governo, grazie appunto all’ottima risposta davanti al contagio, tanto che un giudizio positivo arriva dal 76% degli intervistati. Nell’arco di due-tre giorni, però, i giudizi positivi sul governo sono calati, proprio sul fronte della capacità di risposta all’emergenza sanitaria.

A chi in particolare viene data la colpa? A Conte?

Per quanto riguarda il giudizio su Conte gli italiani si dividono a metà.

Il 53% degli italiani dà un giudizio negativo sulla gestione dei rischi economici. Perché?

In sostanza il giudizio verte su come il governo sta mettendo in campo le contromisure per attenuare i rischi di una crisi economica. C’è molto malumore.

E questo come si ripercuote in fatto di consenso/sfiducia politica?

Si ha la sensazione che non ci sia un indirizzo chiaro sia da parte del governo che da parte dell’opposizione. In momenti come questo la comunicazione deve essere veloce e trasparente, ma chi è alla guida del paese deve sapere esattamente cosa fare. Questo non viene percepito. Ci sono stati passi indietro, frasi non chiare, all’inizio quasi un atteggiamento da stato di guerra, che poi è stato sminuito. Insomma, come se mancasse nella catena di comando la sicurezza di avere la situazione sotto controllo, sapendo esattamente cosa fare.

A livello di singoli partiti, come stanno andando i sondaggi sul gradimento o meno di M5s, Pd, Lega e FdI?

Le variazioni sono minime, anche se cresce l’area di governo. Il Pd sale dal 21 al 21,2%; il M5s dal 13,3 al 13,4%, mentre la Lega scende dal 30,6 al 30,2% e Fratelli d’Italia sale dal 12,6 al 13,1%.

Come si spiegano questi cambiamenti minimali nei sondaggi? Gli italiani oggi pensano meno ai singoli partiti?

Crescono gli incerti, dal 41 al 41,5%, perché l’attenzione è concentrata su altro, non sui partiti.

Mattarella chiede alla politica maggiore unità, ma gli schieramenti hanno continuato a criticarsi l’un l’altro. Questo cosa genera?

Questo fa crescere l’area del non voto, dell’astensione. Nelle situazioni di crisi si può essere scontenti, ma l’opinione pubblica ha bisogno di avere un riferimento. Giudizi più chiari sulla gestione di questo periodo li avremo solo più avanti, per ora gli italiani stanno a guardare cosa accade e come rispondono le istituzioni.

C’è qualcosa che può cambiare la percezione e la valutazione degli elettori? Un aumento dei contagi o dei decessi? Alcuni errori dei politici nella gestione dell’emergenza? 

Questo è un momento in cui andrebbero anticipate le cose.

Come?

Spiegare agli italiani che cosa ci si attende nei prossimi mesi è un modo per dare una direzione e una bussola. È difficile avanzare delle stime, è un’emergenza inedita, bisogna comunicare senza generare panico. I numeri dal punto di vista sanitario, in fondo, sono più tranquillizzanti di quanto si potesse immaginare, ma l’impatto economico rischia di essere molto più pesante. Senza indugiare in un ottimismo che sarebbe fuori luogo, è meglio dire che cosa ci si aspetta da una possibile evoluzione piuttosto che non dire niente e aspettare giorno per giorno. Questo modo di fare stressa molto l’opinione pubblica.

Forse da parte delle istituzioni c’è la paura di commettere errori che poi si potranno pagare caro in termini di consenso?

Ci sono dei momenti in cui la miglior scelta è non scegliere, ma non è questo: qualunque scelta è meglio che non scegliere.

In questo frangente un intervento dell’Europa può cambiare l’opinione degli italiani?

Se l’Europa non scende in campo adesso, non so quando lo potrà fare. È indispensabile, si tratta di attivare strumenti che possano aiutare i paesi coinvolti, in primo luogo l’Italia.

Servirebbe uno stimolo monetario?

Non solo. Qui si tratta di proteggere le imprese e il capitale umano, facendo in modo che non vengano danneggiati in maniera definitiva, altrimenti la ripresa diventerà difficilissima. Occorre circoscrivere la crisi economica in un arco di tempo il più limitato possibile, dando fondo alle riserve, e le riserve l’Europa ce le ha. È una crisi che si può prolungare al massimo per tre trimestri.

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