SPILLO/ Eni e il boomerang delle rinnovabili per l’Italia

- Paolo Annoni

Negli ultimi mesi si è parlato di un nuovo modello di business che Eni dovrebbe perseguire all’insegna delle sole rinnovabili

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Gasdotto, Lapresse

Tra le molte cose inquietanti fatte e dette negli ultimi mesi, nella posizione alta della nostra personale classifica abbiamo le dichiarazioni sul “sorpassato” modello di business di Eni che dovrebbe, diciamo da subito, mollare la propria storica e luminosa storia di esploratore e sviluppatore di campi di gas e petrolio per il “nuovo sol dell’avvenire” delle rinnovabili. Praticamente un suicidio non solo per l’industria nazionale, ma per il sistema Paese.

Facciamo finta di non sapere che gli italiani pagano più di 10 miliardi di euro all’anno per incentivi alle rinnovabili che rimangono più costose di quelle tradizionali. Immaginate cosa vorrebbe dire procedere a velocità rinnovata su questa strada per un’economia, come la nostra, che non sta esattamente benissimo e alla viglia di una fase di rallentamento dell’economia globale. Se l’obiettivo è distruggere quel che resta della capacità industriale italiana e riconvertirci tutti a camerieri e agricoltori, questo sarebbe un buono spunto. Infatti, persino la Germania continua a rimandare a tempo indefinito lo spegnimento delle centrali a carbone e lignite sapendo benissimo che altrimenti il costo sarebbe troppo alto e la Cina si è limitata a pulire l’aria delle città spostando le centrali senza avventurarsi in pericolosissime avventure ambientaliste.

Le rinnovabili che abbiamo oggi non sono un sostituto delle fonti tradizionali. Gli eventi atmosferici estremi e inusuali non sono ben tollerati né dalle pale eoliche, né dai pannelli solari; i secondi per ovvie ragioni di assenza di luce, i primi perché venti tropo forti obbligano lo “spegnimento” delle pale eoliche. I recenti black-out in California con centinaia di migliaia di persone lasciate senza elettricità non sono affatto estranei a un sistema troppo dipendente dalle rinnovabili che in caso di venti forti obbliga, letteralmente, a escludere migliaia di case dalla rete semplicemente perché non c’è abbastanza elettricità per tutti. Bisognerebbe investire come minimo in batterie, ma la tecnologia oggi non c’è né si intravede. Si potrebbe pensare di costruire bacini che accumulino acqua quando le rinnovabili vanno per costruire una “batteria naturale”. Progetti simili, per esempio in Australia, sono allo studio e in costruzione, ma richiedono tanti miliardi di euro e sono molto invasivi per l’ambiente. Da noi bisognerebbe essere aperti a nuove dighe sulle Alpi. Ci sarebbero, come minimo, proteste locali fortissime.

Il tabù che bisognerebbe rompere, in alternativa, è quello del nucleare che produce energia pulita e facilmente scalabile e sarebbe il naturale complemento delle rinnovabili. Peccato che anche in questo caso nessuno vuol sentire parlare di nucleare, tanto più se vicino a casa o semplicemente nella propria regione. Persino l’auto elettrica pura presenta problemi strutturali, dalle batterie piene zeppe di chimica e irriciclabili prodotte con risorse scarse che spesso portano a devastazioni in Paesi poverissimi fino all’esigenza di nuove centrali elettriche.

Oggi le rinnovabili trovano successo mediatico e tra i governi; le rinnovabili costando di più e richiedendo investimenti a fondo perduto pagano più tasse, e piacciono ai governi miopi e indebitati, e obbligano il consumatore a spendere di più, ma lo stato dell’arte attuale delle rinnovabili non è neanche lontanamente compatibile né con le esigenze di un sistema industriale, né con quelle di consumatori che vogliono sempre poter accendere lavatrice e frigorifero. Appena si parla con cognizione di causa citando l’esigenza di sistemi di accumulo naturale, bacini idrici, o centrali nucleari si trovano opposizioni fortissime e insormontabili. Il problema dello smaltimento di vecchi pannelli solari e vecchie batterie oggi è “risolto” con navi dirette verso l’Africa e caricate di roba che verrà sotterrata senza che il consumatore europeo venga disturbato. È una soluzione?

Si può fare un uso migliore e più efficiente delle tecnologie tradizionali e sicuramente si deve investire in ricerca e sviluppo sulle rinnovabili, ma avendo la consapevolezza di quello che succede, di quello che serve e si deve accettare il fatto che siamo lontani da una soluzione. Tra l’altro non dimentichiamo che dopo 5 anni di investimenti al lumicino in petrolio e gas, la vera risorsa di complemento tra il vecchio e il nuovo, oggi si rischia di rimanere a piedi nel momento peggiore. Le rinnovabili non sono una soluzione dell’oggi e nemmeno del domani, soprattutto senza nucleare e sistemi di accumulo e in compenso avendo deciso che il gas è cattivo sempre e comunque ci ritroviamo improvvisamente senza quello che serve e che non può essere sostituito magari mentre compriamo gas importato lamentandoci delle influenze esterne o comprando l’energia nucleare che non vogliamo facendo la fortuna di chi ce la vende e continua a sviluppare la tecnologia. Ma questi sono i rischi di un governo ideologico e luddista.

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