SPILLO/ Péguy e Draghi, un vaccino contro il “biopotere” che ci comanda

- Davide Rondoni

Governare senza legittimazione popolare e grazie alla paura: è il progetto scientemente messo in campo contro il popolo italiano. Si può uscirne?

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Al Meeting di Rimini (LaPresse)

I sistematici, li chiamava il buon vecchio formidabile Péguy. Cioè coloro che per avere un sistema di pensiero su cui basare la propria ideologia e il proprio potere, non guardano la realtà cercando di leggerla davvero ma erigono un particolare – pur importante e giusto – su cui basare un sistema. E il proprio potere.

È quello che sta accadendo in Italia, e non solo, con la riduzione della vita a problema sanitario. Ovvio che c’è un virus, ma le malattie vanno curate e non usate – come risulta evidente a chi ha occhio sgombero da pregiudizi, come insegna il Meeting – per narrare e governare un paese secondo idee e azioni volte a mantenere il potere, non a favorire la vita.

Ci sono due premesse importanti che hanno permesso l’imposizione di tale sistema di pensiero e di potere. Se non si comprendono si rischia di ridurre tutto a puro gioco politico o, peggio, non si capisce nulla e si pensa di accogliere il reale mentre si bevono solamente le direttive del potente di turno.

Da tempo – ne scrivevano oltre quarant’anni fa Foucault e altri – la riduzione della vita e del suo senso a puro bios ha aperto la strada all’ideologia della salute e a forme di “biopotere” che, già nelle previsioni di allora, sarebbe stata l’ideologia buona all’uso di spinte autoritarie e di sospensione della democrazia reale. Tale riduzione della vita dell’essere umano a puro bios è figlia di secoli di pensiero che hanno voluto interpretare il fenomeno umano come mero anello di una vicenda naturalistica, come semplice incidente di una catena evoluzionista, piegando a tale visione non solo il pensiero filosofico ma anche la tutt’altro che definitiva lettura antropologica e scientifica e ora neurolinguista del fenomeno che siamo.

Se l’esistenza dell’uomo è puro bios, al pari di una pianta o di un animale, il suo valore ultimo non si discosta dal fine ultimo di tali organismi, ovvero la sopravvivenza o sussistenza, dunque la salute. Ovviamente, poiché la cosa non è così banalmente riassumibile e direttamente imponibile, si sono negli ultimi decenni affermate categorie ambigue anche nel pensiero comune che hanno accentuato le idee di benessere, di vita naturale, eccetera. I prodotti bio (veri o presunti) hanno preso campo e un’idea banale di “naturalezza” spesso a fini commerciali ha occupato e informato modi, usi e costumi, anche ricorrendo a un bric-à-brac di tradizioni, dallo yoga allo slow-food.

Tutto ciò evidentemente risponde, con l’appoggio dalla retorica ecologista, a un desiderio vero o almeno sincero di uscita o almeno di correzione dall’esasperazione di un turbocapitalismo ipertecnologico.

L’altra premessa che ha portato a questa situazione, non solo italiana, è la crisi di forme tradizionali della politica e della rappresentazione del consenso, crisi per motivi interni ma anche accelerata da fenomeni esterni e da progetti di potere oggi evidenti di sostituzione delle forme di rappresentanza attraverso l’opera dei giudici, di corti nazionali o sovranazionali o di metodi di selezione della classe dirigente su base virtuale e mediatica.

Su queste premesse è potuta accadere anche nel nostro paese l’erezione del principio sanitario della Salute a unico principio (strumentale) per la giurificazione dell’azione di governo, al pari e con metodi non del tutto dissimili a quel che ieri si usavano affermando ideologie dominatrici come il Progresso o la Eguaglianza o la Razza. I filosofi che antividero queste nuove forme di ideologia della “salute” sottolineavano come ci sarebbe stata una minor necessità di repressione, essendo un’ideologia che più di altre induce a quel che vediamo, ovvero una insorgenza “spontanea” o indotta da regolamenti assurdi di diffuso spirito da difensori della salute pubblica, non a caso concentrati in quei servizi d’ordine dei luoghi (chiese, musei, luoghi di cultura – come si è visto anche al Meeting –, molto meno in movide e ristoranti) dove potrebbe sorgere maggiormente il dubbio che il termine “salus” di origine latina non indica solo la salute ma anche la salvezza, ovvero il senso per la vita, l’affermazione di valori e desideri umani più alti a cui la salute stessa spesso, nell’esperienza reale, si sacrifica. Michelangelo per la bellezza della Cappella Sistina si rovinò, come tanti artisti, la salute, e la madre per i suoi figli non esita a mettersi a repentaglio.

Ma, appunto, per tornare al buon vecchio Péguy e al Meeting, che potrebbero insegnare il senso critico di fronte al reale, che va accettato con sguardo sempre attento alle dinamiche del potere dentro e fuori di noi, l’attuale sistema dell’ideologia della salute proprio al Meeting ha dato una prova eclatante e quasi buffa. Nelle parole del ministro Gualtieri e di altri esponenti di maggioranza ha provato a raccontare la favola bella di un popolo italiano che unito coraggiosamente al suo governo ha affrontato al meglio il nemico invisibile. È il ritornello di tanta pubblicità mediatica. A parte le elementari possibili messe in discussione dei numeri dei bollettini e dei numeri e delle proporzioni reali tra il nostro e altri paesi, far passare come favola bella di unione di popolo e governo la più massiccia opera di restrizione forzata delle libertà individuali dai tempi della Repubblica (dai droni impiegati contro il jogging fino alla autocertificazione-autocondanna per girare, dalle multe salatissime e arbitrarie fino alla sospensione del culto) sembra quasi comico. Un clima del terrore con bollettini di morte, altro che spirito unitario. Con lo spalleggiamento della quasi totalità degli intellettuali (oltre al minimo sottoscritto, pochi e diversissimi altri, Sgarbi, Agameben, il poeta Conte… e gli altri?) e dei media.

Ma comico non lo è. Le poche volte che si è votato i cittadini lo hanno detto chiaro. Ma appunto, il voto pare pericolosamente contare sempre meno delle manovre di Palazzo. Proprio al Meeting Mario Draghi indicando i giovani e il loro futuro come priorità ha dato una chiave non politica ma realista (l’opposto di sistematico, secondo Péguy) per una lettura più vera e non faziosa del presente. Sui giovani, non a caso, si sta concentrando una sistematica e potente lettura “salutista” del momento.

Occorrerà, invece, offrire ai giovani un punto di vista non solo biologico sull’essere umano perché non soccombano alle nuove e vecchie ideologie. E tale punto di vista inizia nell’educazione. Ci sono adulti coraggiosamente e culturalmente attrezzati, e spiritualmente accesi, per farlo?

Governare senza legittimazione popolare e grazie alla paura: è il progetto scientemente messo in campo dal governo contro il popolo italiano. Si può uscirne?

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