SPY FINANZA/ Da Francia e Germania l’antipasto della crisi autunnale dell’Italia

- Mauro Bottarelli

In Francia e Germania il prezzo dell’energia è esploso. E anche l’economia reale italiana rischia di pagare un caro prezzo alla situazione ucraina

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(LaPresse)

Sinceramente, io penso che un lettore in questi pochi giorni di campagna elettorale entrata nel vivo sia già nauseato da parole, proclami, promesse, provocazioni. E temo che il peggio sia alle porte, perché quando – a oltre un mese dal voto – si arriva già a scomodare il Quirinale con un’entrata in tackle scivolato degna del Costacurta più ruvido, la situazione può solo peggiorare. Se non precipitare del tutto. 

Ebbene, lascerò quindi che siano pochi grafici e altrettante cifre a darvi un’idea di cosa ci attenda da qui a poche settimane. Perché possiate prepararvi, visto che la campagna elettorale sta parlando di tutto, tranne dell’unico argomento che diverrà esiziale e spartiacque per decidere chi supererà la peggior recessione dal 2008 e chi invece dovrà chiedere aiuto. Vincolandosi del tutto e ipotecando il proprio futuro.

Guardate queste due immagini, fresche fresche di pubblicazione e riguardanti la Germania. La prima ci mostra il costo per lo spostamento di diesel su chiatta lungo il Reno, come sapete alle prese con una siccità epocale e che sta mettendo a rischio la sua totale navigabilità, dopo averla ridotta di oltre il 60% della capacity totale da almeno un mese. Alle stelle. 

La seconda immagine invece mostra quanto accaduto ieri mattina alla European Energy Exchange, la Borsa energetica europea dove vengono trattati i contratti futures. Bene, quello relativo al contratto a un anno sull’elettricità in Germania ha toccato il record assoluto di 455 euro per MWh. Semplicemente ingestibile per un’economia energivora come quella tedesca: nei fatti, già oggi Berlino sconta un autunno che vedrà distacchi programmati e produzioni che dovranno operare su turnazioni e periodi di fermo forzato. Cosa significhi questo per il Pil è facilmente intuibile. Quale nome assuma questa dinamica se unita a quella dell’inflazione alle stelle, è altrettanto intuitivo: deflazione. 

Ma non basta. Perché quest’altra immagine ci mostra cos’altro sia accaduto di inquietante alla Borsa energetica in perfetta contemporanea: lo stesso tipo di contratto ma relativo al mercato francese è salito anch’esso al massimo storico, ma addirittura di 622 euro per MWh. E signori, parliamo della nazione che – grazie al nucleare – ha patito meno in assoluto il caro bollette finora. E che, una volta sostanziatasi la criticità, ha visto il Governo intervenire immediatamente per calmierare al massimo gli aumenti, tetto al 4%. 

E non basta, sempre Parigi ha appena rinazionalizzato Edf, di fatto spedendo in cantina anni e anni di chiacchiere sull’antitrust, gli aiuti di Stato, la concorrenza e via blaterando. La ragione di quel balzo, oltre ovviamente all’esiziale questione irrisolta del gas russo? I fiumi francesi sono totalmente in secca, in alcuni casi addirittura su livelli inferiori a quelli del Reno. E quell’acqua è utilizzata per il raffreddamento delle centrali nucleari. Le quali, a oggi, in tutto il territorio nazionale sono operative a meno del 50% del totale. Certo, tutte criticità risolvibili per via naturale, ovvero con l’arrivo della pioggia. Ma quanto dovrà piovere? E, soprattutto, quanto ci vorrà prima di controbilanciare il danno enorme già sostanziatosi? 

Insomma, come nel golf, le economie tedesca e francese partiranno a handicap verso i due secondi trimestri dell’anno. E la nostra? Stante la pesante dipendenza dei nostri comparti meccanico e della subfornitura verso la Germania, dobbiamo mettere fin da ora in conto uno scarto di tre mesi di ritardo. Ovvero, c’è il forte rischio che lo tsunami macro e occupazionale vada a colpire l’Italia fra ottobre e novembre. Esattamente quando il nuovo Governo starà per muovere i primi passi, quindi nel momento di massima delicatezza di una legislatura. E con la Bce che, salvo catastrofi, starà proseguendo il suo iter di rialzo dei tassi, capace – attraverso il suo aggravio sui costi del credito a tutti i livelli, dai mutui ai prestiti – di controbilanciare in negativo l’effetto metadone del reinvestimento titoli per tenere a bada lo spread. 

Ma l’economia reale è altra cosa. Le fabbriche, i laboratori, i magazzini hanno bisogno di luce e gas, di energia. E di credito per pagare bollette esorbitanti, oltre che per cercare di superare le difficoltà avendo cassa sufficiente per pagare stipendi, tasse e fornitori, a fronte di cash flow sotto stress. 

Ognuno può pensare ciò che vuole sulla questione Ucraina, ognuno può schierarsi con l’una o con l’altra parte. Ma se l’Europa non decide di sedersi a un tavolo e trovare una mediazione, le conseguenze economiche saranno devastanti. Perché a oggi, i flussi russi sono ridotti ma non azzerati. E già siamo in queste condizioni? Se continueranno ad arrivare armi a Kiev, quanto ci metterà il Cremlino a decidere di utilizzare l’opzione finale? 

Non a caso, gli Usa hanno appena stanziato un pacchetto da 5 miliardi di dollari supplementari per l’Ucraina, fra armamenti e sostegno finanziario. E ottenuto per Kiev il congelamento di tutti gli oneri sul debito estero per l’intero 2023. Non a caso, Zelensky pare essere ringalluzzito di colpo e l’altro giorno ha volutamente varcato la red line, parlando di Crimea che verrà riconquistata. Non a caso, si sta giocando una roulette russa nucleare attorno alla centrale di Zaporizhzhya. 

Ognuno la pensi come vuole, ma tutti debbono essere consci di quale sia il rischio potenziale di fronte a noi. E di fronte, ormai vuol dire domani. Anzi, quasi oggi. 

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