SPY FINANZA/ Le strane coincidenze nei tonfi in Borsa di Moderna e BioNTech

- Mauro Bottarelli

Moderna e BioNTech sono crollati per il secondo giorno consecutivo in Borsa. È bene non accontentarsi delle spiegazioni ufficiali su questi cali

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Un tracollo, tanto improvviso quanto apparentemente inatteso. Soprattutto ora, quando da Tokyo a New York, da Roma a Melborune fino a Shanghai, tutto il mondo pare ripiombato in pieno nell’incubo Covid. Moderna e BioNTech, principali produttori mondiali di vaccini contro il coronavirus, sono crollati per il secondo giorno consecutivo in Borsa, perdendo circa 60 miliardi di dollari in valore di mercato combinato. La ragione? Apparentemente, il giudizio degli investitori sulle elevate valutazioni delle società. I cali si sono intensificati mercoledì con Moderna che ha chiuso in rosso del 16% e BioNTech del 14% con un netto aumento del volume degli scambi. Una drastica e repentina inversione di tendenza, visto che il valore dei due titoli è aumentato di oltre il 360% da inizio anno e fino a lunedì, quando entrambi hanno registrato i massimi di chiusura record. Poi, la debacle.

Fin qui, la narrativa. Oltre la quale, però, c’è la realtà. Più complessa. E, a tratti, degna di qualche sospetto. Cominciano da Moderna, il cui titolo azionario mercoledì si è ritrovato in pieno nella proverbiale tempesta perfetta: un gamma squeeze epocale unito a un giudizio negativo dell’ente europeo del farmaco, l’Ema, sostanziatosi come un vero e proprio chiodo finale nella bara. Vediamo di capire cosa sia un gamma squeeze: di fatto, si crea quando i traders cominciano a comprare opzioni put (ribassiste), perché in cerca di protezione dei cali legati a un titolo azionario. In contemporanea, i dealers – i quali sono posizionati short rispetto a quelle opzioni put – sono conseguentemente obbligati a shortare quel titolo per proteggere loro stessi: detto fatto, la più classica delle palle di neve che rotolando a valle diventa valanga. La spirale ribassista si auto-alimenta. E lo fa in maniera più eclatante quando, come nel caso di Moderna, il titolo nel mirino è stato il best performer dello Standard&Poor’s 500 da inizio anno. Insomma, il vecchio adagio che ricorda come le cadute più rovinose siano quelle che interessano chi era salito più in alto.

Questo primo grafico mostra un qualcosa di interessante, però: nelle ultime settimane, Moderna era entrata nel mirino dei trader on-line di WallStreetBets, segnando un netto aumento dell’interesse rialzista da parte del trading retail.

Ma ecco che questa seconda immagine mostra come nella giornata di mercoledì le opzioni put su Moderna negoziate over-the-counter – ovvero, su circuiti non regolamentati – siano state il vero e proprio market-mover, di fatto versando benzina nel serbatoio del gamma squeeze già in atto. Di fatto, un combinato letale. Cui si è appunto unita la presa di posizione dell’Ema sui vaccini basati su Mrna, ovvero Moderna a Pfizer, rispetto a tre nuovi effetti collaterali, uno epidermico (psoriasi) e due più gravi a livello renale. Il tutto apparentemente emerso nel corso di un aggiornamento di routine della sezione legata alla sicurezza del database vaccinale europeo, tanto da aver visto l’Ema limitarsi – in concreto – a chiedere maggiori informazioni alle case produttrici per potere giudicare con maggior completezza eventuali correlazioni.

Detto fatto, l’indiscrezione resa nota da Reuters è stata sufficiente a tramutare la cascata di vendite già in atto in uno tsunami, come mostra questo ultimo grafico.

E BioNTech? In questo caso, la stranezza non sta nel tripudio di operatività su opzioni put precedente alla comunicazione di Ema, quanto alla dichiarazione rilasciata il giorno precedente da Sebastian Dullien, ordinario di Economia internazionale alla prestigiosa HTW di Berlino: le revenue della casa farmaceutica, operante in partnership con Pfizer, potrebbero infatti offrire un contributo al Pil tedesco pari allo 0,5% quest’anno, dopo che BioNTech ha alzato le previsioni di vendite del siero a 15,9 miliardi di euro. Quello appena comunicato rappresenta un qualcosa di straordinario per una start-up, ci sono davvero pochissimi casi in cui una singola compagnia ottiene una tale rilevanza macro-economica, ha twittato l’accademico dopo la pubblicazione del report trimestrale della casa farmaceutica. Il cui vaccino, in larga parte frutto del lavoro dei laboratori di Marburg, è in lizza per diventare il farmaco più venduto di tutti i tempi.

Poche ore dal cinguettio ed ecco arrivare prima i report devastanti delle banche d’affari, in primis quello di Bank of America addirittura lapidario nel giudizio di sovravalutazione ridicola del titolo e poi l’Ema con la sua comunicazione, tanto concretamente innocua quanto in grado di gettare più di un qualche seme di dubbio a livello di percezione immediata di rischio. Di fatto, alimentando il tonfo in Borsa.

Sia chiaro, nessuna correlazione diretta. Né accuse più o meno velate di insider trading o turbativa di mercato o utilizzo di informazioni sensibili: solo una coincidenza. L’ennesima, però, legata al Covid e ai farmaci chiamati a combatterlo. Come, ad esempio, lo straordinario tempismo del CeO di Pfizer nel vendere i propri titoli sul finire di agosto 2020, in ossequio alla regolamentazione della Sec verso i manager di aziende quotate che prevede tre mesi di anticipo nella comunicazione. Detto fatto, a novembre – tre mesi dopo – arrivò l’annuncio dello sbarco sul mercato del vaccino. E l’esplosione della valutazione del titolo Pfizer, come mostra questo grafico. Ovviamente, altra coincidenza. Decisamente fortunata a livello di timing. O degna del talento speculativo di Gordon Gekko.

E tanto per chiudere il cerchio, sempre nella giornata di mercoledì il Cdc statunitense, il massimo organismo sanitario del Paese, è stato costretto a rivedere drasticamente al ribasso il numero di nuovi contagi in Florida relativi alla giornata dell’8 agosto, portandoli da 28.317 (nuovo record assoluto da inizio pandemia) a 19.584, dopo che il Dipartimento della Sanità del Sunshine State aveva fatto notare una piccola discrepanza: a fronte di 15.319 casi registrati dalle autorità locali, il Cdc aveva conteggiato i nuovi contagi di tre giorni in un solo!

Un errore, ovviamente non intenzionale, che il governatore della Florida, Ron DeSantis, non ha però gradito. Soprattutto alla luce dei titoli di giornale e dei talk-show del mattino seguente, questi ultimi dedicati da tutte le reti televisive nazionali alla Florida come epicentro della nuova emergenza nazionale. Ovviamente, l’errata corrige del Cdc è terminata in una breve a pagina 25. Vicino agli annunci delle massaggiatrici. Solo coincidenze, ovviamente.

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