SPY FINANZA/ Perché solo l’Italia è in stato di emergenza permanente?

- Mauro Bottarelli

La gestione della pandemia in Italia raffrontata con il resto d’Europa fa nascere una domanda non irrilevante per l’anno appena iniziato

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Lapresse

Ancora un mesetto. Abbiate pazienza. Poi tutto sarà finito. Una volta conclusa la partita del Quirinale, magicamente tutto cambierà. Magicamente non avremo un Governo denominato dei Migliori costretto a emanare nuove norme cinque volte in dieci giorni: lo avesse fatto Berlusconi, oggi avremmo i caschi blu dell’Onu a presidiare le strade. E il fatto che proprio il Cavaliere sia uno dei più ossequiosi sostenitori dell’accozzaglia di cui si compone il Governo Draghi la dice lunga. Ma ripeto, manca poco. L’inciucio Renzi-Franceschini (giova ricordare come ai tempi della cosiddetta rottamazione, il primo definisse con grande stima il secondo vice-disastro) paventato dai giornali, teso a far fuori la Lega dal futuro esecutivo, è già nell’aria. Come la puzza di chiuso.

Ormai sono saltati tutti gli schemi in questo Paese. Con l’obbligo di green pass rafforzato, chi non è vaccinato è escluso praticamente da tutto fino al 31 marzo: serve, infatti, il ciclo vaccinale completo per ottenerlo, quindi anche chi avesse cambiato idea a colpi di ricatti potrebbe fare solo la prima dose nell’arco temporale dei tre mesi. Ma non basta. Ho preso personalmente visione della comunicazione che una RSA milanese ha mandato ai parenti dei suoi ospiti: per visitarli, quando tornerà possibile (al momento, solo videochiamate), servirà la terza dose. Chi ne ha solo due, dovrà fare il tampone. Tra pochi giorni, poi, preparatevi al blitz finale sull’obbligo vaccinale (inattuabile e illegale, a dirlo è la stessa Europa che tiene in vita il nostro debito e non il sottoscritto) o alla sua scorciatoia più estrema: il green pass rafforzato su tutti i luoghi di lavoro. Pubblico e privato.

Signori, i non vaccinati in questo Paese sono circa 6 milioni. La grandissima parte in età lavorativa, visto che statistiche parlano di preponderanza della fascia 40-60 anni. Chi di queste persone – che paga le tasse, magari spesso più di molti vaccinati – utilizzava i mezzi pubblici per andare al lavoro, ora è fuori gioco. Tre mesi di taxi? Car-sharing? O, magari, l’ultima mossa potrebbe portare con sé dell’altro: la possibilità per legge di ri- o de-mansionamento? Smart working forzato con ovvia e immediata decurtazione dello stipendio e revisione dei pochi diritti rimasti ancora in vigore, stante il già avviato processo di non riconoscimento della quarantena come status di malattia? O, magari, direttamente licenziamento per giusta causa del lavoratore non vaccinato. Che dite, ristrutturazioni sanitarie in arrivo? In tal senso, basterà seguire l’evolvere della posizione di Confindustria per avere la riprova. Ma i prodromi offerti dalle ultime, sconfortanti uscite di Carlo Bonomi vanno in quel senso.

Cosa stia accadendo nel Paese, mi pare chiaro. Bastano le file fuori dalle farmacie per confermarlo. Bastano le mascherine FFP2 divenute introvabili o soggette a repentini aggiustamenti al tasso di inflazione. In compenso, viviamo in un regime. Democratico, certo. E dei migliori. Ma ormai, regime. Talmente sconclusionato da necessitare di continui aggiustamenti delle restrizioni, talmente tirato per la giacchetta del buonsenso e della Costituzione da muoversi con la modalità della proverbiale coperta troppo corta. In compenso, la vita dei cittadini diviene ogni giorno più precaria, cupa, ansiogena. Basta guardare le facce e soprattutto gli occhi della gente. Ovunque. E questo vale anche per i vaccinati, quelli formalmente liberi. Anzi, proprio loro cominciano lentamente a prendere coscienza dell’inganno principale: a fronte della diffusione del virus, dei numeri quotidiani e delle evidenze sanitarie, il babao del non vaccinato untore non regge più.

Certo, alcuni personaggi televisivi continuano nel loro tormentone. Anzi, proprio perché sentono il ghiaccio scricchiolare sotto i piedi, alzano il tiro. Ma poveretti, vanno compatiti e non attaccati. O, peggio, insultati o minacciati sui social. Occorre umana pietà per chi si presta a essere più realista del Re, nonostante l’evidenza gli gridi in faccia la nudità di quello stesso Re. Oltre centomila contagiati in un giorno rappresenta un risultato che fa capo a un’unica evidenza: i vaccini tutelano dalle forme gravi di contagio e dalle ospedalizzazioni, ma non evitano affatto di contrarre il virus. Finora, invece, la politica e la cosiddetta scienza avevano inviato a reti unificate il messaggio opposto: il vaccino era come la pozione di Panoramix il Druido, una volta inoculato sarete forti come Obelix. E i servi sciocchi saltavano e ballavano come giullari, intenti a veicolare il messaggio e alimentando l’odio verso i no-vax, gli untori, i monatti. Ora è difficile giocare quella carta. Ci vuole davvero una faccia notevole, uno stomaco di ferro. E una dignità pari a zero.

Permettetemi al riguardo, un brevissimo accenno alla mia lettera dell’altro giorno. Non mi aspettavo tanto affetto e solidarietà. E ringrazio tutti. In realtà, però, mi aspettavo anche le risposte di cui si accennava nel titolo. Non sono arrivate. Da nessuna parte. Direte voi, chi credi di essere per meritarle? Nessuno. Io so benissimo di essere l’ultimo degli umili manovali dell’informazione. Ma so altrettanto bene che Il Sussidiario, invece, è molto letto. E seguito. E che avendo trattato da sempre con attenzione il tema della sanità, ben prima dell’emergenza pandemica, è monitorato con interesse costante da chi opera in quell’ambito. Quindi, mi sarei aspettato anche un solo medico che rispondesse, indignato dalle mie parole. Qualcuno che dicesse chiaramente che alcuni suoi colleghi hanno sbagliato nel prospettarmi rischi legati alla mia condizione, all’atto di decidere o meno sul vaccino. Che potevo andare tranquillo. Da subito: infilati e le scarpe e vai al’hub più vicino. Invece, nulla. Cosa devo pensare, quindi?

Ancor più grave che nessuno dall’Ordine dei medici abbia voluto smentire ciò che ho scritto sui medici di base a Milano: a quanto pare, allora ha davvero ragione la mia farmacista nel dirmi che ormai è prassi consolidata quella dell’abbandono del mutuato e della ricerca disperata di un sostituto che non sia all’altro capo della città. Anche in questo caso, un normale cittadino e contribuente come il sottoscritto, cosa deve pensare dello Stato e della Sanità che da esso dipende? Siamo tornati all’Italia dei troppi professor dottor Guido Tersilli, nonostante le promesse di investimenti nell’assistenza territoriale e di base seguite alla drammatica sfilata di bare a Bergamo? Il tutto, a fronte di restrizioni mai viste in nessun altro Stato d’Europa. Certo, l’Olanda è in lockdown fino al 12 gennaio. Ma prima non c’era alcun green pass in vigore. Certo, Germania e Austria hanno fatto anche loro un lockdown, ma anche in quel caso prima non esistevano obblighi di certificazione.

E parliamoci chiaro, visto che una telefonata di auguri natalizi con un corrispondente dalla Germania di una testata giornalistica mi ha offerto conferma: quanto deciso a Berlino, il roboante lockdown dei no-vax, è stata una farsa. È durato in realtà i primi tre giorni. Chiusi i taccuini e spente le telecamere, lasseiz-faire totale. Per una ragione semplice: il primo Governo a guida Spd dai tempi di Gerard Schroeder non poteva permettersi il lusso di un effetto Italia appena giunto al potere, quindi ha formalmente blindato tutto per mostrarsi decisionista. Ma, al tempo stesso, non poteva nemmeno inimicarsi i cittadini con misure draconiane fino ad allora evitate. Pensate davvero che i tg non parlino più della Germania solo perché il lockdown ha funzionato o perché il notevole numero di no-vax presente in quel Paese sia stato ridimensionato a colpi di redenzioni vaccinali forzate?

E come mai, a fronte di numeri più alti dei nostri, Emmanuel Macron si guarda bene dal porre in essere misure come il green pass rafforzato? Semplice, i francesi non sono italiani. Il giorno dopo si sarebbe trovato il Paese paralizzato. A quattro mesi dalle presidenziali. E, soprattutto, con i vaccinati accanto ai non vaccinati. E non contro. Signori, la realtà sta purtroppo disvelandosi davanti agli occhi. E state certi che non sono tornato ancora sull’argomento nella speranza che qualche medico legga e mi firmi l’esenzione per motivi di salute, in modo da poter tornare a prendere il tram. L’Atm perderà 120 euro del mio abbonamento, da qui al 1 aprile. E io continuerò a rispettare un divieto sbagliato, inutile e idiota. Andrò a piedi. Sempre che non mi venga vietato anche questo, da qui al gran ballo del Quirinale.

Ho messo in fila tutto questo, semplicemente per porvi la domanda da un milione di euro di inizio anno: se soltanto nel nostro Paese si è arrivati a questo livello di paranoia restrittiva e nonostante tutto siamo ridotti esattamente come gli altri, non vi sorge il dubbio che sia per altro rispetto al mero contenimento sanitario? Perché rispetto agli altri Paesi, noi viviamo in stato di emergenza permanente da mesi e mesi. Ininterrottamente. E siamo conciati come siamo, con i vaccinati con doppia dose in coda per due ore al freddo per fare un tampone. E oltre 100.000 contagiati al giorno, come la Gran Bretagna del liberi tutti. Cosa dobbiamo attenderci, se giorno dopo giorno si lavora per sottrarre uno spazio di libertà e si arriva a fare strame della Costituzione (quella bellissima e antifascista) e addirittura del suo Articolo 1, quando si parla di super green pass per lavorare?

Quale conto da saldare sta per arrivarci dall’Europa, tale da rendere necessario uno stato di emergenza simile fino al 31 marzo? Se invece pensate che tutto questo sia giusto e unicamente ascrivibile all’emergenza Omicron, allora buon 2022. Sicuramente sarà un anno fantastico. D’altronde, siamo nel Paese dove si diceva che andrà tutto bene. In effetti, chi può negarlo. O no?

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