Stati Uniti vs Papa Francesco/ Viganò, Bannon e lobby: piano Usa per farlo dimettere

- Niccolò Magnani

Piano Stati Uniti per far dimettere Papa Francesco: lo scontro tra Chiesa e lobby Usa, dai casi Viganò e Bannon fino al dramma della pedofilia

Papa Francesco negli Usa
Usa, Papa Francesco a New York (LaPresse, 2019)

Non è certo la prima volta che gli Stati Uniti d’America manifestano della sostanziale insofferenza per il magistero di Papa Francesco, ma quanto contenuto nell’ultimo libro “Come l’America vuole cambiare Papa” scritto dal giornalista Nicolas Senéze, del quotidiano cattolico francese “La Croix” mostra nel dettaglio un “piano” segreto che negli ambienti che contano americani avrebbero messo a punto per “liberarsi” del Pontefice. Sudamericano, con simpatie “comuniste” mai negate e con una costante linea di difesa dei poveri e dei migranti, Oltre Oceano non viene considerato come un “amico degli Usa”. Per questo motivo dai casi di Mons.Viganò (ex Nunzio che in più occasioni ha accusato il Papa di aver nascosto il dramma della pedofilia in alcuni prelati in Cile e California, arrivando anche a chiedere le dimissioni di Francesco) alle “mire” di Steve Bannon fino all’insofferenza di Donald Trump: la lista di poco “propensi” a seguire Papa Francesco è abbastanza lunga e lo si comprende appieno nel nuovo libro destinato a far discutere e non poco negli ambienti ecclesiali e non.

USA VS PAPA FRANCESCO; IL PIANO PER FARLO DIMETTERE

Il trattato di Senéze mostra nel dettaglio il presunto “piano” per screditare dagli Usa l’immagine del Papa, puntando in prima battuta sul piano dottrinale, sulle presunte incoerenze e tatticismi, fino alla gestione del dramma della pedofilia. Si parte da Trump-Bannon ma il fronte, secondo il giornalista de La Croix, si allarga: «la variegata geografia del fronte anti Bergoglio si è svelata meglio successivamente mostrando addentellati nell’entourage del presidente brasiliano Bolsonaro fino a lambire, in Italia, la rete sovranista di Matteo Salvini». Nel libro si riporta anche il pensiero espresso già qualche mese fa del Cardinale tedesco Kasper che in strenua difesa di Papa Francesco accusava le varie “bordate” anti-papiste da più parti nelle aree conservatrici della Chiesa e delle cancellerie occidentali «Ci sono persone che semplicemente non amano questo pontificato. Vogliono che finisca il prima possibile per avere quindi, per così dire, un nuovo conclave. Vogliono anche che vada in loro favore, che abbia un risultato che si adatti alle loro idee». Caos su celibato in Germania con cardinali spaccati a metà, dramma pedofilia in Usa e Cile e il “nodo” aperto anche in Francia con il caso Barbarin, ma non solo: gli “scontenti” di Bergoglio contano anche il malcontento per la gestione della Chiesa in Cina oltre alla delusione dei polacchi per una «scarsa considerazione della memoria di Giovanni Paolo II». Ma la madre di tutte le critiche a Papa Francesco è certamente l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, con l’attacco al libero mercato contenuto in essa, e l’enciclica Laudato Sì dedicata alla tutela ambientale: «Un testo del genere, da parte dell’unica figura morale di livello planetario, non poteva che impensierire seriamente tante lobby, a cominciare da quella dei petrolieri americani, alla quale si è presto unita la lobby della finanza e quella dell’agroindustria», scrive ancora Senéze. Secondo il giornalista la resa dei conti si avrà tra Chiesa Usa e Papa nel sinodo sull’Ammazzonia: «alcuni cardinali di stampo conservatore hanno già fatto filtrare che altri strappi alla dottrina – stavolta sul celibato sacerdotale oppure sulle donne diacono – difficilmente si potrebbero sopportare».



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