Stefano Cucchi/ Giudice: “Depistaggio per allontanare i sospetti dai carabinieri”

- Lorenzo Drigo

Morte di Stefano Cucchi: per il giudice si è trattato di un depistaggio atto a non minare la credibilità dei carabinieri e dell'organo di comando territoriale

Il caso Cucchi Stefano e Ilaria Cucchi (LaPresse, 2019)

Giudice: “Depistaggio sulla morte di Stefano Cucchi”

In queste ore è stata pubblicata la motivazione della sentenza emessa per il caso Stefano Cucchi. La sentenza risale allo scorso aprile, mentre ora il giudice che segue il caso, Roberto Nespeca, ha reso note le motivazioni che l’hanno portato alla scelta di accusare di depistaggio gli 8 carabinieri. “La versione ufficiale dell’Arma dei Carabinieri sulla morte di Stefano Cucchi”, si legge nella sentenza, pubblicata da Repubblica, era “confezionata escludendo ogni possibile coinvolgimento dei militari”.

Insomma, il giudice non ha dubbi che si sia trattato di un depistaggio, attuato soprattutto per non minare “l’immagine e la carriera dei vertici territoriali e, in particolare, del comandante del Gruppo Roma, Alessandro Casarsa”. Già in occasione del processo Carasca era stato individuato come il principale colpevole di quanto successo a Stefano Cucchi, mentre per il giudice si sarebbe trattato di “un’attività di sviamento posta in essere nell’immediatezza della morte di Stefano Cucchi, volta ad allontanare i sospetti che ricadevano sui carabinieri”. Sempre secondo la sentenza, anche “le ulteriori condotte nel 2015” erano solamente “finalizzate a celare quelle di falso risalenti al 2009”, mentre “i fatti risalenti al 2018, nel corso del dibattimento del cosiddetto Cucchi bis, avevano lo scopo di svilire la credibilità di Riccardo Casamassima, teste rilevante” dell’accusa.

Stefano Cucchi: le sentenze di aprile

Il processo a cui fa riferimento la sentenza pubblicata risale ad aprile scorso, quando per la prima volta un tribunale ha riconosciuto ufficialmente l’esistenza di depistaggi in merito a quanto successo nella caserma Casilina. I fatti relativi a Stefano Cucchi, invece, risalgono alla notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, quando il ragazzo viene portato in caserma con l’accusa di possesso di sostanze stupefacenti. Una volta giunto al comando dei carabinieri, trattenuto per accertamenti, sarebbe stato picchiato violentemente dai carabinieri, morendo circa una settimana dopo per via delle ferite e dei traumi riportati.

Da lì sarebbe partito uno dei più grossi ed articolati casi di depistaggio che siano stati individuati fino a questo momento. Tra accuse mosse nei confronti di Stefano Cucchi, indicato come tossicodipendente, anoressico e sieropositivo, e ricostruzioni fallaci di quella notte (in un primo momento si disse che Stefano Cucchi era caduto dalle scale), si è arrivati alla condanna di aprile. In quell’occasione, il giudice Nespeca aveva riconosciuto 5 anni al generale Alessandro Casarsa e 1 anno e 3 mesi al colonnello Lorenzo Sabatino, accusati appunto di aver depistato le indagini. A queste si aggiungono le condanne di 4 anni a Francesco Cavallo e Luciano Soligo, 1 anno e 9 mesi a Tiziano Testarmata, 2 anni e 6 mesi a Luca De Cianni, 1 anno e 3 mesi a Francesco Di Sano e 1 anno e 9 mesi a Massimiliano Colombo Labriola.





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