STEFANO MAINETTI, MARITO ELENA SOFIA RICCI/ “Lockdown? Mi manca la libertà di…”

- Dario D'Angelo

Stefano Mainetti, marito Elena Sofia Ricci, direttore d’orchestra e compositore di successo. Ecco la sua riflessione sul lockdown.

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Stefano Mainetti, marito Elena Sofia Ricci (Instagram)

Con Elena Sofia Ricci ospite di Mara Venier a Domenica In per presentare il film “Rita Levi Montalcini” in onda il 26 novembre su Rai Uno, non è da escludere che si finisca per parlare di Stefano Mainetti, marito dell’attrice nonché direttore d’orchestra e compositore di successo. Autore di celebri colonne sonore, agli occhi di Elena Sofia Ricci, è senza dubbio vero che Stefano Mainetti sia stato l’uomo in grado di far tornare a cantare il cuore dopo una serie di fallimenti che avevano portato l’interprete fiorentina a non credere più nell’amore. Ad abbattere i muri che Elena Sofia Ricci aveva innalzato dopo la fine dell’amore per Pino Quartullo, padre della figlia Emma, e il matrimonio fallito con Luca Damian è stato proprio l’incontro con Mainetti: i due si sono sposati nel 2003 e poco tempo dopo è nata Maria, la secondogenita dell’attrice.

STEFANO MAINETTI, MARITO ELENA SOFIA RICCI

Stefano Mainetti come detto è conosciuto in tutto il mondo per la sua attività di direttore d’orchestra e compositore. Dopo aver studiato presso il Conservatorio di Santa Cecilia si è fatto conoscere ed apprezzare in particolare come direttore della Royal Philarmonic Orchestra di Londra. Al suo curriculum bisogna aggiungere poi delle collaborazioni con registi affermati quali Joe D’Amato, Michele Soavi, Enzo Barboni e molti altri ancora. Intervistato qualche mese fa da “Il Foglio” per raccontare il suo punto di vista sull’esperienza del lockdown, Mainetti aveva spiegato: “In casa siamo in quattro e abbiamo un’armonia interna abbastanza collaudata. La convivenza coatta e forzata ha dei suoi limiti, ma è ovvio che ci sia spazio anche per la barzelletta che ci porta a dire che non ci si sopporta più e frasi simili. Ieri, ad esempio, a colazione, ho visto le tre donne della mia famiglia e mi è venuto da dire: “Ancora voi? Sempre le stesse facce? Ancora qui?”. Ironia a parte, chi fa il mio lavoro, normalmente vive davanti a una partitura, si è abituati, e io non ho difficoltà a stare per dodici ore di seguito insieme alla mia musica. Quello che mi manca è il sapere di poter uscire in qualsiasi momento. Il desiderio di libertà, quando c’è, uno lo dà per scontato“.

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