STO PENSANDO DI FINIRLA QUI/ Il viaggio surreale di Kaufman nella coscienza umana

- Carmine Massimo Balsamo

Sto pensando di finirla qui, adattamento cinematografico dell’omonimo libro di Iain Reid, segna l’attesissimo ritorno di Charlie Kaufman

Sto pensando di finirla qui
Sto pensando di finirla qui (Netflix)

Charlie Kaufman

is back. A cinque anni di distanza da Anomalisa, il regista statunitense è tornato dietro la macchina da presa per Sto pensando di finirla qui (I’m thinking of ending things) – adattamento cinematografico dell’omonimo libro di Iain Reid – thriller metafisico che ne conferma le eccezionali qualità. Una giovane donna (Jessie Buckley) nutre grossi dubbi sulla relazione con il nuovo ragazzo Jake (Jesse Plemons), al suo fianco da sei-sette settimane, ma nonostante ciò decide di partire in viaggio con lui per conoscere la sua famiglia. Mentre una bufera di neve la blocca in casa in compagnia della madre (Toni Collette) e del padre (David Thewlis) del partner, la giovane inizia a mettere in dubbio tutto quello che pensava di sapere a proposito del fidanzato, ma non solo…

“Sto pensando di finirla qui” è ciò che pensa la giovane donna, Lucy, che si ripete tra sé e sé, ma nonostante questa certezza granitica  decide di andare a conoscere i genitori del compagno. Ma da dove è venuta questa idea? Difficile a dirsi, considerando che Jake ha tanti pregi e pochi difetti. O almeno questo è il suo giudizio. “Non ho mai provato niente del genere”, ancora tra sé e sé, durante il viaggio in macchina al fianco di Jake. E per il primo atto del film assistiamo a questo tambureggiante alternarsi tra le discussioni-dissertazione tra i due fidanzati ed i pensieri della protagonista. E Lucy è molto lucida nel suo straniamento: è conscia di non poter fingere un pensiero e sa anche che ciò che sta provando, questa alienazione (da Jake ma non solo), non è qualcosa che si può spiegare razionalmente.

Giunti a casa dei genitori di Jake, la situazione precipita. Lucy si presenta come la ragazza modello: premurosa con la madre, rispettosa con il padre e generosa con Jake. Ma c’è qualcosa che non va, dallo strano comportamento del fidanzato alle insinuazioni della madre di lui. Una serie di episodi inizieranno a turbare la protagonista, tanto da spingerla a mettere in discussione tutto ciò che la circonda.

Sto pensando di finirla qui è un film complesso, che naviga tra i generi e che offre allo spettatore un’esperienza surreale, un viaggio nella coscienza umana senza disdegnare un pizzico di ironia. Charlie Kaufman tratta i temi più cari del suo cinema, ma in una chiave nuova, diversa, commovente. Il regista di Eternal Sunshine of the Spotless Mind offre allo spettatore diverse interpretazioni: bisogna provare a capire cosa è reale, cosa è immaginato e ancora cosa è ricordato, a dare le risposte sarà chi guarda. Il tempo perde significato, totalmente. Svolte e inversioni la fanno da padrona, esattamente come in un sogno, e l’elemento kafkiano riesce ad incidere fortemente sulla vita vera, sull’esistenza umana. Sto pensando di finirla qui è infatti in grado di smuovere qualcosa nella mente e nel cuore delle persone, incoraggiate a fare i conti con la propria vita e, di conseguenza, vedere il mondo con occhi diversi.

Sto pensando di finirla qui è un film che deve essere sentito, più che compreso. Kaufman abbonda con allegorie e metafore, curando maniacalmente ogni dialogo – dalle parti di Linklater, strizzando l’occhio a Bunuel e Lynch – e andando a toccare temi come la solitudine, l’amore e soprattutto il rimorso. Quest’ultimo è il più vivido, grazie alle parole e ai pensieri dei protagonisti: il rimpianto di ciò che poteva essere e non è stato, di quella scelta che avrebbe potuto cambiare tutto. In altri termini, Kaufman accende i riflettori sulla fragilità dello spirito umano. Devastante.

A far quadrare il tutto è l’ottimo lavoro dei collaboratori di Kaufman, che gioca con la macchina da presa tra piani fissi e mobili, montaggio alternato e inquadrature claustrofobiche. La fotografia di Lukasz Zal (Cold War), la scenografia di Molly Hughes (Hillbilly Elegy) e i costumi di Melissa Toth (Eternal Sunshine of the Spotless Mind) fanno sì che ogni scena diventi un quadro: ricco di colori, di fantasie, semplicemente sgargiante. Oppure buio, tetro, cupo. Esattamente come richiesto dal susseguirsi degli eventi.

Infine, un plauso all’eccezionale cast. Jesse Plemons (Breaking Bad, Fargo, The Program) veste i panni di un intellettuale abbastanza frustrato, ossessionato dal passato e con alle spalle un’infanzia ingombrante. E il suo Jake non è tanto distante dal Caden Cotard di Synecdoche, New York, interpretato dal fenomenale Philip Seymour Hoffman. Ma la vera sorpresa è rappresentata da Jessie Buckey (Beast, Judy), alle prese con un ruolo complicato almeno quanto la storia stessa: gigantesca.

Disponibile dal 4 settembre 2020 su Netflix – che ha targato l’ennesimo grande film – Sto pensando di finirla qui è tra i film più belli della stagione cinematografica, certamente tra i grandi protagonisti della prossima stagione dei premi, e segna il ritorno di uno dei più grandi autori in circolazione.



© RIPRODUZIONE RISERVATA