STOP RISTORI A FINE ANNO/ Fortis: l’Italia ha le chances per una crescita cinese

- int. Marco Fortis

Il ministro Franco annuncia che entro la fine dell’anno il governo porrà gradualmente fine ai ristori. Normalizzare l’economia non sarà un salto nel buio

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Il presidente del Consiglio Mario Draghi (a destra) con Daniele Franco, ministro dell'Economia (LaPresse)

“Il paese è ancora sotto strette restrizioni alla mobilità ma crediamo che dopo Pasqua la situazione migliorerà gradualmente e tornerà alla normalità verso maggio e giugno per la disponibilità dei vaccini da una parte e per il fatto che la stagione più calda aiuterà”. Lo ha affermato, intervenendo a un dibattito con il ministro delle Finanze britannico Rishi Sunak, organizzato da Bloomberg, il ministro dell’Economia, Daniele Franco, che ha aggiunto: “verso la fine dell’anno elimineremo gradualmente” le misure di sostegno all’economia e “torneremo alla normalità”. Ma prima c’è ancora molto da fare e da dare ai contribuenti, infatti dopo il decreto Sostegni “saranno introdotte ulteriori misure nelle prossime settimane”. Che cosa significano queste parole? Come evitare che gli allentamenti non si traducano in nuove ondate, in una ricaduta della pandemia? E sarà davvero possibile arrivare alla normalità entro la fine del 2021? Lo abbiamo chiesto a Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison e docente di Economia industriale all’Università Cattolica di Milano, secondo il quale il ministro Franco “ha messo in fila una serie di dati e ragionevolmente sta ipotizzando che possa esserci una combinazione tra fattori che via via diventa più positiva, non irrealistica, ma molto razionale”.

Graduale eliminazione dei ristori e progressivo ritorno alla normalità: è la strada giusta?

Non è che ci sia una ricetta, una strada giusta da percorrere. Abbiamo uno scenario, abbiamo delle aspettative che speriamo vengano a combaciare perfettamente, perché un rilancio dell’economia coincide evidentemente con una riduzione dei ristori. Immaginare che si potrà ristorare di meno non è solo un pio desiderio, ma è una variabile possibile. E non penso che sia solo il ministro Franco ad avere una visione di ragionevole ottimismo.

Perché dice “ragionevole ottimismo”?

Le ultime previsioni dell’Ocse, recentemente diffuse e un po’ trascurate dagli osservatori italiani, presentano degli aspetti se non entusiasmanti perlomeno sorprendenti.

Perché?

Già nel 2021 la ripresa italiana è vista come abbastanza solida, più di quanto ci si attendesse qualche tempo fa, e un po’ sconta un effetto Draghi: si pensa cioè che Draghi saprà spendere con efficacia le risorse del Recovery fund. Ma nel 2022 l’Italia avrà un tasso di crescita che è quasi quello della Cina.

Come si spiega questa possibilità di un balzo alla cinese?

Con il fatto, appunto, del combinato disposto della presidenza Draghi e delle risorse che la Ue metterà a disposizione con il Next generation Eu. Se vengono trasformate in investimenti veri, hanno un effetto moltiplicatore importante su infrastrutture e digitalizzazione. Poi c’è il fatto che l’economia italiana è entrata nella pandemia in condizioni di forza.

Addirittura?

Certo, il Covid ha fatto danni ingenti, ma ci fossimo trovati nelle condizioni del 2008-2011, sarebbe stata veramente dura venirne fuori. Invece siamo entrati nell’emergenza coronavirus che avevamo, per esempio, gli investimenti fissi lordi, a parte la battuta d’arresto del 2019 con la crisi sino-americana sui commerci, che nel quadriennio 2015-2018 crescevano a tassi incredibili. E numeri brillanti arrivavano dall’aumento del Pil pro capite e del valore aggiunto del manifatturiero, settore che permette all’Italia di avere la quinta bilancia manifatturiera con l’estero dopo Cina, Germania, Sud Corea e Giappone. Quanto all’export, è cresciuto più di quello tedesco o francese ed è stato l’ultimo a cedere alla pandemia. Non è che siamo posizionati male per scattare quando ripartirà l’economia.

Dove intravvede oggi segnali positivi?

L’edilizia sarà un’altra sorpresa, spinta da bonus e ristrutturazioni che stanno scatenando ovunque una domanda forte.

In che stato sarà la nostra economia a fine anno? Sarà in grado di camminare da sola?

Sono moderatamente ottimista e non penso che Franco stia buttando il cuore oltre l’ostacolo senza aver ben meditato le sue parole. Avendo un settore manifatturiero, che si è efficientato negli ultimi anni, teso come una molla, ci sono le condizioni per una ripresa importante, una volta ovviamente che la normalità sarà tornata grazie ai vaccini.

Appunto, l’economia riparte se si vaccina. La sfida di Draghi è appesa al piano vaccini? E quanto la convince?

Il piano vaccini troverà il suo giusto ritmo nel momento in cui verranno riannodati alcuni fili che si erano sfilacciati, basti pensare ai problemi informatici sulle prenotazioni online che stanno investendo la Lombardia, segno di un mancato ammodernamento. Bisogna cioè mettere mano a una certa disorganizzazione che alcune Regioni hanno maturato in questi anni.

Qualche tensione si è avuta anche sulla somministrazione delle dosi, non crede?

Non capisco questa tensione esagerata per cui è sufficiente che si fermi due giorni la somministrazione di AstraZeneca per avere l’impressione di aver perso tre anni. Credo invece che abbiamo preso un’allure che ci permetterà di arrivare gradualmente a un’ampia vaccinazione. Qui non ci sono primi della classe.

Intanto dopo Pasqua potrebbe arrivare un primo allentamento delle restrizioni: il governo si assumerebbe un rischio calcolato? Come evitare che gli allentamenti non si traducano in un altro ritorno di fiamma dell’epidemia?

L’anno scorso di questi tempi eravamo messi una condizione drammatica. E come avremmo dovuto imparare con il primo lockdown, la seconda ondata, molto dura, ci ha investito perché sarebbe stato opportuno chiudere prima, quando cioè già Spagna e Francia avevano imposto la serrata generale, invece siamo rimasti aperti.

Oggi invece?

In questa coda lunga della seconda ondata o terza ondata, se riusciamo a contenere i decessi e a somministrare i vaccini che possiamo fare, ci troveremmo nella condizione, anche grazie all’arrivo di temperature più calde, di affrontare con maggiore serenità non solo l’estate, ma anche l’autunno, riducendo il rischio di una quarta ondata. I lockdown mirati, a partire da quelli introdotti durante le feste natalizie, hanno contribuito a contenere la curva epidemica. Possiamo ragionevolmente sperare che la combinazione tra vaccinazioni e lockdown selettivi, dove fortunatamente le fabbriche sono aperte, ci possano permettere di arrivare a un buon equilibrio tra attenzione sanitaria e progressiva normalizzazione economica, con la ripresa anche delle attività commerciali.

Arrivare alla normalità entro maggio-giugno, come auspica Franco, significa salvare la stagione e l’industria del turismo?

Se le vaccinazioni proseguiranno in modo adeguato e se la situazione tenderà a normalizzarsi, il minimo che possiamo aspettarci è che il turismo interno riprenda, come già avvenuto l’anno scorso. Con una popolazione più sicura sotto il profilo sanitario è probabile che il turismo interno faccia segnare la prossima estate una bella ripresa per un settore che, assieme ai trasporti, è stato tra i più colpiti dal Covid. Lo stesso Draghi ha detto che con i ristori oggi non stiamo assistendo un comparto decotto, il turismo è un pilastro della nostra economia: nel G-20 siamo, dopo gli Stati Uniti, il secondo paese per numero di pernottamenti di turisti stranieri negli alberghi. Il crollo del turismo internazionale ci ha molto danneggiato, quindi se il turismo interno si riprende avremmo già un primo segnale di sollievo.

“Mi aspetto di terminare con le misure di sostegno all’economia verso la fine dell’anno”: le parole di Franco sono la drammatica ammissione che non abbiamo tante risorse e c’è un grosso problema di sostenibilità economica e di conti pubblici?

È chiaro che si sta cercando anche di non perdere di vista il fatto che, pur essendo l’Europa in una situazione lasca, lasciando margini ai singoli paesi per gestire la pandemia al di fuori dei vecchi parametri, l’Italia ha sì il deficit alto, ma non più di quello di altri, anzi è ben più basso di quelli di Francia, Spagna o Gran Bretagna. Non abbiamo al momento vincoli così stringenti da doverci preoccupare. Tuttavia in un paese con un pesante debito pubblico come nostro, se può smettere di erogare risorse a fondo perduto in tempi ragionevoli non ha che da beneficiarne. Non penso che ci sia una preoccupazione sui conti pubblici, però c’è un giusto senso di responsabilità in chi dice che non si può andare avanti tre anni a ristorare tutti. Bisogna uscire da questa logica. Una volta che è stata data la bombola d’ossigeno ai settori in asfissia, poi è necessario che tutti comincino a camminare con le proprie gambe. L’intervento pubblico può tamponare anche in condizioni di normalità, ma in misura molto più limitata e mirata, non a pioggia, come ristori e ammortizzatori sociali utilizzati in questa fase di emergenza.

Franco ha parlato anche del Next Generation Eu: dovremo farci trovare pronti a fine anno con un’economia normalizzata per poter utilizzare al meglio quelle risorse, così da spingere l’acceleratore su investimenti, crescita potenziale, occupazione e produttività?

Assolutamente sì. I fondi del Next generation non sono utilizzabili a pioggia per gli stessi interventi che stiamo oggi finanziando con gli scostamenti di bilancio e che andranno sul bilancio pubblico. Vanno utilizzati per irrobustire e modernizzare l’economia, realizzando la transizione digitale ed ecologica.

(Marco Biscella)

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