STORIA/ Operazione “lupo mannaro”: come i nazisti riuscirono a far odiare i tedeschi

- Antonio Besana

L'operazione Werwolf (Lupo mannaro) fu lanciata da Himmler per contrastare i sovietici e gli alleati in Germania. Ebbe effetti disastrosi sulla popolazione tedesca

germania guerra berlino 1945 1 lapresse1280 640x300 Berlino nel 1945 (LaPresse)

Il termine “resistenza” in Europa è in genere associato alla resistenza antinazista. Non molti sanno che nel 1945 la storia registra anche un’altra resistenza: quella dei tedeschi verso gli alleati. Per comprenderne le ragioni occorre ricordare che a partire dal 1942 la Germania subisce devastanti bombardamenti effettuati con migliaia di bombardieri dall’USAAF di giorno e dalla RAF di notte, distruggendo gran parte delle principali città tedesche, infliggendo non solo danni materiali ma anche pesanti perdite tra la popolazione, stimate in oltre 600mila civili, tra cui moltissimi bambini. L’avanzata dei russi da ovest è invece segnata dalle violenze sulle donne tedesche, con una sorta di pulizia etnica. È chiaro, dunque, che inglesi e americani da una parte sovietici dall’altra non potevano certamente essere considerati dai tedeschi come i “liberatori”. È abbastanza noto che negli ultimi mesi di guerra Hitler arruola anche ragazzi ed anziani per combattere gli invasori, mentre sono certamente meno note le operazioni terroristiche dietro le linee alleate da parte dei Werwolf, i lupi mannari di Himmler.

Nel 1943 sul fronte orientale la Germania subisce le prime grandi sconfitte nelle battaglie di Stalingrado e di Kursk, con effetti disastrosi per la Germania nazista. Tuttavia, Hitler continua a rifiutarsi di credere che la razza ariana possa essere sconfitta, e quindi si rifiuta di considerare anche lontanamente l’organizzazione di una possibile resistenza sul suolo tedesco. Reinhard Heydrich, che in quel momento controlla l’intera organizzazione delle SS, si rende conto che Hitler non si arrenderà fino alla fine, ma è convinto che può esserci una resistenza popolare contro gli alleati, e che questa potrebbe proseguire anche dopo la guerra.

Contravvenendo agli ordini di Hitler, dunque, inizia segretamente la preparazione di un piano di resistenza e guerriglia da porre in essere dopo il termine del conflitto utilizzando uomini delle SS. L’operazione viene denominata “Werwolf” (lupo mannaro). Il nome si ispira ad un romanzo del 1910 di Hermann Lons, ambientato durante la Guerra dei trent’anni. Il protagonista, Harm Wulf, a cui un gruppo di sbandati hanno massacrato la famiglia, organizza una milizia partigiana nelle foreste per respingere gli invasori. Ma la scelta non è probabilmente legata solo a questo. Fin dall’inizio della guerra Hitler e i vertici del partito nazista hanno subito il fascino delle scienze occulte. La propaganda di Hitler aveva utilizzato il folklore germanico e l’immaginario soprannaturale come una delle ragioni per spiegare l’ascesa e la popolarità del regime, e per ridefinire la scienza e la religione tedesche.

I nazisti volevano conquistare il consenso popolare non solo attraverso la propaganda, il controllo dei media, la creazione di miti e leggende di una supposta tradizione nordica a sostegno di una nuova società su base etnica o razziale, ma attraverso la narrazione di un modo soprannaturale popolato da magia, folclore, rune, lupi mannari, demoni, streghe e vampiri avevano trovato un modo per manipolare anche le coscienze.

A differenza della tradizione dei vampiri slavi, dipinti sempre come malvagi, i lupi mannari tedeschi erano descritti come figure positive nella letteratura tedesca. Erano considerati esseri legati ai boschi e al sangue, uomini che potevano trasformarsi in lupi per difenderne il suolo, e che potevano quindi rappresentare la forza e la purezza tedesche contro gli invasori. Lo stesso tipo di immaginario era stato utilizzato sia nel 1813 dai Freikorps, i “cacciatori selvaggi”, organizzazioni volontarie paramilitari del generale Lutzov contro Napoleone, sia dalle milizie volontarie della Repubblica di Weimar. Mentre le milizie descritte da Lons si chiamano Wehrwolf (giocando sul prefisso “wehr”, cioè difesa) Hitler, Himmler e Goebbels usano il termine soprannaturale Werwolf, attingendo così all’immaginario nazionale in campo sia paramilitare sia soprannaturale, legandosi ad una visione wagneriana della vittoria finale o dell’apocalisse.

Heydrich non porta a termine il progetto perché il 4 giugno 1942 muore a Praga per i postumi delle ferite riportate in un attentato organizzato da membri dell’esercito cecoslovacco in esilio. È dunque Himmler che nel 1943 riprende in mano il progetto “Lupo Mannaro” e lo presenta a Hitler, con connotazioni diverse da quelle ipotizzate da Heydrich.

Himmler non pensa alla resistenza sul territorio tedesco: vuole invece organizzare unità speciali che operando dietro le linee nemiche possano infiltrarsi nei campi alleati e sabotarne le linee di rifornimento. Hitler è suggestionato dal nome dell’operazione che ricorda la “tana del lupo”, il suo quartier generale sul fronte orientale. Werwolf viene quindi costituito nell’ottobre del 1944. Il comando del reparto viene affidato al generale delle SS Hans-Adolf Prützmann, un che di stanza in Ucraina ha studiato le tattiche dei partigiani, che ammira e teme. L’idea è quella di formare una rete di guerriglia clandestina alle dipendenze dirette di Himmler e del servizio di sicurezza (SD), addestrata alle tecniche della guerriglia. I membri devono essere scelti per il loro fanatismo e per la brutalità in combattimento.

Viene coinvolto anche Otto Skorzeny, comandante delle forze speciali delle SS che operano dietro le linee nemiche in missioni di controguerriglia e spionaggio (Jagdkommando e Jagdverbände). Gli uomini di Skorzeny, coinvolti inizialmente come istruttori, sono stati i protagonisti dell’Operazione Greif (Grifone) condotta dai tedeschi durante l’offensiva delle Ardenne del dicembre 1944. Piccoli gruppi di SS travestiti da soldati americani si erano infiltrati dietro le linee alleate per interrompere le comunicazioni, alterare la segnaletica stradale e compiere azioni di sabotaggio, creando caos e confusione nelle retrovie del nemico.

Il quartier generale del Werwolf è nel castello di Hülchrath vicino a Dusseldorf. Qui alla fine di novembre arrivano i primi volontari che vengono addestrati alle tecniche di sabotaggio, demolizione, sopravvivenza e comunicazioni radio. I reparti Werwolf sono piccole unità, dotate di una radio, di sessanta giorni di razioni e con l’accesso ad una rete di bunker e tunnel sotterranei fatta costruire da Himmler in Germania ed in Austria già dal 1943 con depositi di armi, esplosivo, cibo e acqua. Ogni operatore è dotato di due armi da fuoco, dieci chili di esplosivo, e documenti falsi forniti dalla Gestapo per mescolarsi anonimamente alla popolazione. I lupi mannari escono allo scoperto e assumono la loro identità di combattenti solo durante le operazioni. I gruppi operano sia sul fronte orientale che su quello occidentale, con compiti che comprendono il sabotaggio, la distruzione di risorse economiche e logistiche per prevenirne l’impiego da parte del nemico, la ricerca ed eliminazione dei cittadini tedeschi che si siano messi spontaneamente al servizio degli occupanti, considerati collaboratori e traditori. I reparti SS di Skorzeny avrebbero dovuto operare al di fuori della Germania, mentre la responsabilità delle operazioni sul territorio del Reich avrebbero dovuto essere assunte dal Werwolf di Prützmann. La mancanza di coordinamento tra le diverse forze speciali tedesche non contribuisce alla buona riuscita dell’operazione, ed in breve sotto la denominazione “Werwolf” sono raggruppate tutte le unità di guerriglia nazionalsocialiste.

Il reclutamento dei “lupi mannari” avviene sia all’interno delle unità SS combattenti, sia attraverso proclami pubblici. Ad ogni Gauleiter regionale è ordinato di stilare elenchi di potenziali reclute per i lupi mannari che devono poi essere addestrati in località della Renania o intorno a Berlino. Nel gennaio 1945 i reparti del Werwolf comprendono circa 400 operatori addestrati a Neustrelitz e altri 300 a Killeschowitz. Circa il 30% sono donne, ed un altro 10% è costituito da ragazzi della Hitlerjugend.

Già nel mese di gennaio 1945 un rapporto del servizio informazioni americano segnala che i tedeschi stanno preparando reparti da utilizzare dietro le linee dopo l’invasione alleata della Germania. I rapporti parlano di un organico di 5mila combattenti, anche se questi numeri non sono mai stati supportati da prove concrete. Sia gli inglesi che americani sono quindi preoccupati per la possibilità di dover fronteggiare azioni di guerriglia alle spalle delle loro linee. Un’ulteriore prova delle intenzioni tedesche è confermata il 23 marzo 1945, quando il ministro della Propaganda Joseph Goebbels pronuncia un infuocato discorso al popolo, divenuto in seguito noto come il “discorso del lupo mannaro”, nel quale esorta i civili tedeschi a unirsi al movimento Werwolf, combattendo gli alleati e tutti i collaboratori tedeschi che accolgono il nemico nelle loro case.

Il primo aprile 1945 il ministero della propaganda inizia a trasmettere da Radio Werwolf. La trasmissione si apre con l’ululato di un lupo seguito dalla esortazione a combattere gli invasori fino alla morte, e si conclude con una voce di donna: “Sono selvaggia, sono piena di rabbia, mi chiamo Lily Werewolf e sono un licantropo. Mordo, divoro e non mi hanno addomesticata. I miei denti da lupo mannaro sbraneranno il nemico”. Il principale effetto ottenuto dalle trasmissioni è quello di rendere le truppe alleate sempre più diffidenti nei confronti dei civili tedeschi.

I russi stanno per raggiungere Berlino e la Germania ha mobilitato tutti gli uomini in grado di combattere, inclusi i ragazzi della Hitlerjugend e le classi più anziane inquadrate nella Volkssturm. Le piccole unità dei Werwolf, divisi in cellule indipendenti, seguendo gli ordini ricevuti entrano in clandestinità, si lasciano superare dagli alleati a ovest e dai sovietici a est, ed entrano in azione alle loro spalle. Decine di imboscate ed attacchi alle colonne americane sono organizzate nella Foresta Nera a Heilbronn, Neckarsulm e Oberroth. Altre unità operano nelle foreste del Westerwald, nell’Assia, nel sud della Renania, in Franconia e nei territori invasi dall’Armata Rossa. Sono minate le vie di comunicazione e vengono fatti saltare i ponti. Il 25 marzo 1945 alcuni giovani SS apprendisti lupi mannari provenienti dal castello di Hülchrath assassinano fuori dalla sua casa il dottor Franz Oppenhoff, nuovo sindaco di Aquisgrana. Sempre nel marzo del 1945, poco dopo l’occupazione di alleata di Giessen, una squadra Werwolf uccide un medico tedesco che stava collaborando con le autorità americane, lasciando una carta con scritto “traditore” sul suo corpo. Pochi giorni prima della fine della guerra in Europa, l’8 maggio, un infiltrato uccide il sindaco di Mehlbeck, lasciando sulla sua porta di casa il simbolo del lupo mannaro. Sono inoltre opera del Werwolf gli omicidi dell’abate Strohmeyer e quello del vescovo di Aquisgrana Franz Oppenhoffallee. In realtà la maggior parte degli omicidi e degli attacchi dietro alle linee viene condotta da truppe regolari tedesche o da reparti di SS, ma Goebbels attraverso Radio Werwolf continua a rivendicarne la responsabilità ai lupi mannari, allo scopo di seminare allarme e confusione nei ranghi del nemico.

Anche se molti dei depositi di armi sono trovati dagli alleati e dai russi, le azioni di guerriglia iniziano immediatamente. Sia gli alleati che i sovietici sono sorpresi e impressionati nello scoprire che ci sono ancora soldati tedeschi in azione. La cosa però non viene interpretata come una insurrezione, ma piuttosto come la volontà isolata di truppe naziste che hanno scelto di continuare a combattere. I sovietici per rappresaglia fucilano dieci tedeschi per ogni soldato russo ucciso. L’effetto di questa rappresaglia ottiene però l’effetto contrario. Giorno dopo giorno uomini, donne e anche bambini iniziano a infilarsi sottoterra per unirsi ai lupi mannari, aumentandone consistenza e capacità. Le azioni di guerra continuano in varie località della Germania, nelle zone occupate sia dai russi che dagli alleati. Il 6 marzo una pattuglia americana viene attaccata e 25 soldati sono uccisi. Il 16 marzo colpiscono un camion di rifornimenti britannico uccidendone altri cinque. Il 20 marzo in una imboscata a un convoglio sovietico diretto a Berlino uccidono 33 uomini e ne feriscono altre decine.

Il proliferare di questi attacchi, la propaganda di Goebbels che parla di migliaia di partigiani, le voci alimentate dalla popolazione locale, cominciano ad indurre negli alleati l’idea che si tratti di una insurrezione su vasta scala guidata da soldati professionisti e non da civili ribelli. Le conseguenze sono drammatiche: vengono emanati ordini di fucilare immediatamente come spie di tutti i civili sorpresi con le armi in mano, anche se si tratta di donne o ragazzi di quindici o sedici anni. La psicosi si alimenta ulteriormente ed entro la fine del 1945 gli americani catturano circa 100mila civili tedeschi segregandoli nei campi di prigionia come misura di sicurezza per prevenire le attività dei potenziali lupi mannari. Gli inglesi, come i russi, organizzano rappresaglie quando si sospetta che la causa della morte di soldati britannici sia opera dei lupi mannari. Gli storici valutano che le rappresaglie e le esecuzioni sommarie da parte degli alleati abbiano provocato la morte di un numero che va dai tre ai 5mila tedeschi.

Nella Germania dell’Est la situazione è peggiore: i sovietici considerano tutti i membri della Hitlerjugend come potenziali lupi mannari e più di 10mila di loro sono inviati in campi di prigionia, centinaia sono fucilati senza processo, e in almeno un caso la repressione si trasforma in un eccidio, quando l’intera città di Demmin è data alle fiamme, provocando centinaia di suicidi tra la popolazione. In Germania Orientale rappresaglie, punizioni collettive e coprifuoco sono ancora una realtà alla fine del 1948.

Nel mese di maggio 1945 il Reich capitola davanti all’offensiva degli alleati. Il 3 maggio il generale Hasso von Manteuffel, comandante della III Armata Panzer e il generale Kurt von Tippelkirch, comandante della XXI armata, si arrendono agli americani. il 7 maggio il perimetro della testa di ponte della XII Armata inizia a crollare. Walther Wenck, il più giovane generale tedesco, attraversa l’Elba sotto il fuoco delle armi leggere e si arrende al tenente generale William Hood “Bill” Simpson, della Nona Armata. La II Armata di Dietrich von Saucken si arrende ai sovietici il 9 maggio. La guerra sembra essere ormai finita, ma non per i giovani Werwolf. Il giorno successivo alla resa della Germania, con un attacco simbolico contro il Reichstag occupato, i lupi mannari aggrediscono ed uccidono 45 soldati sovietici che si trovano sia all’esterno che all’interno dell’edificio, raggiungono la cupola e vi issano la bandiera con la svastica al posto di quella sovietica. Quando si ritirano dal Reichstag si spostano velocemente in tutta la città, muovendosi tra le rovine. Utilizzando tecniche mordi e fuggi liberano prigionieri di guerra e donne che stanno per essere violentate dai russi, colpiscono le truppe sovietiche ogni volta che le incontrano scompaiono nei tunnel, tanto che i russi ricordano questi eventi come “la seconda battaglia di Berlino”.

A nord di Amburgo un gruppo Werwolf ed i loro comandanti SS rifiutano di arrendersi alla XI Divisione corazzata britannica, continuando a combattere anche dopo l’appello alla resa dell’ammiraglio Karl Doenitz del 1° maggio 1945. Spesso continuano a combattere perché non hanno più contatti con i loro comandi, tanto che il 5 maggio Doenitz lancia un appello da Radio Copenhagen, Praga e Flensburg: “Il fatto che al momento sia in atto un armistizio significa che devo chiedere ad ogni tedesco, uomo o donna, di cessare ogni attività illegale nell’organizzazione Werwolf o altre dello stesso tipo nei territori occupati perché queste causerebbero solo danni al nostro popolo”.

Alcuni reparti, tuttavia, continuano le operazioni. Con il passare del tempo la scarsità di munizioni e di rifugi sicuri porta all’estinzione naturale della resistenza. L’ultimo reparto operativo del Werwolf è stato probabilmente lo Schutzkorps Alpenland (SKA) nelle alpi austriache formato da unità Werwolf e Jagdkommando. Il reparto viene ufficialmente sciolto da Skorzeny dopo la sua cattura, il 16 maggio 1945. Tuttavia, alcuni gruppi di guerriglieri dello SKA continuarono le operazioni nel Tirolo austriaco fino al giugno 1945.

Probabilmente la strategia del progetto non era vincere la guerra con operazioni di guerriglia, ma semplicemente ritardare la caduta del Terzo Reich per poter trovare una soluzione politica favorevole alla Germania. In ultima analisi, l’idea di Himmler di un esercito dietro le linee alleate non si concretizza. Il piano fallisce a causa sia della confusione burocratica sulla provenienza degli ordini, sia della carenza di armi, munizioni e carburanti.

L’operazione Lupo Mannaro è arrivata troppo tardi.

Il Werwolf, catturando l’immaginazione popolare, ha un effetto psicologico sugli irriducibili nazisti, ma non riesce ad avere il pieno sostegno della popolazione tedesca, ormai sfiduciata dopo sette anni di guerra. L’efficace propaganda di Goebbels fa invece crescere la paranoia di alleati e sovietici, attribuendo a qualsiasi atto di resistenza alla organizzazione dei lupi mannari e punendo duramente qualsiasi tedesco sospettato di farne parte, provocando altre inutili vittime a guerra già finita. Werwolf, in ultima analisi, fu un completo fallimento.

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