Strage di Bologna, bomba esplosa in anticipo?/ Trovato interruttore “forse difettoso”

- Niccolò Magnani

Strage alla stazione di Bologna, possibile svolta: bomba è esplosa in anticipo? Trovato l’interruttore “forse era difettoso”: Mambro-Fioravanti “noi innocenti”

Strage alla stazione di Bologna
Strage alla Stazione di Bologna (LaPresse, 2019)

Emergono novità importanti in merito alla terribile Strage di Bologna, la bomba esplosa quel maledetto 2 agosto 1980 all’interno della stazione centrale del capoluogo emiliano: «la conferma sulla composizione dell’esplosivo, l’eventualità di un’esplosione accidentale e il ritrovamento, tra le macerie, di quello che, forse, è l’interruttore che ha provocato la Strage. Queste sono gli elementi di estrema novità presentati dalla perizia chimico-esplosivistica disposta all’interno del processo a Gilberto Cavallini, l’ex Nar accusato a 39 anni di distanza di concorso nell’attentato e depositata, dopo varie proroghe, dagli esperti Danilo Coppe e Adolfo Gregori, incaricati dalla Corte di assise. L’Ansa riporta come nei fari studi effettuati dai Ris di Roma sono stati integrati reperti rinvenuti su un cartellone affisso nella sala d’aspetto, su alcuni oggetti consegnati dai parenti delle vittime, «su parti di terriccio conservate dall’epoca e, soprattutto, nelle macerie rimaste per anni esposti alle intemperie ai Prati di Caprara, una vecchia caserma nella periferia». Non solo, dall’analisi della perizia emerge un dettaglio importantissimo qualora fosse confermato: «Non si esclude, in via ipotetica, che l’interruttore di trasporto fosse difettoso o danneggiato tanto da determinare un’esplosione prematura-accidentale dell’ordigno». Secondo l’avvocato di Cavallini, «Nessuno prima aveva detto con questo coraggio che l’esplosione potrebbe essere stata anche fortuita»: un errore, un malfunzionamento che potrebbe aver cambiato e non poco i resoconti e la verità che ancora oggi sfugge dietro la Strage di Bologna.

STRAGE STAZIONE DI BOLOGNA: MAMBRO-FIORAVANTI, “PASSO VERSO VERITÀ”

Le novità che emergono nel processo sulla Strage alla Stazione di Bologna ribaltano di fatto quanto sostenuto finora nei procedimenti contro Mambro, Fioravanti e Ciavardini in merito all’esplosivo caricato e utilizzato per compiere l’ignobile massacro. «C’erano due uomini di Carlos a Bologna. Quel 2 agosto c’erano tutti, tranne noi. Noi siamo innocenti. Non c’entriamo niente, la nostra storia non è mettere bombe contro persone innocenti, è quella di ragazzi che dovevano difendersi, avevamo 20 anni. Da qui a farci passare come bombaroli ce ne passa. Bisognerebbe ci fosse un giudice a Berlino e non si dimentichi che siamo stati assolti dalla giuria popolare in Corte d’Assise di Bologna», spiega all’Adnkronos Francesca Mambro, che poi continua «ci sono conferme trovate da Digos e organi giudiziari: non è bastato perché dovevamo essere condannati. Non c’era possibilità, doveva essere la strage fascista. Ci stanno accollando cose che non abbiamo fatto. Anche Carlos ha sempre sostenuto che siamo innocenti, addossando la responsabilità dell’esplosione ad agenti Usa e Israele, più volte ha chiesto di essere sentito perché sosteneva noi fossimo estranei alla strage». Secondo Valerio Fioravanti, anch’egli sentito dall’Adnkronos, il giudizio è simile «A me ciò che sembra più rilevante non è tanto che abbiano trovato l’interruttore. È rilevante che i periti, dopo aver studiato tutto ciò che c’era da studiare, sostengono che non c’erano gli estremi per cui un cadavere potesse scomparire dal luogo di una esplosione». Un “passo in avanti verso la verità”: Mambro e Fioravanti ne sono convinti e da ieri, forse, anche i giudici..



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