STRAGE DI MORMONI/ Bambini bruciati dai narcos, la pietà deve prevalere sui “muri”

- Riro Maniscalco

Al confine con gli Usa uccise dai narcos 9 persone, donne e bambini. Tutti Mormoni. Una setta che suscita ostilità. A partire dalla pratica della poligamia

Confine Messico-Usa
Confine Messico-Usa (LaPresse)
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NEW YORK — Sonora desert, cactus e poco più al confine tra Messico e Stati Uniti. Nove persone uccise, bruciate in una terra bruciata dove le morti non si contano perché le vite non contano. Si entra in Messico e Dio solo sa cosa ti può succedere tra narcos e chissà quanti gruppi di criminali.

Purtroppo nella sua tragicità questa è una di quelle storie che rinfocolano in tanti la “voglia di muro”: facciamolo, e facciamolo bello alto perché questo è ciò che accade al di là del confine. Tre donne, quattro bambini e due neonati sono stati giustiziati senza apparente motivo. Altri sette bambini sono rimasti feriti, e si spera che se la cavino. Da quel che si capisce, una colonna di tre auto è finita sotto il fuoco spietato di misteriosi assassini che non hanno dato scampo a nessuno.

Perché attaccare una colonna di donne e bambini? Forse per un errore di identità. Ma la cosa che ha colpito di più è che le vittime erano tutti membri della Church of Jesus Christ of Latter-Day Saints, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, cioè quelli che noi comunemente chiamiamo “Mormoni”.

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Come tante sette religiose i Mormoni hanno sia subìto che esercitato violenza, soprattutto nel corso del XIX secolo, agli inizi della loro costituzione. Ma nel nostro mondo occidentale i tempi della persecuzione religiosa armata sono stati superati da altre forme di persecuzione “non violenta” e veramente non sembrerebbe esserci ragionevole giustificazione per un atto così crudele nei confronti di creature indifese come quello avvenuto ieri.

È vero che nessuno ha mai capito né tantomeno amato i Mormoni eccetto i Mormoni stessi. Abbastanza per dei criminali messicani per volersene liberare?

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Le “stranezze” dei Mormoni mi sono sempre sembrate tante e pesanti, da come la storia è iniziata agli anni da trascorrere obbligatoriamente in giro per il mondo annunciando la propria fede, a quello che si può e non si può fare nella vita quotidiana, come la proibizione di bere alcolici, ma anche caffè e tè. Storicamente però, senza ombra di dubbio, è sempre stata la poligamia a rappresentare il fattore eticamente e socialmente più inquietante del “lifestyle” Mormone. La poligamia è quel che più di ogni altra cosa ha suscitato ostilità e repulsione nei loro confronti. Ha suscitato e suscita, perché per quanto ufficialmente bandita, è ancora praticata da frange ai margini della chiesa ufficiale, come pare anche le povere vittime del Sonora desert.

Poligamia… se pensate che Joseph Smith, il fondatore, l’uomo che dopo aver rinvenuto e tradotto il libro d’oro della verità rivelata (The Book of Mormon) sotto la guida dell’Angelo Moroni cominciò ad annunciare questa nuova fede iniziando un lungo pellegrinaggio per sfuggire a persecuzioni varie da New York State all’Ohio, dal Missouri all’Illinois, di mogli ne ebbe 27… Per non dire di Brigham Young, il successore di Smith, l’uomo che condusse i suoi fedeli fino allo Utah, dando loro una casa definitiva, una terra da cui non dover più fuggire: Young di mogli ne ebbe 55…

Eppure nonostante tutto ciò, nella sua innegabile stranezza, la Chiesa dei Santi degli Ultimi Giorni continua a crescere. C’è chi se ne va, ma la maggior parte resta e prolifera.

Oggi se ne sono andate delle vite innocenti. Chissà perché. Sappiamo solo che il Padre Eterno dà e prende. E solo Lui sa quando e come.

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