SUD & RIPRESA/ Zes, una nuova occasione da sbloccare con il nuovo Governo

- Ciro Acampora

La nascita del nuovo Governo può essere un’occasione per procedere a una riforma delle Zes, oggi ancora poco attrattive per le imprese

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Varo di una nave alla Fincantieri di Castellammare (Lapresse)

Nel dibattito che ha portato alla formazione del Governo c’è stato chi ha “reclamato” che la presenza di pochi ministri del Sud “renderebbe” debole la causa meridionale. È importante, invece, che ci sia il ministero per il Sud e ciò sposta l’attenzione sul vero tema: quali sono i progetti? Il Presidente della Campania De Luca, a ottobre, aveva proposto ai Governatori del Sud un tavolo di confronto che potesse elaborare proposte. È giunto il momento di dimostrare che l’iniziativa sia un reale momento programmatico e non solo una presa di posizione contro l’attivismo di Zaia. Il piano Next Generation Eu è l’occasione perché le elaborazioni del Nord e del Sud trovino una sintesi per il bene dell’intero Paese.

Quella sulla presenza di pochi ministri del Sud non è stata la sola polemica che ha accompagnato la formazione del Governo. La mano invisibile ha messo a posto le cose: il ministro del Sud è donna ed è meridionale. Una buona premessa! Toccherà al Premier, anch’egli di origini meridionali, raccogliere e fare la sintesi delle idee per il Sud. Il Nord, con ogni probabilità, dovrà prendere atto che l’introduzione della moneta unica non ha favorito la sua industria. Il Sud invece dovrà affrontare il tema dell’offerta formativa. Va ripensata quella finanziata dalle Regioni. Andrebbe promossa la formazione da fare in collaborazione con i distretti industriali del Nord e del Sud affinché sia finalizzata a formare quelle figure utili alle aziende e alla Pa che possano essere per questo velocemente assorbite. Questo non significa che si debba alimentare la fuga del capitale umano dal Sud che si spopola al Nord perché “capace” di impiegarlo. Nei prossimi anni, dunque, il tema dei Giovani del Sud è centrale al pari del salto infrastrutturale che possa consentire all’industria, anche quella del Nord, di diffondersi sull’intero territorio nazionale.

Le organizzazioni imprenditoriali locali dovranno proporre interventi capaci di supportare chi investe superando la logica degli aiuti a pioggia. In questi giorni è stato posto al centro del dibattito la necessità di riorganizzare alcune filiere industriali che negli anni si sono trasferite all’estero. Per l’Italia è divenuto centrale capire il perché si siano trasferite all’estero. Il nuovo esecutivo ha affrontato con immediatezza il tema della produzione in autonomia, pur rimanendo saldamente europei, dei vaccini. Sul Sole 24 Ore è apparsa una intervista al responsabile del comparto della caldereria, dott. Tosto dell’Aipe, che ha le capacità per costruire i bioreattori utili a produrre i vaccini. Dall’intervista rilasciata si apprende che potrebbero bastare 45 giorni per realizzare, attraverso di tutta la filiera, un bioreattore. Questo non significa che avremo i vaccini subito. L’aspetto rilevante dell’intervista risiede, invece, nel risalto dato ai tempi che ci vogliono perché si abbia poi la successiva validazione dell’impianto. Secondo quanto si apprende “gli organismi deputati, a rilasciare le certificazioni necessari ci impiegano anche anni per dare il nulla osta” e conclude: “Ecco perché i leader mondiali della produzione si trovano in Svizzera, Cina, India, Stati Uniti e Francia, non in Italia”.

Le aziende dell’Aipe sono pronte a fare la loro parte ora tocca al nodo burocratico dimostrare consapevolezza e maturità favorendo la nostra autosufficienza ed essere di ausilio ad altri. L’auspicio è che il modello invocato dall’Aipe diventi la normalità. La Ministra Carfagna dovrebbe a questo punto cogliere il messaggio per iniziare a lavorare sulla riforma delle Zes. Quella oggi disegnata dall’ultima Legge di bilancio difficilmente produrrà sviluppo. La norma al momento prevede una riduzione del 50% dell’aliquota applicabile alla tassazione del reddito, per un periodo di sette anni, ma è prevista la revoca delle agevolazioni per le aziende che non preserveranno per almeno dieci anni l’occupazione.

Un periodo così lungo di osservazione, comunque necessaria, in mancanza di un’adeguata regolamentazione esalta una rigidità ideologica di contrapposizione alle imprese. Non va dimenticato, infatti, che l’impresa per svolgere la funzione economica e sociale che la caratterizza deve poter dare adeguata risposta ai portatori dei diversi interessi che in essa convergono: soci di capitale, lavoratori, finanziatori, clienti, fornitori, erario e collettività nel suo complesso. Nelle prossime settimane, dunque, occorrerà correggere alcune rigidità presenti in queste norme. 

In Italia ci sono realtà industriali alle quali, per burocrazia, manca da anni un collegamento alla rete del gas. Sarebbe bello, dunque, che il ministero del Sud proponga una riforma delle modalità di svolgimento delle conferenze dei servizi al Sud in modo da rendere agevole e attrattivo per le aziende insediarsi nel Mezzogiorno. Sarebbe bello pensare a una versione specifica per il Sud dell’art. 26 del Decreto rilancio. Andiamo oltre i quattro milioni di pass vaccinali annunciati per la Campania se poi da qualche giorno si è interrotta la vaccinazione domiciliare degli ultra ottantenni o ancora manca una previsione per coloro che sono più a rischio.

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